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Tesori nascosti dalla tomba di Tutankhamon: le lamine d’oro

Al Museo Egizio del Cairo sono esposte per la prima volta le lamine d'oro scoperte da Howard Carter nella tomba di Tutankhamon nel 1922. L’esposizione, intitolata "Tutankhamun's Unseen Treasures: the Golden Flakes", mostra 55 piccole placche in oro che, montate su cuoio, nell’antichità decoravano i carri da guerra, i finimenti dei cavalli e le guaine delle armi appartenute al giovane faraone della XVIII dinastia, i cui motivi decorativi indicano importanti collegamenti tra il Levante e l'Egitto faraonico. Le placche sono ora visibili grazie ad una cooperazione in atto tra il Ministero delle Antichità e l'Istituto Archeologico Tedesco del Cairo.

La “Signora delle ninfee” pronta per andare in mostra a Jesolo

La “Signora delle Ninfee del Museo egizio di Asti è pronta per andare a Jesolo in occasione della grande mostra “Egitto, Dei, Faroni, Uomini”....

La conversione al cristianesimo della Nubia e l’iscrizione di Silko

Teodosio I era salito al trono patriarcale di Alessandria il 10 febbraio 535, grazie agli aiuti di cui godeva in seno all’apparato imperiale. Eletto da una minoranza, imposto e mantenuto sul trono dal governo, egli era molto impopolare in città. Ma nel 536 il vento cambiò direzione. In quell’anno, infatti, l’imperatore Giustiniano (527565), che operava per giungere all’uniformità religiosa nell’impero (rotta dall’insanabile e perdurante divisione tra quanti a Calcedonia, nel 451, avevano accettato le decisioni conciliari sulle “due nature” e l’unica persona di Cristo e quanti invece le avevano respinte, e con essi la maggioranza assoluta degli egiziani), ritenne che ormai l’appoggio garantito a Teodosio non avesse più ragione d’essere se non nel caso di un’abiura del Credo anticalcedonita da parte del patriarca. Credendo di potergli perciò estorcere facilmente almeno una formale adesione a Calcedonia (secondo la Storia dei Patriarchi, in cambio della sua adesione all’ortodossia imperiale l’imperatore gli avrebbe offerto poteri eccezionali, promettendogli di unire il potere temporale a quello religioso, di essere cioè contemporaneamente sia augustale sia patriarca), Giustiniano lo convocò a Costantinopoli (novembre-dicembre 536).

Il pyramidion di Ankhesenpepi II era probabilmente il secondo obelisco del...

Il ritrovamento di un nuovo blocco di granito nei pressi del pyramidion individuato pochi giorni fa a Saqqara dalla missione archeologica franco-svizzera diretta dal professor Philippe Collombert dell’Università di Ginevra mette in discussione l’identificazione del blocco riconosciuto come la sommità della piramide satellite di Ankhesenpepi II e solleva molte domande.

Effettuata TAC alla testa di una mummia conservata nel Museo archeologico...

Una testa di mummia, appartenente ad un giovane dell’Antico Egitto, è stata recentemente analizzata tramite Tomografia Computerizzata presso l’Ospedale San Matteo di Pavia oltre l’orario...

Tiglath Pileser I. Annali

Gli Annali di Tiglath-Pileser I, fondatore del primo e vero impero assiro, contengono la narrazione degli eventi militari del regno, fino all’anno IV-V; essi furono scritti su quattro prismi ottogonali uguali, sepolti poi ai quattro angoli del grande tempio di Adad ad Assur. Tiglath-Pileser I è anche il primo fondatore di una biblioteca di cui conosciamo il nome. Tra le rovine del tempio di Assur nella città di Assur, gli archeologi hanno trovato numerose tavolette, parte di una biblioteca che risulta essere stata messa insieme durante il regno di Tiglath-pileser I, forse quando era ancora principe ereditario.Ad essa possono essere attribuite, con un buon grado di certezza, circa cento opere. La collezione è stata continuata da Tukultī-Ninurta II (890-884 a.C.), anche se i dati archeologici di cui disponiamo al riguardo sono limitati.