L’antica via del cinnamomo

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L’antico commercio delle spezie era un’attività estremamente proficua al punto tale da conquistare ogni classe sociale delle popolazioni classiche del Mediterraneo. Un desiderio quello tra gli uomini tale da voler a tutti i costi anche i prodotti di paesi lontani, non accontentandosi di ciò che le proprie terre offrivano.

Secondo lo storico Strabone, la flotta romana destinata al commercio con l’Oriente fu potenziata sotto l’imperatore Augusto (27 a.C.-14 d.C.) da una ventina di navi diventarono circa cento impegnate nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano attraverso la mediazione dei Fenici e degli Arabi. Furono viaggi difficoltosi e lunghi anche in seguito la scoperta della stagione dei monsoni che permise di abbreviare i tempi.

Dalle cerimonie, ai templi, alle abitazioni private, le spezie venivano utilizzate come condimenta per insaporire le ricette o per correggere il vino altrimenti troppo aspro; come aromata per la cura e l’igiene del corpo: era una necessità e una superfluità la produzione di unguenti odorosi per ridonare morbidezza alla pelle dopo i frequenti usi di sostanze detergenti abrasive come la cenere di faggio o l’argilla finemente triturata; come thumiàmata per la fumigazione; come theriacà per produrre antidoti contro i veleni.

Pittura della casa della Farnesina a Roma / arraonaromana.org
Pittura della casa della Farnesina a Roma / arraonaromana.org
John W. Godward, The new perfume / wikiart
John W. Godward, The new perfume / wikiart

Indicatore di status sociale, il termine “spezia” deriva dal latino species ed indicava le merci “speciali” rispetto a quelle ordinarie ed erano considerate beni di lusso che venivano tesaurizzate al pari di tessuti e pietre preziose.

Nel tempo la cosiddetta “via delle spezie” ha tracciato interessanti rotte attraverso le vie carovaniere ed itinerari marittimi suscitando la curiosità e lo spirito di avventura dell’uomo antico. Le vie oggi riconosciute sono: la “via della seta” dalla Cina si snodava fino alle coste del Mediterraneo; la “via dell’incenso” dal Golfo Persico raggiungeva il delta del Nilo e le coste libanesi; la “via del cinnamomo” congiungeva le coste africane prospicienti il Madagascar all’Indonesia. Sulla base di una geografia economica, il cinnamomo era una di quelle spezie insieme alla mirra e all’incenso più pregiate e costose. Questa pianta della famiglia delle Lauracee viene ricavata dalla corteccia del Cinnamomum zeylanicum che oggi noi chiamiamo “cannella” per la sua forma. Gli antichi erano a conoscenza delle due varietà di cinnamomo: la cannella e la cassia, quest’ultima meno pregiata e originaria della Cina sud-occidentale.

Nel XII libro della Naturalis Historia lo storico Plinio il Vecchio descrive la “via del cinnamomo” come la rotta delle grandi zattere, avventurosa e misteriosa per la segretezza imposta dai mercanti arabi.

“..per grandissimi mari con zattere che sono navigli ma non si governano con timoni o remi o vele, né si aiutano con alcuna arte razionale, avendo tutto ciò sostituito con il coraggio dell’uomo..”.

Nonostante Ceylon e le isole dell’Oceano Indiano fossero le terre originarie di questa spezia, i migliori geografi dell’antichità consideravano l’Africa orientale come la sua patria a causa di questa riservatezza. La merce partiva dall’Indonesia fino ad approvare a Rhapta in Africa, il principale emporium, facendo tappa in Madagascar. I Romani incaricavano un mercator per la gestione dell’emporium che agiva in nome di una compagnia mercantile garantendo l’uso di spezie ad ogni ceto sociale. Il suo valore economico sul mercato romano derivava dalla difficoltà di reperimento, dalla richiesta del prodotto e dalla qualità; in base al prezziario di Plinio del primo Impero sappiamo che una libbra di cinnamomo costava 10 denari e di cassia 50.

Le principali rotte commerciali marittime e terrestri del I sec. d.C./www.cultura-barocca.com
Le principali rotte commerciali marittime e terrestri del I sec. d.C./www.cultura-barocca.com

L’uso delle spezie divenne simbolo di lusso e come tale ricercato e ambito dai popoli barbarici: ne è un esempio la richiesta del goto Alarico che, durante il sacco di Roma del 24 agosto del 410, pretese nel riscatto oltre a oro, argento e seta anche tremila libbre di spezie.

I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti, alberi di cipro con nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamomo con ogni specie di alberi di incenso; mirra e aloe con tutti i migliori aromi (Cantico dei Cantici, 4, 13-14)

Tale la scia di profumo tu lasci che pare che il profumiere Cosmo stia traslocando e dai flaconi versati a terra la cannella scorra via. (Marziale, Epigrammi, III, 55)

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Veronica Quintili

Veronica Quintili è attualmente impegnata nel Master in “Archeologia giudiziaria e crimini contro il patrimonio culturale”. Nel 2014 ha conseguito la laurea magistrale in Beni archeologici e Storico-artistici basandosi sull’applicazione di nuove metodologie di diagnostica e monitoraggio non invasive presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara come prosecuzione di un percorso iniziato con la tesi presentata in sede di laurea triennale scegliendo di affrontare le tematiche di tutela, fruizione e valorizzazione circa la Villa dei Quintili (RM). Ha partecipato a varie campagne di scavo in Italia [Pendici settentrionali del Palatino (RM); S. Teresa di Spoltore (PE); Aufinum/Capestrano (AQ); Peltuinum (AQ); Juvanum (CH)] e all’Estero (Pyrgos-Mavroraki, Cipro; Bliesbruk-Reihneim, Francia).

Ha partecipato al corso di formazione Mosaics in the field. Issues of iconography, material selection and preservation presso l’Università di Cipro ed ha contribuito nel restauro dei mosaici delle terme dell’antica Teate (CH). Nel 2015 ha vinto il concorso Talenti per l’archeologia rilasciando il titolo di Tecnico coordinatore degli scavi di emergenza e dell’archeologia preventiva. Ciò le ha permesso di svolgere un’attività di catalogazione ed inventariazione di documenti d’archivio, di collezioni private e di svolgere un’attività di ricerca in studi antropologici presso il Museo di storia delle scienze biomediche di Chieti conclusa con la pubblicazione di un articolo sul Journal of Paleopathology.

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