A distanza di soli due giorni dall’inaugurazione della mostra “Paideia” dedicata allo sport nell’antichità, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli presenta al grande pubblico un’altra splendida esposizione: “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio“.

La nuova mostra, inaugurata il 3 luglio e aperta fino al prossimo 16 settembre, è stata realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e punta i riflettori sull’antica terra degli Assiri (l’attuale Iraq settentrionale).

Esposti in tre sale lungo un percorso circolare ci sono oltre quarantacinque reperti che provengono da prestigiosi musei italiani e internazionali, come i Musei Vaticani, il Museo Barracco, i Musei Civici di Como e i Musei Reali di Torino, oltre al British Museum e all’Ashmolean Museum.

Fiore all’occhiello di questa mostra sono i calchi ottocenteschi dei rilievi rinvenuti nei palazzi di Nimrud e Ninive, i cui originali sono conservati oggi nell’Assyrian Basement del British Museum di Londra. Questi rilievi – risalenti a un periodo compreso fra il IX e il VII secolo a.C. – rappresentano in forma iconografica una vera e propria “propaganda politica” dei sovrani assiri come Assurnasirpal II e Assurbanipal.

I calchi furono realizzati dall’artista toscano Domenico Brucciani (1815 -1880) e giunsero al MANN grazie ad una donazione del collezionista d’arte Alessandro Castellani (1823 – 1883).

L’altra grande protagonista della mostra è la tecnologia. L’intera esposizione infatti è stata concepita come un percorso multimediale e multisensoriale. A disposizione del pubblico ci sono occhiali multimediali per godere appieno della Realtà Aumentata e delle ricostruzioni tridimensionali degli interni dei palazzi; si possono ascoltare le musiche di Antonio Fresa appositamente composte per la mostra; persino l’olfatto e il gusto sono stimolati grazie alla diffusione di fragranze tipiche dei giardini assiri e alla degustazione di liquirizia, una pianta utilizzata dagli assiri per scopi curativi.

Infine, la mostra sulla storia dell’Assiria si pone anche come strumento di sensibilizzazione per il grande pubblico sui pesantissimi danni inflitti al patrimonio culturale dell’area geografica medio-orientale.

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