La dea Sekhmet/ph/MediterraneoAntico
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ph/MediterraneoAntico

Millecinquecento anni prima della nascita di Cristo, la società egiziana era già organizzata in solide istituzioni politiche e religiose, mentre Pompei ancora non esisteva. La Campania era riunita in villaggi di capanne e le popolazioni non conoscevano ancora la scrittura. Ci vorranno quasi altri mille anni prima che Pompei diventi una città e avverrà solo nel VI secolo a.C., quando ormai il potente Egitto dei faraoni sarà un regno in declino. Nell’ottica dei curatori sembra proprio questo forte contrasto il leit motiv di tutta la mostra, cioè attraverso le distanze temporali nette unire l’Egitto nel periodo del massimo splendore al mondo che poi lo recepisce, lo rivista e lo fa proprio.

In anteprima oggi per la stampa e da domani 20 aprile fruibile per tutti fino al 2 novembre 2016, la seconda tappa del grande evento “Egitto-Pompei” che ha visto arrivare per la prima volta dal Museo Egizio di Torino nella restaurata Palestra Grande del sito vesuviano otto statue colossali, una del re Thutmosi I e sette della terribile Sekhmet, dea egizia della testa leonina, inquietante e misteriosa, dispensatrice di abbondanza, ma allo stesso tempo potenza devastatrice temuta dagli uomini.

Massimo Osanna, Soprintendente di Pompei
Massimo Osanna, Soprintendente di Pompei/phMediterraneoAntico

I curatori della mostra Massimo Osanna, Marco Fabbri e Simon Connor hanno cercato così di far dialogare culture diverse e lontane ma intimamente connesse attraverso reperti puramente legati all’Egitto faraonico e altri legati al culto di Iside arrivati in Campania e felicemente accolti a Pompei.

Seguendo il primo percorso della mostra che si avvale di un’altra prestigiosa collaborazione, quella dell’architetto Francesco Venezia, si arriva nel braccio settentrionale del porticato della Palestra Grande proiettando il visitatore in un viaggio a ritroso di 3300 anni con il preciso intento di disorientarlo dall’immaginario comune dell’Egitto.

Luci soffuse, corridoi stretti, contrasti di colori immettono il visitatore in una lunga sala che accoglie le possenti statue, per giungere agli aspetti più lontani di questo mondo attraverso dei simboli magici, Aegyptiaca, già diffusi in Campania attorno all’VIII secolo a.C. e usati come potenti amuleti.

A completare il percorso espositivo una coinvolgente istallazione audio visiva realizzata da Studio Azzurro, che racconta un complesso viaggio, dalle spende del Nilo, attraverso la Grecia, fino alle coste italiane.

Il secondo percorso porta invece alla testimonianza più diretta del culto isiaco a Pompei, ovvero il tempio dedicato alla dea ormai entrata a pieno titolo nel Pantheon romano non solo attraverso cerimonie ufficiali, ma anche accolto nel culto privato con la dedica di appositi altari, affreschi e arredi. Per l’occasione nell’area del Tempio di Iside sono state inserite riproduzioni di oggetti d’arredo, statue e affreschi che originariamente decoravano l’edificio, ed è stato creato all’interno del piano della fruizione del Grande Progetto Pompei un video di Stefano Incerti che ha così il potere di restituire la suggestione del momento della scoperta.

La conferenza stampa è stata animata dai tre principali protagonisti: Massimo Osanna, Christian Greco e Paolo Giulierini, oltre ai curatori Marco Fabbri e Simon Connor, che hanno illustrato i vari aspetti della mostra e annunciato che la collaborazione tra questi enti continuerà nel tempo, con nuove iniziative legate ad attività di scavo e di ricerca. Importante tra questi l’annuncio a sorpresa di Massimo Osanna di una ripresa degli scavi nel tempio di Iside attraverso una fitta collaborazione tra gli egittologi di Torino e gli archeologi di Pompei.

Ricordiamo che la mostra presenta tre distinti momenti, di cui uno già presentato al pubblico presso il Museo Egizio di Torino e il prossimo a breve sarà inaugurato il 28 giugno al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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