Museo di Colfiorito, un emblema dell’archeologia umbra

0
2043

La regione Umbria si è sempre distinta per i magnifici paesaggi e le affascinanti borgate, ma forse non tutti sono a conoscenza dell’ulteriore presenza di un’importante struttura museale poco distante da Foligno: il Museo Archeologico di Colfiorito (MAC). Ampio milleduecento metri quadri dislocati su tre strutture, due antecedenti corpi di fabbrica ed un recente edificio in acciaio e vetro ideato dall’architetto De Rubertis, espone ben millequattrocento resti antichi esito delle cinquantennali ricerche archeologiche svoltesi a partire dagli anni Sessanta del Novecento. L’arco di tempo documentato va dalla fine del X secolo a.C. alla fase orientalizzante (VIII-VII sec. a.C.) a quella della romanizzazione nella seconda metà del IV-III secolo a.C. durate la quale gli insediamenti si spostarono a valle concentrandosi attorno ad un santuario.

Immagine tratta Da www.umbriacultura.it

Esemplari risalenti alla prima età del ferro sino a giungere all’alto Medioevo costituiscono rilevanti attestazioni dell’esistenza della popolazione umbra preromana dei Plestini: anticamente residente sui piani carsici dell’area appenninica locale in quanto zona strategica di connessione tra l’Adriatico ed il Tirreno, ne documentano la civiltà in particolar modo all’apice del suo sviluppo, ossia dal VII al V sec. a.C. Plestia congiungeva Umbria, Sabina e costa Adriatica, inserendosi in una rete di scambi culturali tra Etruria, Magna Grecia e Grecia. Un territorio abitato in maniera continua nel corso del tempo, ove la popolazione rivelava una certa agiatezza.

Immagine tratta Da www.umbriacultura.it

L’area archeologica, vasta circa tre ettari, è stata dunque caratterizzata dai Plestini in epoca protostorica e dal Municipium di Plestia in epoca romana. In seguito agli scavi è stato possibile comprenderne le molteplici vicende in ambito politico, sociale e culturale. Gli insediamenti protostorici sono rinvenibili nei castellieri e negli abitati perilacustri della prima età del ferro ai quali sono stati sovrapposti i residui del Municipium e la basilica di S. Maria di Pistia d’epoca paleocristiana. I reperti provengono da siti religiosi e commerciali locali, nonché da santuari quale quello del VI secolo a.C. dedicato alla dea Cupra da cui trae origine una stipe votiva e delle lamine in bronzo (IV sec. a.C.) con incisioni in lingua umbra che la descrivono come la “madre dei Plestini”. Preziosi corredi funerari mostrano una stabile organizzazione politico-sociale ed un certo livello di benessere, mentre il sorgere delle ville rustiche e dell’abitato a valle conferma la fase di romanizzazione durante la seconda metà del IV-III secolo a.C..

Immagine tratta da www.umbriacultura.it

L’allestimento è curato dall’archeologa Laura Bonomi, la quale ha svolto attività di scavo e di analisi territoriale locale. L’esposizione si basa su sezioni tematiche costituite da pannelli illustrativi, ricostruzioni contestuali dei luoghi di ritrovamento e postazioni multimediali. Il pianterreno contiene il lapidario con vasche, cornici, colonne ed iscrizioni rinvenute nella zona plestina e nella città romana. Al primo piano sono visibili dei corredi funebri e due tombe ai fini della ricostruzione della necropoli romana (IX-III sec.). Il secondo piano rievoca santuari ed abitazioni, quale il santuario sopracitato ed il castelliere di monte Orve. Il percorso museale termina con la descrizione dell’organizzazione urbana di Plestia e degli insediamenti posti negli Altipiani. L’edificio prevede altresì un’aula didattica, dei servizi di accoglienza, una sala adibita ad esposizioni temporanee, un magazzino e degli uffici.

Sorto a seguito di un finanziamento regionale e comunale con fondi europei relativi al DOCUP corrispondenti ad una cifra di oltre un milione e cinquecentomila euro, è stato l’esito della collazione fra molteplici enti: il Comune di Foligno, le Soprintendenze per i Beni archeologici dell’Umbria e delle Marche, l’Ente Parco di Colfiorito, il GAL di Valle Umbra e Sibillini, l’ENEA e l’Università di Camerino. Ciò ha concesso la realizzazione di attività di rifinitura, allestimento espositivo e sistemazione dell’impiantistica termica, elettrica e di controllo fondata su un sistema di telecamere a circuito chiuso. Il sito è attualmente gestito dal Comune che offre visite guidate al museo e all’area archeologica.

Immagine tratta Da www.umbriacultura.it

Il museo di Colfiorito si inserisce nell’ampia rete museale di Foligno, altresì composta dal Palazzo Trinci, Santa Caterina, il Ciac, la chiesa dell’Annunziata e l’Auditorium. Nelle sue imminenti vicinanze è presente il museo naturalistico dedicato al Parco regionale di Colfiorito, area protetta in seguito alla convenzione di Ramsar, il quale prevede cinque distinte sezioni espositive (Storico-archeologica, Paleontologica, Palinologica, Zoologica ed Antartide). D’altronde l’investimento in ambito culturale e turistico mediante centri di scambio e laboratori culturali non può che condurre ad un arricchimento per l’intero territorio, valorizzando pienamente questa meravigliosa regione italiana.

Giorni e orario di apertura: venerdì 16.00 – 19.00 ; sabato e domenica 10.00 – 13.00 e 16.00 – 19.00

Prezzo d’ingresso: Intero  4,00 euro. Ridotto  3,00 euro.

Info: Tel. 0742/681198 – 330584 ; + 39 06 399 67 444 ; E-mail: museotrinci@comune.foligno.pg.it

Articolo precedente“Archeologia, quo vadis?”Un workshop internazionale per riflettere sulla direzione in cui sta andando l’archeologia oggi
Prossimo articoloIl museo 3D di Ferrara: congiunzione tra antico e moderno
Cristina Trimarchi

Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comunicazione, ambedue con votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in Comunicazione estetica e museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Modern Art di New York. Ha frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contemporanee” organizzato dalla Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di Messina giorno 25/07/2007. Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la produzione dei giorni nostri” presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha deciso di studiarle dal punto di vista teorico e pratico.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here