Il mito di Leda e il cigno

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Leda era la bellissima regina di Sparta, figlia di Testio, sposa del re Tindaro e madre di Clitemnestra, futura moglie di Agamennone e di Elena, per la cui bellezza scoppiò la guerra di Troia.

Specchio da toletta del tesoro di Boscoreale. Parigi, Museo del Louvre./See page for author [Public domain], via Wikimedia Commons
Il mito racconta che Zeus innamoratosi perdutamente della giovane, per poterla vedere scese dall’Olimpo e raggiunse la vetta del monte Taigeto. Mentre Leda dormiva sulla sponda di un laghetto, Zeus si avvicinò a lei sotto forma di candido cigno, spandendo attorno un intenso e inebriante profumo di ambrosia e accarezzando la giovane su tutto il corpo con il suo collo sinuoso.

Appena la giovane si svegliò, il padre degli dei rivelò la sua identità e le preannunciò che dalla loro unione sarebbero nati due gemelli: i Dioscuri. Castore abile domatore di cavalli e Polluce imbattibile pugile, entrambi sarebbero stati a difesa del paese e guida dei marinai. I gemelli però erano di natura diversa, Castore era infatti mortale, mentre Polluce era immortale, ma per amore del fratello anche lui voleva essere un non “divino”. Il padre Zeus, impietosito da questa richiesta, stabilì che avrebbero vissuto a turno un giorno da vivi sull’Olimpo e il giorno dopo da morti nell’Erebo.

La tradizione mitica è però discordante riguardo alla progenie divina. La leggenda vuole che dopo l’unione con Zeus, la stessa notte Leda giacque anche con il marito Tindaro, generando così due uova da dove sarebbero usciti i Dioscuri e Clitemnestra con Elena. Nonostante alcuni affermino che tutti i figli usciti dalle uova fossero figli di Zeus, secondo altre versioni del mito i figli immortali sarebbero stati solo Polluce ed Elena, mentre gli altri due sarebbero i figli di Tindaro.

Leda By Mentnafunangann (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
La pittura antica ci ha restituito diverse rappresentazioni del mito, una di queste oggi si trova presso il Museo archeologico di Napoli e proviene dalla Villa di Arianna a Stabiae. L’affresco risale alla prima metà del I secolo d.C. ed era posizionato originariamente al centro di un pannello della parete di un cubicolo dove si trovano anche altre raffigurazioni femminili come quelle di Flora, Medea e Diana; venne ritrovato attorno al 1759, in seguito alle esplorazioni volute dai Borbone nell’area dell’attuale Castellammare di Stabia, fu staccato ed entrò così a far parte della collezione reale.

La raffigurazione di Leda è molto ricorrente nella pittura greca e romana in modo particolare si diffuse durante l’ellenismo. La giovane regina si presenta su uno sfondo verde nell’atto di camminare velocemente, con le vesti che si aprono mosse dal vento e che scoprono il seno. In un braccio tiene il cigno mentre con la mano destra cerca di arginare l’impeto delle vesti mosse trattenendo il mantello che si apre sulla schiena. Il tipo femminile con panneggio svolazzante è molto simile ai ritratti di Menadi e danzatrici presenti su un affresco di Pompei nella cosiddetta Villa di Cicerone.

Ricordiamo che, in occasione della prossima mostra al Museo archeologico di Napoli dal titolo “Pompei e la Grecia. La metamorfosi del mito”, Mediterraneoantico.it vuole dedicare una serie di articoli al racconto di alcune storie mitologiche famose che saranno proprio al centro dell’evento.

La mostra, tra gli obiettivi, avrà quello di esplorare la tensione tra alterità ed identità che caratterizza proprio un preciso gruppo di racconti come quello di Danae, Leda, Europa e Ganimede, Io, Dafne, Narciso ed Eco fino a quello complesso ed affascinante di Ermafrodito. Chi visiterà la mostra avrà occasione anche di ammirare una serie di capolavori provenienti da Pompei. La ricca selezione di oggetti comprende, oltre a numerose pitture parietali di soggetto mitologico, pannelli a mosaico, arredi in marmo e in bronzo, gemme e oggetti d’oreficeria, utensili in bronzo ed altri metalli.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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