Nella parte più orientale del Delta del Nilo il limo stratificato dell’antica città di Pelusio ha restituito un edificio unico nel suo genere. Dopo sei anni di pazienti indagini nel sito di Tell el-Farma, gli esperti di una missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità hanno riportato alla luce i resti di una struttura religiosa dedicata alla divinità locale di Pelusio. La scoperta è di grande interesse, in quanto non solo è capace di cambiare il modo in cui leggiamo il passato di questa città riscrivendone il ruolo nel mondo antico, ma sottolinea anche l’importanza strategica e culturale del Sinai settentrionale.

All’inizio sembrava poco più di una struttura circolare in mattoni rossi, forse un edificio civile, probabilmente una sede del consiglio cittadino o del senato, ma, stagione dopo stagione, il quadro si è trasformato. Quella che appariva come una sala pubblica si è rivelata invece un luogo profondamente simbolico, dedicato a una divinità locale legata all’acqua e alla fertilità: Pelusio, un dio eponimo menzionato solo in un’iscrizione che cita un suo possibile culto.

Il sito indagato si distingue per un design architettonico unico rappresentato da una grande e complessa installazione che ha lasciato tutti sorpresi: una vasca circolare di circa 35 metri di diametro collegata direttamente all’antico ramo pelusiano del Nilo (ora scomparso) che bagnava e collegava la zona. Riempita di acqua carica di limo, la struttura evocava sia il potere generativo del fiume – sacro per gli antichi Egizi – che il significato stesso del nome “Pelusio”. Di origine greca, la parola pelos significa “fango”, da cui prendono il nome sia la divinità che la città e il ramo del Nilo. Tutt’intorno, un sofisticato sistema di canali circondava la struttura, mentre i molteplici ingressi a est, sud e ovest erano stati progettati per il drenaggio. Il lato settentrionale, purtroppo, ha subito danni significativi. Sono stati identificati anche diversi serbatoi per la raccolta dell’acqua, mentre al centro una base quadrata lascia immaginare la presenza di una statua imponente, fulcro del culto. Si tratta di un impianto che suggerisce la pratica di rituali articolati; quindi non solo un tempio, ma anche una grande e complessa installazione architettonica.

La composizione fonde elementi della tradizione egizia con stili di influenza ellenistica e romana, offrendo nell’insieme un unicum architettonico nelle Due Terre e un raro esempio di interazione e dialogo culturale tra l’Egitto e il più ampio mondo mediterraneo. E’ la prova tangibile che Pelusio fosse un crocevia di idee, credenze e tradizioni, un punto di contatto tra mondi diversi. Il team di ricerca ha condotto approfonditi studi sul campo, affiancati da analisi comparative con modelli architettonici simili di epoca ellenistica e romana al di fuori dell’Egitto.
Gli strati archeologici raccontano una lunga storia di utilizzo, dal II secolo a.C. fino al VI secolo d.C., segno di una continuità interrotta solo da lievi modifiche stilistiche apportate nel tempo. Questo dettaglio rafforza l’idea di un luogo centrale nella vita religiosa e sociale della città.


Anche l’interpretazione dell’edificio è frutto di un percorso condiviso. Il confronto con studiosi internazionali, tra cui Jean-Yves Carrez-Maratray dell’Università della Sorbona, ha portato a rivedere le ipotesi iniziali: non un edificio politico, ma uno spazio sacro in cui l’acqua aveva un ruolo essenziale nei rituali.
Conosciuta per la sua posizione privilegiata lungo i collegamenti con l’Asia, per il culto della dea Bastet e di Zeus Kasios in epoca ellenistica, la città di Pelusio ospitava templi dedicati a divinità siriaco-egizie e l’iscrizione sopra menzionata che avrebbe attestato un possibile culto del dio eponimo, Pelusios. Oggi, questa scoperta non aggiunge soltanto un tassello alla storia della città: ne ridisegna completamente il profilo. Da avamposto strategico a centro religioso dinamico, la città emerge come un nodo fondamentale nella circolazione di idee e pratiche nel mondo antico. E mentre gli scavi continuano, è chiaro che sotto la sabbia del Sinai e del Delta restano ancora molte storie pronte a riemergere.

Source: MoTA















