Giochi d’azzardo. I dadi

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Anche da adulti la passione per il gioco non si perdeva, solo che questo diventava meno innocente e abbastanza pericoloso. Molte volte lo scopo principale non era il semplice divertimento, come accadeva invece tra bambini, ma la vincita di denaro. Giovenale in un suo passo addirittura ammonisce quei genitori che si macchiavano di instillare il vizio del gioco d’azzardo ai figli ancora piccoli: […] Se quel vecchio si appassiona al rovinoso gioco dei dadi, pure suo figlio, che ancora porta al collo la bulla, brandirà le sue armi (i dadi) agitandole in un piccolo bossolo.

Alcuni giochi erano stati inseriti all’interno di una lista nera, perché considerati d’azzardo, e li si proibiva per evitare grosse puntate di denaro, travisandone così il carattere ludico.

  • Capita aut navia, testa o croce
  • Astragali
  • Dadi
  • Morra
  • Parva tabella lapillis
  • Ludus latruncolorum, una sorta di dama che richiedeva l’uso di scacchiera e pedine
  • Duodecim scripta, un gioco che anch’esso richiedeva pedine e scacchiera

Tra i grandi giocatori, anche l’imperatore Augusto che aveva proprio il vizio del gioco. Sappiamo da Svetonio che il primo imperatore giocava spesso e volentieri e aveva anche una grande… fortuna al gioco! Per aver perso durante la guerra in Sicilia da giovane generale, a Roma circolava un epigramma di scherno che diceva: “Poiché, sconfitto per ben due volte, ha perso le navi, per vincere una volta almeno, adesso gioca ai dadi.”

Giocatori di dadi. Affresco romano dall’Osteria della Via di Mercurio a Pompei (VI 10, 1.19, stanza b)

Augusto era davvero un giocatore accanito, quasi ossessionato, giocava persino durante i pasti. Alcune lettere indirizzate a Tiberio ci informano delle numerose partite organizzate durante i banchetti per allietare gli ospiti ma anche della mania dell’imperatore di scommettere su qualsiasi cosa: animali, corse e tanto altro, purchè le puntate fossero altissime e ricche di pathos. Si divertiva a giocare anche con molti giochi da bimbi, come il testa o croce (capita aut navia) o il pari e dispari che si faceva pescando alla cieca un numero di astragali da un contenitore e sfidando l’avversario ad indovinare se il numero del pugnetto preso era par o impar. Il gioco era molto veloce e semplice, appassionava molto e si poteva intascare una bella somma di denaro visto che le possibilità di vincita erano 50 e 50. Anche la famiglia imperiale non lo disdegnava, tanto che in una lettera indirizzata alla figlia Giulia, Augusto scrive:

Ti ho mandato 250 denari, quanti ne ho dato a ciascuno dei miei commensali in modo che, durante la cena, se ne avessero avuto voglia, potessero giocare agli astragali o a pari e dispari.”

Tra i compagni di gioco figurava anche Marco Antonio che, dopo aver sposato Ottavia, la sorella di Augusto, stava a Roma a governare assieme al cognato. Pare che Antonio non fosse molto felice di perdere sempre; Plutarco ci romanza un po’ la storia ma addirittura implica la freddezza tra i due proprio a questo vizio che aveva il futuro Cesare di non far vincere mai nessuno e avere una fortuna sfacciata!

Achille e Aiace giocano a dadi. Musei Vaticani

Dei tanti giochi considerati d’azzardo, sicuramente quello dei dadi è il più famoso e citato. I dadi, in latino tesserae, avevano un’origine antichissima, tanto che se ne parla anche nell’Iliade di Omero. Una celebre raffigurazione pittorica di Exechias, un’anfora che si conserva ai Musei Vaticani, raffigura Achille e Aiace intenti a giocare una partita a dadi. Uno di essi ha appena lanciato i dadi e gli sguardi convergono al centro per vedere il punteggio ottenuto. Nella scena è presente anche una tabula aleatoria che serviva come piano per il gioco e che nell’antica Roma aveva spesso, nel lato opposto, la scacchiera per il gioco dei latrunculi.

 

 

I dadi antichi avevano una forma cubica, come quella attuale; i più comuni erano fatti in osso ma si potevano trovare anche dadi in bronzo, avorio, cristallo e ambra.

Gioco dei dadi. Pompei

Per compiacere i giocatori più accaniti, molte erano anche le tabernae lusoriae, case da gioco, sparse per le città. A Pompei ne conosciamo diverse. Nella Regio VI al numero 28 dell’insula 14 vi era una piccola stanza aperta sulla strada, riconoscibile ai giocatori e non solo, perché sul muro d’ingresso vi era un bossolo per il gioco dei dadi posto in mezzo a due falli, simboli in questo caso di fortuna. Accanto a questa taberna lusoria, al civico 36, vi è una caupona, un’osteria, dove, oltre che mangiare si giocava anche. Il gioco è attestato da una serie di quadretti con scritte dove venivano riportati i motti che si scambiavano i giocatori quando non erano d’accordo sull’esito dei punteggi. “Truffatore è proprio tre! Ho vinto!” e non di rado dalle parole si passava ai fatti con lo scoppio di liti.

dadi truccati, Pompei.

Il gioco però, portava anche al baro. Sempre a Pompei i lapilli ci hanno restituito anche dadi truccati. Si tratta di dadi piuttosto grandi che sul lato opposto a quello del sei avevano un incavo per mettere un pesino di piombo. Il lavoro non è dei più fini, anzi, risulta abbastanza grossolano e non si è sicuri che gli avversari non notassero il non troppo astuto sotterfugio del proprietario. Insomma, un giocatore senza, per dirla alla romana, bona fide!

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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