Archeologia alle pendici dell’Etna: il museo di Adrano

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La cittadina etnea di Adrano è una località ricca di storia, di cui il Castello Normanno (XI secolo) costituisce l’emblema. Fondato dal condottiero normanno Ruggero I, che liberò la città dal dominio arabo nel 1070 circa, fungeva da sede di controllo della valle del fiume Simeto quale via d’accesso al territorio catanese. A tale scopo furono edificate altre due fortezze a Paternò e a Motta Sant’Anastasia, anch’esse costituite dalla medesima struttura: una torre isolata, priva di ulteriori edificazioni fortificate, similare ai francesi ed inglesi donjons tipici dei luoghi d’origine dei Normanni. La torre a pianta rettangolare, di oltre trentatré metri di altezza, venti metri di larghezza e sedici metri di profondità, è costituita dal materiale edilizio più consueto dell’area ossia la pietra lavica. La cinta bastionata fu costruita in seguito, nel Seicento, per incrementare la difesa delle murature angolari e porre l’artiglieria nel terrazzo al di sopra della cinta.

Immagine Tratta Dal Sito www.wikipedia.org

Il castello assume una rilevanza centrale anche in quanto sede del museo archeologico locale. Al suo interno infatti vi è una copiosa raccolta esito di scavi regolari, donazioni e fortuiti recuperi nel territorio circostante e siculo centro-orientale. Il museo venne fondato nel 1902 a seguito dell’interesse storico-archeologico del reverendo Salvatore Petronio Russo, la cui collezione di tipo scientifico e storico-topografico fu distinta in due settori: il primo dedicato ad Adrano con la collezione di utensili lapidei, bronzi greci e romani, vasi etruschi, cumani e greco-siculi; il secondo adibito all’esposizione dei resti archeologici provenienti dalle rovine dell’insediamento di Mendolito. Tuttavia gran parte della raccolta di Petronio Russo andò dispersa alla sua morte, sebbene alcuni esemplari si siano conservati costituendo gli attuali elementi museali più pregiati. Successivamente si tentò di fondare un ulteriore museo presso il Regio Ginnasio del monastero di S. Lucia, tuttavia anche questa collezione fu dispersa durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale. In seguito si ricercarono altre sedi, ma le proposte erano alquanto modeste, sino alla scelta del Castello Normanno per opera dell’Amministrazione comunale. Venne così istituito l’Antiquarium con la collezione di reperti gestita dalla Soprintendenza archeologica di Siracusa e curata dal docente Saro Franco.

Immagine Tratta Dal Sito www.regione.sicilia.it

L’attività di restauro consentì l’ampliamento della sede espositiva per una migliore mostra del patrimonio archeologico, reperito principalmente durante gli scavi promossi dalla Soprintendenza. Nonostante le modifiche apportate al sito, sono ancora visibili alcuni affreschi originari mediante frammenti del XIV secolo. Sono stati poi realizzati numerosi interventi, tra i quali il restauro delle decorazioni lapidee e del paramento murario interno, il rifacimento degli intonaci, l’inserimento di corpi illuminanti e l’allestimento di ventisei vetrine sino a giungere all’assetto definitivo.

Attualmente rappresenta il principale centro di studio delle antiche popolazioni vissute sulle aree pedemontane del versante occidentale etneo. La raccolta include collezioni archeologiche, storico artistiche ed etno-antropologiche. La sezione archeologica ricopre tre piani del castello ed include manufatti millenari, dal Neolitico (6500-3500 a.C.) all’epoca arabo-normanna (XI secolo d.C.). Il pianterreno mostra oggetti risalenti all’età neolitica, alla prima età dei metalli  e del bronzo antico, medio e finale, nonché alla prima età del ferro: utensili ossei e litici di basalto, quarzite ed ossidiana; asce, macine e pestelli di pietra lavica; ceramiche di tipo impresso, con superfici dipinte dello stile di Serra d’Alto o di Diana; in particolar modo ricordiamo i vasi rinvenuti all’interno delle grotte di scorrimento lavico.

