A Deir el-Bahari scoperte giare con materiali per l’imbalsamazione

La missione archeologica spagnola-egiziana che lavora a Luqsor nella necropoli di Deir el-Bahari alla TT 315, la tomba di Ipi, ha riscoperto ben 56 giare contenenti materiali di imbalsamazione destinati per la mummificazione del vizir Ipi, supervisore di Tebe e personaggio di élite alla corte di Amenemhat I, sovrano fondatore della XII dinastia che regnò tra il 1994 e il 1964 a.C. Si tratta della più grande collezione di materiale per l’imbalsamazione mai trovata finora risalente al Medio Regno.

Il Naoforo Farnese

Il Naoforo Farnese, assieme ad alcuni oggetti provenienti dal Tempio di Iside a Pompei, fu uno dei primi reperti afferenti la cultura egizia che entrò a far parte delle collezioni del Museo Archeologico di Napoli.

Ushabty di Pa-di-ni-udjit, figlio di Setcher-ir-dis

Questo tipo di ushabty è definito “saitico” perché presenta una serie di elementi iconografici e caratteristiche tecniche ben precise e ben identificabili, riconducibili all’epoca Saitica (XXVI dinastia) che perdureranno, pur con qualche evoluzione stilistica, fino al periodo tolemaico.

Inaugurata al Luxor Museum la mostra temporanea con i reperti appena...

E’ stata inaugurata ieri alla presenza del Ministro delle Antichità, il dott. Khaled el-Anani, l’esposizione temporanea allestita nelle sale del Luxor Museum organizzata per mettere in mostra i tantissimi reperti trovati all’interno della tomba appena scoperta di Userhat, il magistrato dell’antica Tebe in carica durante la XVIII dinastia. La collezione comprende ushabti, ceramiche, maschere di legno, parti di sarcofagi e papiri; tutti pezzi che risalgono alla XVIII, XXI e XXII dinastia, in quanto, ricordiamo, la sepoltura fu riutilizzata durante il Periodo Tardo. (Tante le foto dei reperti esposti)

Cassetta porta ushabty della Cantrice di Amon Mut-em-uia

La collezione egizia del Museo Archeologico di Napoli custodisce una ricca collezione di ushabty, e ora vi descriveremo un contenitore che era adibito ad ospitare proprio queste statuette funerarie, appartenuto alla Cantrice di Amon, Mut-em-uia.

Statua di Sacerdote dalla collezione egizia del Museo archeologico di Napoli

Le statue realistiche sono rare nella produzione antico egiziana classica, ma assai più frequenti in epoca saitica. Non si tratta comunque di statue “ritratto” vere e proprie, ma piuttosto dell’abbandono di certi canoni ufficiali che da secoli si rifacevano alla casa reale e al sovrano, non più modello delle classi sociali agiate, dei funzionari e dei sacerdoti, che cercano adesso nuove soluzioni per esprimere la realtà.