La metro C di via Amba Aradam restituisce una eccezionale scoperta per Roma antica

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La metro C delle polemiche romane restituisce ancora meraviglie. Siamo tra via Amba Aradam e via della Ferratella e il pozzo Q15 della metropolitana ha restituito un unicum per la città di Roma. Chi ha visto ha detto che lo scenario era simile a quello di una piccola Pompei, tra le macerie infatti, a nove metri di profondità, gli archeologi della Soprintendenza di Roma, guidata da Francesco Prosperetti, hanno identificato un solaio di legno, mosaici e lo scheletro di un cane forse con il suo cucciolo. Due vani di un edificio, databili tra fine II e inizio III secolo d.C., sono infatti venuti alla luce, carbonizzati, probabilmente conservati in questo particolare stato dopo un violento incendio che colpì la struttura e la distrusse.

Pavimento a mosaico, dettaglio della cornice con resti vegetali

L’indagine del pozzo è iniziata nel 2016 ed è scesa di nove metri dal piano stradale, incontrando le fasi moderne e tardo antiche della città ed infine quelle sicuramente straordinarie dell’edificio in opera mista, dell’età di Traiano. La scoperta è avvenuta lo scorso 23 maggio, ma le indagini hanno proseguito senza sosta per portare in luce negli strati più alti, ampie parti di un mosaico pavimentale con tessere in bianco e nero, pertinente al piano superiore dell’edificio, così come i frammenti di intonaco crollati dal soffitto. L’incendio ha ben conservato, come accaduto per le città di Ercolano e  Pompei, le travi di legno rettangolari, parti sempre lignee del solaio e la contignatio descritta da Vitruvio, cioè una grossa trave che conservava ancora gli incassi per l’inserzione dei travicelli trasversali e grossi chiodi in ferro dalla testa larga.

Affresco, ph http://roma.repubblica.it

Gli archeologi della ditta Cooperativa Archeologia guidati da Simona Torretta hanno trovato anche una parte dell’arredo. Tra gli elementi individuati, una gamba di sgabello o tavolino, un piede più massiccio forse di una cassapanca, una grande tavola rettangolare e frammenti di uno stipite con tracce di vetro di finestra. La stratigrafia conduce poi ad indagare anche il piano terra dell’edificio, crollato per l’incendio, che conserva una parete con affresco a fondo bianco con riquadri con motivi a fantasia, tra cui un fiore con corolla sopra un candelabro di forma vegetale, datato agli inizi dell’età severiana, nel III secolo d.C. Nello scavo, anche i resti di un cane e di un altro animale non ben identificato, forse il cucciolo o un gatto. Il cane era accucciato davanti ad una porta ma rimase intrappolato per lo scoppio improvviso dell’incendio e non riuscì a fuggire. Al momento non ci sono ipotesi certe sul motivo che causò l’incendio, forse un terremoto che dovrà prima essere verificato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Attualmente, il lavoro degli archeologi, si sta concentrando sulla messa in luce del pavimento a mosaico dell’ambiente che contiene i resti del solaio in legno. La presenza di piccoli tubi in coccio, posti verticalmente dietro l’intonaco dei muri perimetrali della stanza a pian terreno- spiega la Torretta- dimostrano che quello era un ambiente riscaldato. La presenza di affreschi raffinati e del pavimento musivo con doppia cornice di bordo a foglie cuoriformi e onde correnti inoltre, potrebbe mettere in relazione l’edificio ad un’ altra precedente struttura individuata nelle vicinanze di Amba Aradam sempre grazie ai lavori della metro C: la caserma con oltre trenta vani.

La caserma romana di Amba Aradam

Questa faceva parte di un vero e proprio acquartieramento militare che gravitava verso il campus martialis, corrispondente all’attuale piazza San Giovanni in Laterano, databile alla prima metà del II secolo d.C. e abbandonata quando nel III secolo furono costruite le mura Aureliane. Ai lati di un corridoio lungo oltre 100 metri, gli archeologi hanno individuato ben 39 ambienti, identificabili come alloggiamento dei militari. Alcuni locali conservano i pavimenti a mosaico con disegni geometrici e sulle pareti intonaci semplicemente affrescati. Gli ambienti quindi appena messi in luce forse potrebbero essere pertinenti ad una struttura termale della caserma, ma le ipotesi sembrano anche altre. Gli ambienti potrebbero far parte di un complesso di ville aristocratiche del Celio, di cui non lontano sono state trovate ampie tracce. Lo scavo continuerà e le strutture murarie e i rivestimenti trovati verranno smontati e spostati per un rimontaggio futuro, forse all’interno del museo della caserma accanto alla stazione di via Amba Aradam. I ritrovamenti non dovrebbero incidere sui lavori di consegna della linea metropolitana, fissati per il 2021.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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