Un cittadino illustre di Reggio Calabria: il poeta Ibico

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Ibico fu un poeta greco nato nell’antica città di Rhegion intorno al VI secolo a.C. Di famiglia aristocratica, figlio di Fitio, si sarebbe formato alla scuola del famoso poeta siciliano Stesicoro. Questo dato si può accettare a patto di non intenderlo necessariamente nel senso di un rapporto personale tra i due, che non è accertato storicamente, ma in quello dell’impiego di una tecnica poetica che, almeno nella produzione precedente il soggiorno del poeta a Samo, risente in maniera notevole del modello stesicoreo. Sappiamo che si trasferì a Samo e visse alla corte del tiranno Eace, per chi data il suo arrivo sull’isola intorno al 564-540 a.C., oppure, presso la corte del figlio di Policrate, per chi come Eusebio fissa l’arrivo del poeta a Samo intorno al 536-532 a.C. Questo viaggio venne motivato, secondo tradizione, da un suo rifiuto di divenire tiranno di Reggio. Lì incontrò un altro celebre poeta greco, Anacreonte.

Stele di Ibico, By Saverio Autellitano, http://ilsalli.altervista.org (Own work) [CC BY-SA 2.5 it (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/deed.en)], via Wikimedia Commons
Alcuni aneddoti lo ricordano, oltre che come poeta, anche come inventore di strumenti musicali:

« Ma quest’ultimo strumento (la Lira fenicia, o sambuca) Neante di Cizico, nel libro primo dei suoi Annali, dice che fu ideato da Ibico, il famoso poeta di Reggio; così come Anacreonte inventò il ‘barbiton'(strumento dalle molte corde) »

(Ateneo di Naucrati, IV, 175)

Riguardo la sua morte, secondo una nota leggenda, cadde per mano di alcuni ladroni e la sua morte fu vendicata da uno stormo di gru che condussero al ritrovamento dei suoi assassini. Sarebbe stato sepolto a Reggio Calabria.

« Ferito a morte dai ladri nei pressi di Corinto, il poeta in punto di morte vide uno stormo di gru e le pregò di vendicare la sua morte. I ladri nel frattempo giunsero a Corinto e, poco dopo seduti nel teatro, videro le gru sopra le loro teste. Uno di loro, sorpreso, esclamò: “Guardate, i vendicatori di Ibico!”, così la gente capì cosa era successo accusando gli autori del delitto. »

(Plutarco, De garrulitate, XIV)

Per quanto riguarda le sue poesie, ci restano solo pochi frammenti, meno di 100 versi, su temi erotici (encomi), e temi d’amore, soprattutto di esaltazione della bellezza degli efebi. Un suo frammento, conservato su un papiro, permette di leggere il cosiddetto Encomio di Policrate, in cui Ibico elenca alcuni eroi e aneddoti della guerra di Troia che però non racconterà, in quanto interessato ad esaltare la bellezza degli eroi, paragonando ai più belli lo stesso tiranno Policrate. Si trovò indubbiamente a vivere in un ambiente raffinato e gaudente, dove l’amore per il simposio e per i giovani discendeva direttamente dalle particolari tendenze di Policrate e di suo figlio.

Cicerone nelle Tuscolane IV, 71 indicò il reggino Ibico come il poeta più infiammato d’amore di tutti i poeti greci.

‘Solo in primavera crescono le mele cotogne, ed

i melograni, da fiotti innaffiati

nell’inviolato giardino delle vergini Ninfee

ed i gonfi frutti d’uva prosperano tra l’ombra

dei virgulti della vite;

ma non esiste alcuna stagione per me, se

ogni amore giace spento; tutto in fiamme,

simile a Borea tracia in

scintillanti lampi; egli, nella mia fanciullezza

ha scagliato l’amore da Cipride,

verso me, incrollabile; con bruciante

follia ha tenuto il mio cuore sotto crudele dominio’. (601, b)

Al celebre poeta, la città di Reggio Calabria ha dedicato una stele commemorativa.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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