sabato, 19 Ottobre, 2019

Egitto: scoperta nella baia di Abukir la leggendaria imbarcazione di cui...

La meticolosa descrizione lasciataci da Erodoto di Alicarnasso nelle sue Storie in merito alle imbarcazioni con “costole interne” che solcavano le acque del Nilo non poteva essere frutto della sua fantasia, come sostenuto per secoli. Ora, a distanza di 2469 anni, la prova archeologia che queste imbarcazioni sono realmente esistite è arrivata proprio dalla città sommersa di Thonis-Heracleion - principale porto dell’antico Egitto sul Mediterraneo - con il ritrovamento di una “baris” in ottimo stato di conservazione, il cui schema costruttivo ci riporta a quanto ci ha tramandato lo storico greco.

LE LACRIME DI RA – L’apicoltura e l’importanza delle api nell’antico...

"Il dio Ra pianse, le lacrime scese dai suoi occhi caddero a terra e si trasformarono in api. Le api fecero il loro alveare e si operarono con i fiori di ogni pianta per produrre miele e cera. Così anche il miele e la cera d’api fuoriuscirono dalle lacrime di Ra". Questa iscrizione proveniente da un antico papiro egiziano (Salt 825) ci racconta di come gli Egizi credevano che le lacrime generate dal pianto del dio sole Ra si trasformassero in api mentre colpivano la terra e di come il miele e la cera erano stati quindi associati alle lacrime del dio. Le api, per ciò, erano considerate sacre, un dono di Ra in persona, il quale aveva conferito loro un aspetto prezioso non solo per come queste contribuivano con la loro produzione all’economia e al benessere della società egizia, ma anche perché erano teologicamente importanti. Proprio per questo motivo il miele era utilizzato anche nei rituali di morte, perché, oltre che conferire al defunto un incarnato dorato come d’oro era la pelle degli dei, si riteneva che fosse realmente sacro.

Cleopatra morì per il morso di un aspide?

Il 12 agosto del 30 a.C., all’età di 39 anni, moriva Cleopatra Tea Filopatore, la regina egizia meglio conosciuta con il semplice nome di Cleopatra. Ultima sovrana del periodo tolemaico, con la sua morte l’Egitto vedrà definitivamente la fine del periodo ellenistico e diverrà una provincia romana. Amante di due dei più potenti uomini del suo tempo, seduttrice e dotata di grande carisma e abilità diplomatiche, Cleopatra VII fu una dei nemici più temuti di Roma. Amata dal suo popolo - fu l’unico sovrano della dinastia tolemaica ad aver imparato la lingua locale - preferì il suicidio alla fine ingloriosa che Roma le avrebbe preservato. E’ proprio la morte della famosa regina che ha reso ancora più affascinante e suggestiva la sua vita già ricca di colpi di scena: piuttosto che sfilare per le strade di Roma come un trofeo di guerra e vedere il suo regno sottomesso si tolse la vita inscenando una morte, a dir poco, teatrale. Ma come morì realmente Cleopatra VII?

Una ricetta di Ippocrate in un manoscritto di 1500 anni fa...

Ai piedi del monte Sinai sorge il monastero di Santa Caterina, uno dei più antichi monasteri cristiani del mondo. Durante i recenti lavori di restauro e documentazione eseguiti all'interno della sua biblioteca è stato riscoperto un manoscritto di 1.500 anni fa che contiene un'antica ricetta medica formulata dal famoso medico greco Ippocrate.

L’Epopea di Gilgamesh

L'Epopea di Gilgamesh. Si tratta della più ampia e complessa tra le opere letterarie tramandateci dagli Assiri-Babilonesi. Composta in origine da circa tremila versi (quelli conservati sono poco più di duemila), essa supera di molto l’altra grande composizione giuntaci, l’Enuma Elish, che conta solo un migliaio di versi. È concordemente ritenuta dagli studiosi la prima vera epopea dell’umanità. Secondo il parere del grande assiriologo Giovanni Pettinato, essa è “paragonabile per ampiezza di respiro, per forte drammaticità e profonda maturità, alle grandi composizioni divenute patrimonio di tutte le genti, quali l’Iliade e l’Odissea di Omero, la Divina Commedia di Dante e il Faust di Goethe”.

L’insegnamento di Onkhsheshonqy

Questo testo è conservato dal papiro demotico del British Museum n° 10508, della tarda età tolemaica. La redazione originaria risale però al V-IV secolo a.C. Vi si distinguono due parti: la prima, che introduce le istruzioni di saggezza, ha forma narrativa e non manca di inquadramento storico. Le prime cinque pagine, infatti, ci raccontano la storia di Onkhsheshonqy, che fu imprigionato per aver udito di un complotto contro il Faraone e non averlo riferito. La seconda parte, pp. 6-28, comprende le istruzioni, scritte in versi di diversa lunghezza, in uno stile assai ricercato, che impiega il parallelismo dei membri e un ampio vocabolario. Esse sono divise in capitoli, secondo le prime parole di ogni massima.
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