Salento arcaico: mostra alla scoperta del dio Thoth

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A Porto Cesareo, città balneare salentina particolarmente suggestiva, presso l’antica Torre Chianca, è in atto un programma di mostre triennali che coinvolge il Museo MArTA di Taranto, il MIbact, l’Università di Lecce, la regione Puglia ed ulteriori strutture museali tra le quali il Museo Egizio di Torino. La suddetta torre, altresì definita Torre di Santo Stefano, fu eretta nel Cinquecento dagli Spagnoli per la difesa dai Saraceni ed inaugurata a giugno scorso a seguito dei finanziamenti regionali che ne hanno consentito la ristrutturazione e la pubblica fruibilità.

Immagine Tratta Dal Sito www.affaritaliani.it

Attualmente è visitabile la rilevante mostra “Dio Thoth: la scoperta” che concerne la statuetta del VI secolo a.C. raffigurante la celebre divinità egizia sotto le sembianze di un babbuino cinocefalo, sebbene solitamente venisse rappresentata dall’ibis, volatile che sorvola le sponde del Nilo. La scultorea scimmia dalla testa di cane presenta decorazioni minuziose, incisioni calligrafiche atte a indicare la peluria ed il mantello. Originariamente sul capo era presumibilmente presente il simbolo divino con disco e crescente lunare.

Dio della Luna, della sapienza, della scrittura, della magia, della misura del tempo, della matematica e della geometria, era particolarmente adorato nella religione dell’antico Egitto. La statuetta risale al periodo Saitico della XXX dinastia, è costituita da basalto verde egiziano e proviene da Hermopolis Magna, sede principale del culto di tale divinità. La città deriva il suo nome da Hermes, figura che i greci correlavano a Thoth in quanto erano ambedue traghettatori dei defunti; in particolare Thoth in qualità di psicopompo segnava l’esito della pesatura dell’anima ed il suo conseguente destino, ossia l’accesso al regno dei morti o la consegna alla dea Ammit che ne avrebbe divorato il cuore.

Immagine Tratta Dal Sito www.corrieresalentino.it

Sommersa per secoli probabilmente a causa del naufragio di una nave funeraria romana, presumibilmente affondata o parzialmente privata del suo carico per le secche caratterizzanti la costa salentino-jonica, la scultura fu ritrovata fortuitamente nel 1932 nei fondali di Porto Cesareo: presso l’isola della Malva, a soli quattro metri di profondità, rimase impigliata in alcune reti da pesca. Benché custodita nel Museo Archeologico di Taranto sin dal 1934, la sua prima esposizione risale al 2013 poiché risiedette per decenni nei depositi e nelle stanze della Soprintendenza sino alla riapertura e al riallestimento delle idonee sale espositive.

L’opera testimonia i culti egizi proliferanti nel territorio italiano in seguito al periodo ellenistico, nonché le rotte commerciali che connettevano l’Egitto e la Magna Grecia: vi era una prevalente diffusione di amuleti, sebbene venissero altresì acquisite statuette del genere, reperibili a Roma ed in altri siti antichi sovente nei santuari in onore alla dea Iside nell’epoca tardo-repubblicana e in quella imperiale. A tal riguardo va menzionato il santuario isiaco rinvenuto nel centro storico leccese circa un decennio fa nel corso di scavi archeologici, evento che corrobora la tesi della connessione del ritrovamento della statua ed i culti egizi ivi presenti.

Tratta Dal Sito www.salentoacolory.it

Mediante una comparazione con le sculture similari del Museo Egizio di Torino risalenti al medesimo periodo, è stato possibile il riconoscimento della statua del Thoth attraverso l’analisi stilistica e specialmente l’esame epigrafico dei geroglifici posti alla base. L’iscrizione è stata dunque interpretata in tal modo: “Thoth Signore di Hermopolis Magna, Signore delle Parole del Dio, venerato in R-nfr”, laddove l’ultimo termine indica il luogo ove era posta e venerata in origine, presumibilmente il sito greco-romano Onuphis nel Basso Egitto presso la zona Delta del Nilo.

La mostra ne illustra la storia e le caratteristiche con pannelli, video ed ulteriori supporti multimediali. Inoltre vengono mostrate le ultime esplorazioni di archeologia subacquea prodotta dall’Università del Salento, presso una regione storicamente florida. È una narrazione tramite immagini che utilizza anche un monitor per la proiezione di un documentario con l’intervista ad uno dei pescatori che rinvenne la scultura, attualmente in vita. Al pianterreno vi è altresì un corner che consente un’immersione in realtà virtuale, visionando totalmente l’intera mostra. L’evento si inserisce in un contesto peculiare, l’antica torre dal cui terrazzo è ammirabile una magnifica veduta.

Immagine Tratta Dal Sito www.corrieredelmezzogiorno.corriere.

Curata da Eva Degl’Innocenti (direttrice del MarTa) e dalla archeologhe Rita Auriemma e Grazia Semeraro (Università del Salento), la mostra è interamente finanziata dal Comune di Porto Cesareo, mirante ad enfatizzare le ricchezze del patrimonio archeologico territoriale. Il progetto culturale colmo di eventi si prefigge infatti l’obiettivo di connettere il museo tarantino con le località pugliesi minori archeologicamente ricche. Le visite vengono gestite dal Coordinamento delle Associazioni Ambientalista di Porto Cesareo. È un’occasione unica per ammirare un reperto di una tale importanza ed antichità, esposto nel luogo del suo ritrovamento dopo ottantacinque anni, per poi far ritorno alla sua sede usuale, il Museo Archeologico di Taranto.

Orari di apertura: dal 1 ottobre 2017 al 6 gennaio 2018, prefestivi e festivi ore 16:00 – 19:00

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Cristina Trimarchi

Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comunicazione, ambedue con votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in Comunicazione estetica e museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Modern Art di New York. Ha frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contemporanee” organizzato dalla Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di Messina giorno 25/07/2007. Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la produzione dei giorni nostri” presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha deciso di studiarle dal punto di vista teorico e pratico.

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