Durante i lavori per la ricostruzione della guglia della cattedrale di Notre Dame un team di archeologi ha portato alla luce un sarcofago antropomorfo in piombo perfettamente conservato, diversi luoghi di sepoltura e alcune sculture. Secondo gli archeologi risalirebbero al XIII-XIV secolo e ipotizzano che il sarcofago fosse appartenuto a un alto dignitario.

“Siamo stati in grado di inviare una piccola fotocamera all’interno che mostrava resti di stoffa, materia organica come capelli, ma anche resti di piante. Il fatto che questi resti siano lì indica che il contenuto è stato preservato nel migliore dei modi”, afferma Christophe Besnier dell’Istituto Archeologico Nazionale francese. Infatti, l’interno del sarcofago è stato ispezionato con una telecamera in via endoscopica, la quale ha anche mostrato la presenza di un cuscino: il defunto potrebbe quindi essere un leader religioso.

Le procedure di scavo ed estrazione dei reperti continueranno fino al 25 marzo, quando riprenderanno i lavori di ricostruzione della cattedrale, la quale, secondo gli obiettivi prefissati, verrà riaperta al pubblico nel 2024, cinque anni dopo il grave incendio.

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Mara Zoppi

Appassionata fin da piccola alla storia e all’archeologia, dopo la maturità classica si iscrive alla facoltà di Lettere – curriculum Scienze dell’Antichità – presso l’Università degli Studi di Milano, laureandosi nel 2019 con una tesi di carattere archeologico-egittologico dal titolo Imhotep scriba e medico: dall’Egitto del III millennio a.C. ad oggi. Si iscrive successivamente alla facoltà di Archeologia dell’Università degli Studi di Milano dove si laurea nel 2021 con votazione 110/110 e lode sviluppando una tesi in ambito egittologico dal titolo La Casa della Vita nell’Egitto Antico: luoghi, riti, funzionari.

Ha partecipato a due laboratori di scavo archeologico: il primo sul sito di Urvinum Hortense a Collemancio di Cannara (PG) di epoca romana con l’Università degli Studi di Perugia; successivamente sul sito archeologico di Nora (Pula, CA) nella sezione competente all’Università degli Studi di Milano, quindi di epoca romana, contribuendo anche alle operazioni di post-scavo.

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