Foto di copertina di Riccardo Siano

 

In questi ultimi anni abbiamo osservato con interesse i cambiamenti che hanno coinvolto numerosi musei del nostro Paese, grazie alle nomine di nuovi direttori a cui è stato dato un ampio margine di manovra, anche economico, con investimenti talvolta ingenti che hanno consentito l’apertura di spazi chiusi, l’esposizione di collezioni ancora nei depositi e di un generale ammodernamento strutturale che ne ha agevolato la fruizione da parte dei visitatori.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Ph/Paolo Bondielli

Tra i musei oggetto di questa nuova ondata di interesse spicca senz’altro il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Aldilà dei numeri, che certo sono importanti perché danno la misura concreta di quanto si è costruito, a noi è piaciuto soprattutto come il MANN ha saputo “distribuirsi” tra le strade di Napoli e come abbia saputo farsi permeare a sua volta da questa meravigliosa città, riconsegnadosi ai cittadini. Artefice di tutto questo è senza dubbio il direttore Paolo Giulierini, che per il suo impegno è stato premiato come miglior direttore del 2018 da Artribune, premio che l’anno precedente il MANN aveva vinto come miglior museo italiano.

Abbiamo chiesto a Silvia Neri, architetto e collaboratrice esterna del Museo, di porre qualche domanda al direttore.

 

Direttore cosa pensa di sé stesso, si definisca in tre parole?

Entusiasta, umile, altruista

Un aneddoto divertente su Napoli?

La partecipazione alla prima riunione sindacale quando per 45 minuti feci finta di comprendere quello che veniva detto al tavolo (in toni accesi) e non avevo assolutamente capito nulla, alla fine pronunciai le fatidiche parole: “Allora rimaniamo così, se siete d’accordo”

Quanto le è costato in termini di vita privata e in termini di emozioni il raggiungimento degli obiettivi che si era posto per Napoli?

Molto in termini di energie, di salute, di carenza di affetti. Nessuna grande operazione riesce se non siamo disposti al sacrificio e devo dire che sono profondamente invecchiato in tre anni (lo dice ridendo), perdendo qualche capello e ampliando per così dire il giro vita! Però in termini di arricchimento, consapevolezza e capacità di far fronte alle difficoltà c’è stata una grande crescita personale. Dopo Napoli altri traguardi sarebbero abbastanza facili da affrontare.

Paolo Giulierini, direttore del MANN

Che obiettivi ha per il futuro?

Vorrei portare a termine l’operazione iniziata qui al MANN per poterlo trasformare in un istituto di altissimo livello che possa dialogare con i principali musei del mondo, in termini di servizi, di iniziative e mostre all’estero, formando un personale in grado di far fronte a tutte queste esigenze. Poi mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero, cercando di riprodurre l’esperienza del MANN in contesti diversi, perché sono molto incuriosito e attratto dal confronto tra culture differenti. All’estero hanno una capacità progettuale di lungo periodo e agiscono con mezzi e modalità che si avvicinano alla gestione privata, più semplice rispetto a quella pubblica italiana.

Qual è stato l’impatto che ha avuto al suo arrivo a Napoli?

Il primo impatto lo descrivo con una scena. Arrivato al museo incontro un custode che, dopo essermi presentato, si è infilato in bocca tutta la sigaretta accesa che stava fumando! (ride). È un piccolo aneddoto che dà l’idea di come sia stato difficile all’inizio far comprendere una nuova filosofia di lavoro (cit. la mia è stata una rivoluzione gentile), proposta sempre in punta di piedi e in maniera graduale, coinvolgendo le persone per gradi senza imporre con la forza le nuove idee, cercando di fare squadra.

Quanto hanno influito nel modo di affrontare il “mostro Napoli” gli anni di studio fiorentino (università e specializzazione) ed il contatto con i maestri dell’archeologia con cui si è formato?

Sono stati la base della mia formazione archeologica. Infatti, gli aspetti gestionali e la capacità di affrontarli sono arrivati in un secondo momento, a seguito dell’esperienza amministrativa presso il Comune di Foiano della Chiana e il Comune di Cortona. Ma la formazione universitaria, soprattutto in termini di specializzazione con 32 esami su tutte le archeologie del mediterraneo, anche quelle orientali, ha contribuito a orientare la mia formazione verso un mondo poliedrico di culture e non a specializzarmi in maniera ossessiva su un’unica civiltà, anche se ho fatto una tesi di specializzazione in etruscologia. Questa voglia di conoscere le civiltà antiche che si affacciavano sul mediterraneo ha fatto si che poi ci fosse la stessa propensione ad aprire a tutte le altre realtà archeologiche occidentali, orientali e del nuovo mondo e a considerare il museo aperto ai confronti culturali, nei termini dell’antichità e anche nei termini del confronto tra contemporaneo e antico. Tutto questo ha contribuito a fare di me una persona aperta alle molteplici possibilità culturali e non specializzata in un settore specifico.

