Un gioiello a Pompei. La domus di Marco Lucrezio Frontone

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Tra le numerose domus di Pompei, da sempre, una in particolare ha destato la mia attenzione: la casa di Marco Lucrezio Frontone. Per chi visita la città antica, sembrerà non poco semplice riuscire ad individuarla tra le articolate vie secondarie, in quanto nascosta in un vicolo perpendicolare alla più nota via di Nola nella Regio V, 4, ma una volta scorta, la sorpresa sarà davvero grande. L’apparenza potrebbe ingannare, la facciata risulta abbastanza semplice e modesta, ma è varcando la soglia che il curioso turista si troverà davanti una delle più raffinate case ad atrio di Pompei, il cui impianto originario risale al II secolo a.C. ma che a partire dalla fine del I secolo a.C. – inizio I secolo d.C., fu abitata da una delle famiglie più in vista della città con a capo Marco Lucrezio Frontone.

Le iscrizioni elettorali rinvenute sul prospetto dell’abitazione durante gli scavi hanno permesso di individuarne il proprietario che aveva intrapreso una brillante carriera politica riuscendo a candidarsi alle più importanti cariche pubbliche. Seppur le dimensioni dell’abitazione risultino modeste, solo 460 mq, la domus al suo interno vanta un apparato decorativo di tutto rispetto, attribuibile al III stile finale, ricco di rimandi culturali ben precisi e degni del notevole status sociale del proprietario. Appena entrati, vi sono il tablinio e l’atrio con vasca in marmo dell’impluvio bordata da mosaici e con pavimento con scaglie di marmi colorati che caratterizzano la ricchezza della casa, ma è approfondendo la visita che si potrà apprezzare ancora di più l’abitazione.

Venere e Marte. Foto di Alessandra Randazzo

Ben visibile sul lato orientale è il cartibulum marmoreo con zampe leonine che serviva come espositore della suppellettile più pregiata della casa, inoltre la visione è arricchita, nel vicino tablinio, da una parete interamente decorata con affreschi su fondo nero nelle cui zone laterali vi sono inseriti quadretti con scene marittime sostenute da candelabri dipinti, mentre nella parte centrale vi è l’affresco più importante con il trionfo di Bacco e Arianna (lato destro) e Venere e Marte (lato sinistro) in cui il dio è raffigurato mollemente chino su Venere mentre le accarezza seducente un seno al cospetto di Cupido.

Narciso

Accanto al tablinio, si apre un cubicolo sulle cui pareti affrescate con un intenso giallo ocra vi sono degli amorini che fanno da cornice a delle scene moraleggianti: Narciso intento a specchiarsi e ad ammirarsi nell’acqua e Perona che allatta in prigione il vecchio padre Micone salvandolo così dalla morte. La raffigurazione di amore per il padre è ulteriormente esaltata anche da alcuni versi in distici elegiaci che recitano: “triste pudore fuso con pietà”. Ai lati dell’ingresso del cubicolo, inoltre, a completare la decorazione, vi sono anche due medaglioni raffiguranti dei fanciulli, un maschio e una femmina, forse i figli di Marco Lucrezio Frontone a cui probabilmente erano rivolti gli insegnamenti morali. Sul lato sud dell’atrio si apre un altro cubicolo, questa volta forse di proprietà della domina, in quanto caratterizzato da un’atmosfera tipicamente femminile; sul quadro della parete destra Arianna porge a Teseo il filo che gli consentirà di uscire dal labirinto visibile sullo sfondo, mentre sul lato opposto è raffigurata una scena di toelette di Venere che seduta seminuda davanti ad uno specchio si fa acconciare i capelli.

Nella sala triclinare si conserva un’altra famosa pittura raffigurante l’uccisione di Neottolemo per mano di Oreste davanti al tempio di Apollo a Delfi. La parte posteriore della domus è poi occupata da ambienti secondari come la cucina e la latrina dal viridario e da un portico con tre colonne su cui si affacciano diversi ambienti di soggiorno tra cui il triclinio sulla cui parete sinistra si riconosce Dioniso appoggiato al Sileno con la lira. Nella domus sono stati ritrovati anche cinque scheletri di adulti e tre di bambini schiacciati dal crollo del tetto durante l’eruzione del 79 d.C.

Animali nel giardino

All’esterno è presente anche uno splendido giardino in cui su una parete di fondo è visibile uno splendido affresco con scena di paradeisos in cui si snodano scene di caccia alle belve feroci (leoni, pantere, orsi) e animali domestici (tori, buoi, cavalli). Questi affreschi, in questo lato della casa, si riconducono al IV stile, probabilmente furono eseguiti dopo il terremoto del 62 d.C. e in parte ancora in corso di ristrutturazione quando avvenne l’eruzione, come dimostra il ritrovamento di un’anfora, in una zona di servizio, con della calce.

GALLERY: 

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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