Amori Divini. Il mito greco tra seduzione e trasformazione

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La parola mito deriva dal greco mythos che significa racconto, narrazione, ma altresì sacralità e rito, opponendo interazioni pacifiche tra umano e divino. Ed è proprio attraverso questo rimando della parola che il Museo Archeologico di Napoli in collaborazione con il Parco archeologico Pompei ed Electa inaugura una nuova mostra dal titolo Amori Divini. Traendo spunto dai numerosissimi repertori mitologici che la città di Pompei restituisce ancora 2000 anni dopo, i curatori della mostra, Anna Anguissola e Carmela Capaldi, con Luigi Gallo e Valeria Sampaolo vogliono raccontare ai fruitori, attraverso un percorso nel mito greco, la storia e la fortuna di alcuni racconti che sono accomunati da due ingredienti narrativi comuni: seduzione e trasformazione.

La letteratura e l’arte greca nella loro espressione raccontano spesso di amori tra uomini e dei con a volte interazioni pacifiche, altre ostili e con almeno uno dei protagonisti che muta forma trasformandosi in pianta, animale, oggetto o fenomeno atmosferico. Gli dei invidiosi, terribili e vendicativi seducono attraverso la metamorfosi e si invaghiscono capricciosamente dei comuni mortali, spesso fanciulle bellissime e seducenti, dal corpo in mutamento costante, e il mito, di queste storie, ne raccoglie tantissime e con molteplici varianti locali fino a quando Ovidio, attraverso la sua immortale opera “Metamorphoseon” ce ne lascia un eco imperituro nella letteratura romana.

Accanto ai vari manufatti antichi come gli affreschi di carattere mitologico, le diverse storie sono così narrate anche attraverso l’esposizione di molte pitture vascolari, sculture in marmo e bronzo, gemme preziose e suppellettili, affiancate per ciascun mito, da una selezione di opere più recenti. Lontani nel tempo, ma presenti con la loro irresistibile potenza evocativa, i miti greci continuano a pervadere il pensiero moderno e contemporaneo, analizzati anche sotto molti aspetti della psicanalisi di inizio ‘900.

Molti miti, ricordiamo, indagano intime pluralità dell’animo umano, ne è esempio Narciso che per il fatale amore per se stesso ne morirà in maniera tragica, o il racconto straordinariamente complesso di Ermafrodito, fusione fra uomo e donna che con un nuovo corpo e una complessa personalità proseguirà una nuova vita. Il percorso espositivo quindi avrà come bacino non solo i grandi depositi del MANN ma anche importanti prestiti provenienti dalla Magna Grecia e da alcuni dei più prestigiosi musei italiani e stranieri come l’Hermitage di San Pietroburgo, il Musée du Louvre di Parigi, il J.Paul Getty Museum di Los Angeles e il Kunsthhistorisches Museum di Vienna. Particolare attenzione anche alla ricezione del mito greco in epoche più recenti, con l’esposizione di dipinti di Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati, Nicolas Poussin, Giambattista Tiepolo e molti altri che vogliono far comprendere allo spettatore quale ruolo giocano le fonti letterarie e antiche nella loro arte. Amori Divini però sarà anche l’occasione per ammirare gli splendidi mosaici antichi inseriti nei pavimenti delle sale destinate all’esposizione, cioè le sale attigue al salone della Meridiana, caratterizzate da pregiati “sectila” a motivi geometrici messi in opera già a partire dall’800, adattando alla dimensione degli spazi, pavimenti rinvenuti in scavi eseguiti nel XVIII secolo sia nell’area vesuviana che a Capri che in altri siti del regno. In vista di una futura riapertura di questo settore del museo, ai visitatori sarà permesso l’accesso alle sale calzando appositi copri scarpe che saranno opportunamente messi a disposizione di tutti, così da preservare la fragilità di questo patrimonio quasi sconosciuto e nascosto per anni ma presente e da ammirare.