Ingresso della collezione egizia del MANN, la prima tra le collezioni del museo ad essere riaperta al pubblico. Ph/Paolo Bondielli

Quali sono i ricordi più divertenti legati agli anni cortonesi, almeno uno.

Gli anni più divertenti e stimolanti sono stati quelli in cui abbiamo costruito il nuovo museo, l’abbiamo visto nascere e crescere fino alla sua inaugurazione. Ma soprattutto l’incoscienza di andarsi a rapportare con giganti come il Louvre, il British Museum e l’Ermitage portando con coraggio un antico e glorioso piccolo museo come il MAEC a confronto con queste realtà. A volte l’incoscienza paga e i grandi successi delle mostre internazionali di Cortona sono la prova che a volte l’impossibile può diventare possibile.

Di aneddoti ce ne sono molti in particolare ricordo un trekking archeologico in estate, sulle orme di Annibale, da Cortona al Trasimeno di cui non avevamo calcolato bene i tempi di percorrenza. Arrivati a destinazione con un ritardo incalcolabile il comitato di accoglienza, capeggiato dal sindaco che attendeva anche con una certa preoccupazione il nostro arrivo, venne completamente ignorato dai partecipanti superstiti al trekking che si avventarono sul banchetto delle libagioni offerte (ride).

Qual è l’aspetto più divertente del suo lavoro?

Sicuramente i viaggi, l’incontro con tante realtà museali in tutto il mondo; vedere come certi temi possano essere risolti a distanza di migliaia di chilometri in maniera diversa a seconda che l’approccio sia da parte di studiosi di Pechino, di Los Angeles o europei. In questo ambito nascono spesso anche una serie di amicizie che ti mettono in contatto con persone di grande livello in grado di arricchirti e in un certo qual modo, di completarti.

Paolo Giulierini, direttore del MANN

Come si vede da qui a tre anni se verrà riconfermato alla guida del MANN, o se durante i tre anni arrivasse un’offerta migliore, come si immagina e soprattutto dove?

La città di Napoli mi ha dato tanto e sarà una grande eredità. Io credo però che sia fondamentale costruire e realizzare progetti senza “vivere di governo”. Quindi quando si chiude un ciclo progettuale è molto importante lasciare il posto a persone che possano portare il nuovo corso, in termini di idee, entusiasmo ed energie. Per questo dopo Napoli mi auguro di avere nuovi stimoli ed entusiasmo da portare in nuove realtà museali italiane o estere.

 

Quindi che cosa farà da grande?

Mi piacerebbe essere un punto di riferimento per orientare e suggerire strategie culturali per i musei ed i beni culturali o a livello centrale per il ministero o con funzioni più internazionali; piuttosto che legarmi ad un singolo istituto preferirei avere funzioni più generali.

Com’era da bambino e quali erano i suoi sogni? Era timido, estroverso, casinista…?

Ero timido, amavo tantissimo leggere e giocare con i soldatini…

Quindi giochi di strategia fin da piccolo…

(ride) Strategie e passione per il passato, ma prediligevo i dinosauri e quindi la paleontologia, solo più tardi è arrivato l’amore per l’antichità.

Lei è considerato un uomo di fascino. Quanto hanno influito il suo fascino ed il suo carisma soprattutto nel suo lavoro, sia a Cortona che a Napoli?

(ride) Prendo atto adesso di questa cosa che a me non risulta assolutamente (ride), ne parlerò con i miei uffici stampa se sanno qualcosa (ride). Il tema di fondo non è piacere alle persone ma piacere a sé stessi quindi credo che la cosa più piacevole sia condividere e fornire energia ed entusiasmo agli altri, voglia di relazioni amicali, essere una persona che introduce la gioia di stare insieme; ecco queste caratteristiche possono giovare ad una persona.

Lei si piace, caratterialmente e fisicamente?

Fisicamente, 10 kg fa mi piacevo di più, ma a parte questo avrei preferito essere un pochino più alto. Dal punto di vista del carattere, forse in alcuni casi dovrei essere meno diplomatico e più esplicito, assumere decisioni più nette ma è nella mia indole arrivare ad una soluzione cercando di scontentare il minor numero di persone.

Paolo Giulierini consegna la card per l’ingresso gratuito annuale a Take, il giovane studente giapponese che quotidianamente pulisce le strade di Napoli da cicche e immondizie.

Le piace l’uomo che è diventato?

