Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle.

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Il termine che più di ogni altro identifica la figura di Leonardo è “genio”. E non v’è dubbio che lo sia stato, come dimostrano le opere che ci ha lasciato e, ancor di più, le opere che non ci ha lasciato. Numerosi sono infatti i progetti a lui riconducibili che mostrano chiaramente i tratti della sua genialità applicati all’interno scibile umano: dalla pittura alla scultura, dall’architettura alla realizzazione di macchine complesse.

Ma chi era davvero Leonardo? Quali erano i suoi pensieri, le sue paure, la sua posizione di uomo “piccolo” inserito nella vastità composita del creato?

Sappiamo che era un figlio illegittimo, omosessuale e mancino, vegetariano e pacifista, oggi probabilmente diremo un “disadattato”. Ma non è semplice capire quali energie muovessero il suo genio creativo, quale spinta lo portasse ad indagare con quella curiosità costruttiva che non era mai fine a se stessa, ma semmai preludio di cose nuove; cosa muovesse le sue mani, docili esecutrici di quel riflesso divino in cui da sempre si identifica il frutto della genialità.

La complessità nel declinare la genialità ai parametri più semplici ha portato alla nascita di tutta una serie di leggende che collocano Leonardo in luoghi dove non è mai stato, gli attribuiscono invenzioni che non ha mai inventato e gli fanno dire cose che non ha mai detto. Oltre ad attribuirgli poteri sovrannaturali che giustificherebbero l’essere ampiamente oltre il suo tempo e i suoi contemporanei.

In realtà l’indicazione più importante in merito ce la dà lo stesso Leonardo che era solito ripetere: “Fuggi da quei teorici che non confermano le loro ragioni con l’esperienza”. Un rimando ante litteram al moderno metodo scientifico e una prova che nulla di trascendente operava attraverso le mani di Leonardo, a meno che non si voglia ascrivere alla trascendenza il dono della genialità.

Un lavoro originale che si distingue dalle centinaia di biografie scritte su Leonardo, è certamente quello di Massimo Polidoro, frutto di un lungo lavoro di ricerca veicolato in una pubblicazione nella forma del racconto. E’ infatti una caro amico del Da Vinci, suo allievo prediletto, che diventa voce narrante e getta una luce diversa, per certi versi toccante, del protagonista indiscusso del Rinascimento italiano.

Si tratta di Francesco Melzi che conobbe Leonardo nel 1506 all’età di quindici anni, stringendo con lui una grande amicizia. Lo accompagnò prima a Roma (1513) e poi lo seguì in Francia rimanendo con Leonardo fino al 2 maggio del 1519, quando il Maestro toscano morì.

L’anno prima Francesco fu nominato nel testamento di Leonardo come erede di “tutti et ciascheduno li libri che edicto testatore ha de presente et altri istrumenti et portracti circa l’arte sua et industria de pictori”. Informazione confermata anche dal Vasari che nel suo “Vita dei Pittori” del 1568 ricorda che Francesco Melzi “ha care e tiene per reliquie tal carte insieme con il ritratto della felice memoria di Leonardo”.

Non poteva dunque essere scelto un metodo migliore per raccontare della vita di Leonardo da Vinci se non quello di “chiedere” al suo migliore amico, al suo allievo prediletto di parlarci di lui. La chiave di lettura che il Polidoro fornisce al lettore consente di cogliere un aspetto inusuale del suo genio che l’autore ben chiarisce: “E’ il ritratto di un uomo che grazie al suo spirito curioso, al desiderio smisurato di sapere e all’ambizione di affermarsi riesce a superare i propri umanissimi limiti e ad affrontare difficoltà, rifiuti ed esperienze sconfortanti che avrebbero potuto schiacciare un animo meno determinato del suo. La storia che ne emerge è una meravigliosa avventura di riscatto e trionfo sulle avversità. Una lezione attualissima, spesso divertente e non di rado toccante, che ci mostra tutti possiamo aspirare all’eccellenza. Proprio come Leonardo da vinci”.

Non solo un uomo eccezionale che ha attraversato la storia dell’umanità lasciando di se un segno indelebile, ma anche e soprattutto un uomo che ha lottato affinché la sua unicità diventasse una risorsa da sfruttare per elevarsi alla condizione desiderata.

Leonardo da Vinci non solo da ammirare per le sue opere, ma da seguire per la sua tenacia!

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