Ma quali sono le ragioni di una mostra così introspettiva ma allo stesso tempo così necessaria di spiegazioni da più punti di vista che toccano sì le fonti e la ricezione del mito greco nei vari secoli, ma anche i caratteri più crudi dell’animo umano?

Specchio con Leda e il Cigno

Il percorso è articolato in quattro sezioni: “La materia del mito”, “Il dio muta forma”, “Il dio trasforma”, “Corpo e spirito”. La prima grande sezione si occupa delle storie probabilmente più famose, gli “amori rubati” come quello di Danae, Leda, Io, Ganimede in cui il cambiamento della forma è l’arma principale per la conquista dell’amata/o. I miti sono spesso così raccontati nelle pitture vascolari di straordinaria qualità e in piccole opere scultoree ed è così che il MANN presenta anche una importante campionatura della sua collezione vascolare che sarà nuovamente visibile, per quanto riguarda le opere provenienti dalla Magna Grecia, con la riapertura del prossimo riallestimento della specifica sezione prevista per il 2018, il cui progetto scientifico è curato da Enzo Lippolis e che comprenderà accanto ai vasi, bronzi, terrecotte, ori e lastre tombali dipinte. Nelle sale successive si introducono così le storie recepite nel mondo romano e in particolare a Pompei, ma anche quali miti sopravviveranno nella memoria collettiva e quali invece saranno dimenticati per sempre.

Symplegma tra Ermafrodito e un satiro

A queste domande cercherà di dare risposta la seconda sezione della mostra dove saranno gli esseri umani a cambiare forma, per imposizione divina o per semplice capriccio vendicativo spinto dalla gelosia o dal non possesso del corpo dell’amato. Sono gli “amori negati” ad essere quindi protagonisti; Apollo e Dafne, Narciso ed Eco, Ermafrodito e Salmacide, storie pressoché sconosciute nel mondo greco ma particolarmente care ad Ovidio che ne fa cuore pulsante della sua opera letteraria. “La cifra di questi tre amori non corrisposti- e della seguente metamorfosi- è il contrasto, irrisolubile, tra il pudore infantile e il desiderio adulto, tra un animo ancora insensibile alle lusinghe d’amore e un corpo già desiderabile e desiderato. La determinazione di Dafne, Narciso ed Ermafrodito a non concedersi innesca le vicende che porteranno alla trasformazione- e, del resto, Ovidio ammonisce Dafne: “la tua bellezza vieta che tu rimanga come vorresti”.

I Romani e in modo particolare i colti Pompeiani, recepiscono il mito anche come elemento seduttivo per i loro ospiti e le scene mitologiche nelle pitture parietali sono particolarmente gradite ai ricchi signori. Quali le storie preferite? Sicuramente gli amori tragici di Narciso, Ermafrodito, Danae, Leda, Ganimede, Io e Atteone, il giovane sventurato punito dalla dea Artemide per la sola colpa di averla sorpresa al bagno, vulnerabile e disarmata al desiderio del giovane. Le sale più belle, solitamente i triclini, sono così decorati di storie dall’irresistibile potere seduttivo.

Europa e il toro

Con la mostra Amori Divini, il Museo Archeologico di Napoli prosegue la proficua collaborazione con il Parco archeologico Pompei, grazie al ricco programma espositivo dedicato quest’anno al tema “Pompei e i Greci” e che vedrà, nelle ultime settimane della mostra a partire da metà settembre, un palinsesto di eventi collaterali con importanti ospiti del mondo dell’arte e della cultura impegnati a dialogare sul tema dell’amore/eros e del mito, nelle sue molteplici forme di lettura, antiche e contemporanee, perché, citando il celebre Sallustio, a metà strada tra fantasia e realtà il mito tratta di “cose che non avverranno mai, ma che sono sempre”.

Info mostra: http://www.electa.it/mostre/amori-divini/ e http://www.mostraamoridivini.it/

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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