Sono contento del percorso che ho fatto e spero possa essere da stimolo per tanti giovani che non devono dimenticare questo grande patrimonio che è la cultura classica antica, pena perdere completamente le proprie radici. Sul piano personale sono contento di alcuni aspetti, come la capacità di relazione con le persone e la voglia di aiutarle, ma non mancano i difetti (ride).

Il rapporto con suo figlio: lo spinge verso l’archeologia o lo sta lasciando libero di decidere per il suo futuro?

No, ho avuto sempre un approccio delicato. Ho spinto perché avesse una passione verso lo studio, perché avesse coscienza dei propri doveri ma ci siamo intesi fin da subito: è stato molto netto sul chiarire che lui non ama molto le antichità classiche e propende più per le materie scientifiche! Ed io dopo aver pianto per alcuni giorni (ride) ho accettato di buon grado la cosa (cit. me ne sono fatto una ragione), quindi non ci saranno eredi (ride).

Quale è stato il momento più duro da quando è a Napoli?

Sicuramente all’inizio, quando avevo difficoltà a comprendere lo spirito della città che a volte ammalia e a volte seduce e talora è anche ‘altro’, soprattutto dai primi confronti con il mondo dei sindacati dove c’era una vecchia impostazione per cui a prescindere si dovevano trovare occasioni di conflitto. Gradualmente sono riuscito a portare il dibattito in termini costruttivi e cercare di proporre una nuova filosofia per portare in evidenza i problemi e risolverli insieme, piuttosto che farsi la guerra a prescindere.

 

Paolo Giulierini, direttore del MANN

Concludendo posso dire, da amica di lunga data, che dietro ai successi degli ultimi anni c’è tanto lavoro, tanto sacrificio e tanto tanto entusiasmo che Paolo ha sempre messo in tutto. Solo una persona con le sue caratteristiche e capacità poteva creare e rendere grandi musei come MAEC,  (il Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona) ed il MANN (il Museo Archeologico Nazionale di Napoli), due realtà tanto diverse.

E poi una delle caratteristiche fondamentali del suo essere e del suo lavoro è credere nelle persone e nel lavoro di gruppo composto da professionalità di diversa formazione e competenza, ciascuna in grado di apportare conoscenze e innovazioni per rendere grande ogni progetto.

È anche questa la sua forza: credere nelle persone e nelle loro capacità e non sentire tra le sue mani il potere assoluto della conoscenza. L’essere una persona umile, riconoscente, autoironica, scherzosa, che non si prende troppo sul serio, ma che ha cognizione delle proprie capacità. A volte trapela un po’ di narcisismo (un difetto, un pregio?) che se ben gestito può essere solo di aiuto a fare sempre meglio.

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Silvia Neri

Architetto, si è laureata a Firenze con una tesi sul Parco Archeologico di Cortona (AR) con 110/110 e lode, si è diplomata (110/110) nel 2009 al Master in Paesaggistica presso l’Università degli Studi di Firenze con una tesi sulla riqualificazione paesaggistica della villa romana di Ossaia (Cortona), divenendo a pieno titolo una paesaggista. Iscritta all’OAPPC di Arezzo, socia AIAPP dal 2010 e dal 2016 vicepresidente AIAPP per la sezione Toscana-Umbria-Marche, vive a Cortona (AR) e dal 2008 si occupa del progetto di giardini, spazi aperti storici e contemporanei, riqualificazione paesaggistica di aree archeologiche, sia come libero professionista che attraverso collaborazioni e consulenze con enti pubblici e privati. Nel 2015-2016 si è occupata, assieme al professor Aldo Ranfa, botanico dell’Università di Perugia e al prof. Curgonio Cappelli già ordinario di patologia vegetale presso Università di Perugia, del restauro dei giardini storici del Museo Archeologico di Napoli e dei giardini di 5 domus di Pompei. Nel 2016 le è stato affidato l’incarico per la progettazione ed il recupero del terzo giardino del MANN posto di fronte al braccio nuovo, una splendida occasione per legare il museo alla città ed amplificarne la connotazione verde. Si occupa anche di allestimento di stand espositivi sempre connotati dalla sua passione per il verde e la natura (stand per il MANN a Tourisma Firenze 2015 e 2016, stand per il MANN alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum). Ha frequentato numerosi corsi di formazione nell’ambito dell’architettura, del paesaggio e dei beni culturali. La sua grande passione per la natura, l’architettura e l’archeologia l’hanno portata a realizzare il sogno di lavorare in questi campi, tutti racchiusi in quel grande contenitore che è il paesaggio. Attualmente lavora tra Cortona, dove risiede ed ha il proprio studio professionale, e Napoli dove si occupa dei giardini del MANN.

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