Statua di sacerdote

Le statue realistiche sono rare nella produzione antico egiziana classica, ma assai più frequenti in epoca saitica. Non si tratta comunque di statue “ritratto” vere e proprie, ma piuttosto dell’abbandono di certi canoni ufficiali che da secoli si rifacevano alla casa reale e al sovrano, non più modello delle classi sociali agiate, dei funzionari e dei sacerdoti, che cercano adesso nuove soluzioni per esprimere la realtà.

Tripudio della cucina Pompeiana a Shangai con lo chef De Feo

Protagonista indiscussa dell’evento gastronomico di fine settembre al Mammamia di Shanghai è stata la tradizione culinaria pompeiana. Un evento voluto dall’Associazione Campani Cina che ha affidato alle prodigiose mani dello chef Rino De Feo di Castellammare di Stabia l’organizzazione della serata.

Cassetta porta-ushabty della Cantrice di Amon Mut-em-uia

Chiudiamo questa breve carrellata sugli ushabty precisando innanzitutto che, la collezione egizia del Museo Archeologico di Napoli ne custodisce ben più della breve selezione che vi abbiamo proposto, e poi descrivendo un contenitore che era adibito ad ospitare proprio queste statuette funerarie, appartenuto alla Cantrice di Amon, Mut-em-uia.

Ushabty di Pa-di-ni-udjit, figlio di Setcher-ir-dis

Questo tipo di ushabty è definito “saitico” perché presenta una serie di elementi iconografici e caratteristiche tecniche ben precise e ben identificabili, riconducibili all’epoca Saitica (XXVI dinastia) che perdureranno, pur con qualche evoluzione stilistica, fino al periodo tolemaico.

Il Bergamotto protagonista dell’ultima di #nottidestate al Museo Archeologico di Reggio...

Reggio Calabria aprire le porte ai cittadini e ai visitatori nelle ore serali per tutti i mesi estivi». Commenta così il Direttore Carmelo Malacrino l'iniziativa #nottidestate che si concluderà domani, sabato 1 ottobre, con la chiusura serale alle ore 23.00 e biglietto ridotto a 3 euro dalle 20.00.

Romani e Longobardi inquilini in una villa rustica

Inaugurazione mostra Romani e Longobardi inquilini in una villa rustica con l'’intervento della Soprintendenza Archeologia, Paesaggio e Belle Arti per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dell'’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali dell’Emilia Romagna.