domenica, 22 Settembre, 2019

Intervista al Direttore del Museo Egizio

“Dobbiamo stare però tutti un po’ attenti e considerare che un museo è molto di più che il numero dei biglietti staccati e riporre la ricerca al centro. Io sento sempre parlare di tutela e di valorizzazione, ma non sento mai la parola ricerca. Un museo o un sito archeologico che non fa ricerca, che non abbia nuovi contenuti da proporre si esaurisce e muore”. (C. Greco) Il nostro direttore l’ha incontrato nel suo ufficio poco dopo l’inaugurazione della mostra “Missione Egitto, 1903-1920. L’avventura M.A.I. raccontata”, a due anni dalla riapertura del nuovo Museo Egizio e a tre anni dalla sua nomina a direttore da parte della Fondazione Antichità Egizie. Ne è nata un’intervista che fa il punto della situazione riguardo i progetti scientifici e le attività di ricerca del Museo Egizio, ma che non ha evitato argomenti più scottanti come la polemica “Torino-Catania”, né di evidenziare ciò che nel museo deve essere migliorato.

Il sarcofago di Gemenefharbak

Il sarcofago di Gemenefharbak pervenne al Museo Egizio di Torino con la collezione Drovettinel 1824. Fu sistemato insieme all'intera collezione nella sale dell'Accademia delle Scienze. Gemenefharbak era un funzionario di altissimo grado (ricopriva, fra l'altro, la carica di Visir) vissuto a Sais, città del Delta Occidentale al tempo della XXVI dinastia (672-525 a.C.) e i suoi innumerevoli titoli compaiono nelle iscrizioni del sarcofago.

Mediterraneo Antico n°1 – gennaio 2015

Mario Tosi - Il ricordo di Sandro Trucco - Il villaggio operaio di Deir el-Medina - Stele Cat. 1535 di Abkau - Una misteriosa iscrizione geroglifica sulla Grande Piramide di Giza - La piramide in Egitto: simbolo dell’ideologia faraonica - Kenamun. L’undicesima mummia - Influssi stranieri nella religione egizia. Seconda parte - Le modifiche alla Cappella Rossa e la damnatio memoriae di Hatshepsut - I “Popoli del mare” nelle fonti scritte egiziane del Nuovo Regno - Egitto moderno: Doria Shafik e i diritti delle donne - Il protobizantino e le province orientali dell’Impero, tra storia e archeologia - La piramide di Caio Cestio a Roma - Vaso François. Una storia nella storia ed una preziosa eredità

Vita dei Santi Massimo e Domezio

Secondo la tradizione, Massimo e Domezio erano figli dell’imperatore Valentiniano I (364-375); educati cristianamente, nutrivano il desiderio di vivere come eremiti, osteggiati, però, in questo dal padre. A Nicea fecero conoscenza con un prete di nome Giovanni, al quale confidarono il loro desiderio di farsi monaci. Giovanni li indirizzò a un certo Agabos di Tarso, un anacoreta siriaco, il quale li rivestì con l’abito dei monaci siriani. I due fratelli rimasero presso Agabos fino alla sua morte. Prima di morire, tuttavia, Agabos aveva avuto in sogno una visione nella quale il santo monaco egiziano Macario (300-390) chiamava a sé i due giovani.

L’insegnamento di Onkhsheshonqy

Questo testo è conservato dal papiro demotico del British Museum n° 10508, della tarda età tolemaica. La redazione originaria risale però al V-IV secolo a.C. Vi si distinguono due parti: la prima, che introduce le istruzioni di saggezza, ha forma narrativa e non manca di inquadramento storico. Le prime cinque pagine, infatti, ci raccontano la storia di Onkhsheshonqy, che fu imprigionato per aver udito di un complotto contro il Faraone e non averlo riferito. La seconda parte, pp. 6-28, comprende le istruzioni, scritte in versi di diversa lunghezza, in uno stile assai ricercato, che impiega il parallelismo dei membri e un ampio vocabolario. Esse sono divise in capitoli, secondo le prime parole di ogni massima.

La genesi secondo la teologia di Esna e di Sais

Piccolo - del grande tempio faraonico rimane solo la prima sala ipostila – e sprofondato ormai rispetto al livello del suolo attuale, il tempio del dio Khnum ad Esna è sempre stato generalmente snobbato dalla gran massa dei turisti, attratti per lo più dalla meravigliosa perfezione e conservazione del tempio di Horus ad Edfu, della leggiadria del tempio di Isi a File-Agilkia e della grandiosità del tempio di Hathor a Dendera. Ma per chi ama le realizzazioni del periodo tolemaico, Esna costituisce un gioiello senza paragone. Il testo da me scelto per questa presentazione è l’esposizione più lunga e più dettagliata di tutta la letteratura religiosa egiziana di un episodio della creazione del mondo. Costituisce l’inizio del rituale composto per il 13 Epiphi (terzo mese della stagione estiva), la grande festa della “Istituzione del tornio”.
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