Amenhotep II sul carro scaglia frecce contro un bersaglio di rame. Museo Egizio di Luqsor, Egitto.

Amenhotep II, figlio di Thutmose III e della sua sposa minore Merira Hatshepsut (da non confondere con la matrigna dello stesso Menkheperra), fu il settimo sovrano della XVIII dinastia Egizia dal 1424 a.C. al 1398 a.C. Quale degno figlio di una “celebrità sportiva” nella caccia e nel tiro con l’arco, è noto come il faraone andasse fiero delle proprie abilità atletiche, infatti eccelleva in diverse discipline tra cui possiamo annoverare il tiro con l’arco, la corsa, l’equitazione ed era anche un esperto vogatore; tutte discipline che possiamo dire essere legate all’esercizio preparatorio per la guerra. Lodi sulla sua prestanza fisica ci giungono anche dal resoconto della sua prima campagna militare, nel terzo anno di regno, nel quale viene narrato di come Amenhotep respinse in Siria un attacco da parte dei Mitanni, nei pressi del fiume Oronte: le fonti riportano che, grazie alla sua valenza ed alla sua forza fisica, Amenhotep avrebbe abbattuto da solo sette nemici in una sola volta, i quali, in seguito, furono appesi alla prua della sua nave come trofei. Elogi sono documentati anche in una stele ritrovata nel lato nordorientale della Sfinge a Giza e conosciuta come la Stele del Tiro con l’Arco, in cui si legge che “padroneggiava nell’equitazione e non c’era alcuno pari a lui, il suo arco non poteva essere piegato da nessuno e nessuno poteva raggiungerlo nelle corse”. Sono note le sue competizioni alla guida del suo carro, con le redini legate intorno alla vita scagliava a ripetizione frecce attraverso una piastra di rame, atto che colpì tanto l’immaginazione dei suoi contemporanei da essere registrato in tantissime raffigurazioni pittoriche, steli e scarabei rituali ritrovati anche nel Levante. Studi approfonditi hanno fatto anche avanzare l’ipotesi (n.b. trattasi di ipotesi) che questa particolare pratica fosse stata presa come spunto nell’episodio dell’Odissea nel passo in cui Ulisse scaglia una freccia attraverso delle lame forate di dodici scuri piantate nel terreno. Abile condottiero ma, come già detto, anche virtuoso rematore, Amenhotep non si lemosinava nemmeno in acqua. Seppur vogliamo considerare l’aspetto propagandistico delle sue attività e quindi non possiamo stupirci più di tanto delle incredibili prestazioni, impossibili anche per il figlio di un dio, ci è giunto un altro racconto secondo il quale, maneggiando un remo di circa 30 piedi di lunghezza (8,64 m), avrebbe remato ad una velocità sei volte superiore la norma. Diciamo comunque la verità, la narrazione dei suoi prodigi potrebbe anche essere enfatizzata per scopi politici e propagandistici, ma è doveroso sottolineare che la sua mummia è la più massiccia tra quelle dei sovrani della sua dinastia, il che significa che la sua costituzione fisica era forte e straordinariamente portentosa per i suoi tempi.

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