Immagine Tratta Dal Sito www.regione.sicilia.it

Il primo piano concerne la Protostoria, l’età arcaica e classica attraverso bronzi, corredi tombali, metalli del VII secolo a.C. e ceramiche di diversa provenienza, alcune delle quali con motivi geometrici e vegetali tipici dello stile di Licodia Eubea. Tra i reperti di questa sezione vanno menzionati un elmo bronzeo calcidese del 500-480 a.C., un’anfora a decorazione geometrica del VI secolo a.C., il busto di una dea del V secolo a.C. e scarabei con geroglifici quale testimonianza della presenza di oggetti egiziani in Sicilia durante l’età arcaica. Il secondo piano include resti di epoca tardo-classica, ellenistica, romana e altresì medievale rinvenuti ad Adranon, città greca fondata nel 400 a.C.: vasi acromi con figure rosse e vernice nera, piccole statue di terracotta, oggetti d’uso comune presso le abitazioni e le necropoli, vetri, monete e vari metalli tra cui incensieri e cucchiai bronzei del VI-VIII d.C.. Sono inoltre presenti un archivio storico, una biblioteca, un settore relativo all’artigianato locale, nonché una pinacoteca riguardante collezioni storiche ed artistiche.

Al di là della consueta visita guidata, all’interno del museo è possibile svolgere varie attività laboratoriali al fine di acquisire sia capacità pratiche sia conoscenze teoriche. Viene talvolta organizzata la caccia al tesoro, assegnando agli allievi il compito di rinvenire oggetti nei vari settori museali per poi scoprirne usi, costumi ed eventi correlati. È un’inusuale e coinvolgente strategia di apprendimento ludico dell’antica cultura materiale, relativa ai monumenti e alle particolarità dei precedenti abitanti del luogo. Inoltre è possibile percepire personalmente alcuni oggetti risalenti a differenti periodi storici per valutarne le tecniche di produzione ed i materiali utilizzati, affinché si colgano i mutamenti tecnologici compiuti dagli antichi. Interessante il percorso tattile per non vedenti basato sul contatto diretto con manufatti appositamente selezionati, unitamente all’ascolto della descrizione da parte di un esperto archeologo. Simili proposte formative variegate si adattano ai differenti livelli scolastici e possono essere prenotate contattando il Parco archeologico di Valle del Simeto. Infine il sito internet ufficiale del museo consente di effettuare una visita virtuale con l’ausilio di immagini per osservare alcuni esemplari, apprendere in maniera semplice le fasi dello scavo e conoscere con procedimenti interattivo-mnemonici i resti presenti al museo mediante apposite sezioni ludiche.

Le originali modalità di acquisizione di nozioni storiche ivi promosse incrementano l’interesse delle nuove generazioni nei riguardi dei beni culturali locali. Ciò acquisisce una maggiore valenza se connessa all’avvenuta riqualificazione di una sede che non sempre ha ricevuto la giusta enfasi ed un’idonea cura. Si configurano in tal modo delle ottime opportunità per la valorizzazione di un’area storicamente densa quale quella etnea.

Giorni e orario di apertura: dal martedì al sabato ore 9:00 – 19:00, domenica e festivi 9:00 – 13:30

Prezzo d’ingresso al Museo di Adrano e all’Area archeologica delle Mura dionigiane: 4 euro (intero), 2 euro (ridotto)

Prenotazione: Sì, per le attività didattiche

Info: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/museoadrano/default.aspx

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Cristina Trimarchi

Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comunicazione, ambedue con votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in Comunicazione estetica e museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Modern Art di New York. Ha frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contemporanee” organizzato dalla Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di Messina giorno 25/07/2007. Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la produzione dei giorni nostri” presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha deciso di studiarle dal punto di vista teorico e pratico.

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