lunedì, 16 Settembre, 2019

EM n°5 – marzo 2013

Le stele del Medio Regno nel Museo Egizio di Torino - Malak Hifni Nassef - La Chiesa ortodossa Tewahedo - Incomprensioni egizie - Tomba di Nakht TT52 - Il Villaggio degli operai - Il vaso Bocchoris - Collezione egizia del Museo dell’Accademia dei Concordi - Il Codice di Gortina - Il Min Project - Teses - Qubbet El-Hawa - L’Archeologia in Piemonte - Shamira - I papiri di Carla

Intervista al Professore Salvatore Settis

Tra i pochi gioielli storici sopravvissuti a Messina dopo il terremoto del 1908, la splendida chiesa di Santa Maria Alemanna, in puro stile gotico, che ha conservato l'ossatura datagli originariamente e ad oggi simbolo della più alta espressione dell’arte Gotica nel Mediterraneo. In questa splendida location il Prof. Salvatore Settis ha presentato il suo ultimo libro “Architettura e Democrazia” durante una conferenza organizzata dal Comune di Messina, in un dibattito più ampio sull’architettura, sull’urbanistica e il territorio, accompagnato dagli interventi dell’architetto Carlo Gasparini, dell’Università Federico II di Napoli, del giornalista e moderatore Emilio Casalini e dell’assessore all’urbanistica del Comune di Messina, Sergio De Cola. L’occasione ha permesso a noi di MediterraneoAntico.it di poter intervistare il Prof. Salvatore Settis, non solo sui temi del suo recente libro ma anche sullo stato di salute dei beni culturali italiani alla luce della riforma Franceschini.

Il papiro di Netchemet

Il Papiro di Netchemet 1 fu rinvenuto a Deir-el-Bahari, un distretto di Tebe, ed acquistato dal British Museum di Londra nel 1894. Il papiro ha una lunghezza di circa 430 cm. ed è scritto in jeratico. Il Budge trascrisse i segni in caratteri geroglifici con la relativa traduzione. Il lavoro unitamente ai papiri di Hunefer, Anhai e Kersher fu oggetto di una pubblicazione edita a Londra nel 1899 2. Il papiro riporta alcuni capitoli del Libro die Morti ed è dedicato a Netchemet che fu probabilmente la figlia del prete re Her-heru-sa-Imun e della Madre Reale Hurere (epoca risalente al periodo dei cosidetti preti sacerdoti – 1000 BCE). Il papiro risulta arricchito anche da numerose vignette.

Intervista al Direttore del Museo Egizio

“Dobbiamo stare però tutti un po’ attenti e considerare che un museo è molto di più che il numero dei biglietti staccati e riporre la ricerca al centro. Io sento sempre parlare di tutela e di valorizzazione, ma non sento mai la parola ricerca. Un museo o un sito archeologico che non fa ricerca, che non abbia nuovi contenuti da proporre si esaurisce e muore”. (C. Greco) Il nostro direttore l’ha incontrato nel suo ufficio poco dopo l’inaugurazione della mostra “Missione Egitto, 1903-1920. L’avventura M.A.I. raccontata”, a due anni dalla riapertura del nuovo Museo Egizio e a tre anni dalla sua nomina a direttore da parte della Fondazione Antichità Egizie. Ne è nata un’intervista che fa il punto della situazione riguardo i progetti scientifici e le attività di ricerca del Museo Egizio, ma che non ha evitato argomenti più scottanti come la polemica “Torino-Catania”, né di evidenziare ciò che nel museo deve essere migliorato.

Se un uomo… Il codice delle leggi di Hammurapi re di...

La traduzione della Stele di Hammurapi , che riporta il testo in cuneiforme antico-babilonese (ossia quello in cui la stele è redatta) e in caratteri neo-assiri, la traslitterazione, segno per segno, la trascrizione, la traduzione e il commento grammaticale.

LISIPPO – Bellezza e Armonia nell’Antica Grecia

Le leggendarie imprese di Alessandro Magno, re dal 336 al 323 a.C., condizionarono profondamente le forme e i contenuti presenti nella produzione artistica della civiltà greca. Per dare forma duratura alle sue conquiste, infatti, il re Alessandro promosse una politica di consenso basata sulla reciproca assimilazione delle culture e delle civiltà dei territori da lui sottomessi, pur privilegiando la diffusione della lingua greca e, in campo figurativo, permettendo la supremazia dellaμίμησις1. Dopo la morte prematura del condottiero macedone e con la suddivisione del suo regno nei vari principati, sorretti dai Diadochi, si accentuarono nelle arti quegli aspetti che si erano già manifestati alla corte di Filippo II, dove risiedevano, a spese della dinastia, uomini come Aristotele, Lisippo ed Apelle in un clima di prossimità tra politici, filosofi ed artisti che poteva vantare i suoi precedenti solo nell’Atene del V secolo e in particolare nel cosiddetto “circolo di Pericle”. In un crescente spirito di emulazione del potere imperiale e di reciproca rivalità, dai principati ellenistici furono assoldate schiere di artigiani, scuole di architetti e di scultori per la realizzazione di fantastiche città, ricche di splendidi monumenti che celebrassero i fasti ed il potere di chi ne aveva permesso la costruzione.
Acquistando cliccando sul banner sottostante contribuisci alla realizzazione dei nostri progetti.