La rinascita di Pompei e il drammatico crollo della Schola Armaturarum

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6 novembre 2010 ore 6.00 del mattino circa. Un boato e un crollo che portarono alla ribalta mondiale il sito archeologico di Pompei. A venire giù la Schola Armaturaraum, sede di una delle maggiori associazioni militari della Pompei antica. Da quel momento, politica e media proiettarono la loro attenzione sullo stato di salute dei beni archeologici italiani innescando una catena di sdegno che fino a quel momento non si era mai vista.

Credits Ansa.it

Che la fortuna di Pompei sia iniziata proprio grazie a quel crollo? Dopo sette anni, sembrerebbe proprio di si. Due anni dopo, nasce il Grande Progetto Pompei, grazie ad una azione del Governo italiano che, attraverso il decreto legge n. 34/2011 (art. 2) ha inteso rafforzare l’efficacia delle azioni e degli interventi di tutela nell’area archeologica di Pompei mediante la elaborazione di un Programma straordinario ed urgente di interventi conservativi, di prevenzione, manutenzione e restauro. Il Grande Progetto Pompei si avvale dell’ Intesa Interistituzionale Legalità e Sicurezza  del 20 Gennaio 2012  tra il Ministro della Coesione, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali,  il Ministro dell’Interno, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed il Presidente dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici per la sicurezza degli appalti,  con la firma del Protocollo di Legalità del 5 aprile 2012.

La Schola Armaturarum alla fine degli scavi (1916) vista dall’angolo di via dell’Abbondanza e Vicolo di Ifigenia (Archivio fotografico Soprintendenza Pompei)

L’edificio, posto su Via dell’Abbondanza all’angolo con il vicolo di Ifigenia (Regio III, Insula 3, civico 6), fu costruito pochi anni prima dell’eruzione del Vesuvio. La Schola era sede di un’importante associazione militare, all’interno della quale tra riunioni e attività ludiche, i giovani pompeiani si allenavano alla lotta e alle arti gladiatorie. Allo stesso tempo, viste le caratteristiche architettoniche, l’edificio fungeva da deposito per le armi. Scavato fra il 1915 e il 1916 dall’allora Soprintendente di Pompei Vittorio Spiannazola, al suo interno furono ritrovate molte armature adagiate su scaffali in legno. Prima di essere adibita a tale scopo, l’area era occupata da un’abitazione, di cui si possono rintracciare ancora alcuni resti nella parte nord.

Secondo gli studiosi, gli allenamenti si svolgevano nell’ampia sala che sia apriva sulla strada in tutta la sua ampiezza. Calchi di impronte lasciate sulla cenere testimoniano che forse era chiusa da una transenna, mentre una parete mostra ancora gli incassi che contenevano le scaffalature dove venivano riposte le armi, quelle stesse riemerse negli scavi. Dopo la scoperta e i primi restauri, la struttura fu gravemente danneggiata dal bombardamento aereo del settembre 1943 che danneggiò la copertura metallica, il lato occidentale del salone e molti affreschi. Nel dopoguerra, si pensò di ricostruire l’edificio fino alla copertura, con l’inserimento di un pesante solaio in cemento armato, oggetto del crollo del 2010.

Dal 2016, la Schola Armaturarum è stata inserita nei lavori di recupero del GPP il cui progetto prevede la realizzazione di coperture a protezione delle pareti originali, residui che si sono salvati dal bombardamento aereo, e la possibilità di ricostruire in futuro le parti crollate dell’edificio, già non più originali sempre per il disastro del 1943, così da poter dare idealmente forma e volume all’edificio. L’obiettivo finale è quello sicuramente di proteggere in primis le strutture della Schola, per poi pensare alla migliore soluzione di restauro che consentirà così al pubblico di cancellare un episodio spiacevolissimo della storia moderna di Pompei e poter invece continuare a godere, grazie ai lavoro di recupero, di un tassello della storia dell’antica città.

Schola Armaturarum

Il 6 novembre del 2010 crollava la Schola Armaturarum.7 anni dopo Pompei è rinata e, dopo le tante riaperture e le messe in sicurezza degli ultimi anni, è di nuovo sinonimo di bellezza in tutto il mondo.In questo video alcuni momenti di restauro degli affreschi della Schola Armaturarum.

Pubblicato da Pompeii – Parco Archeologico su Lunedì 6 novembre 2017

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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