L’International Archaeological Discovery Award è arrivato alla sua sesta edizione. Dal 2015, infatti, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo hanno istituito questo vero e proprio concorso per dare risalto alle scoperte archeologiche che ci riconsegnando un frammento del passato della storia umana sulla Terra. Il premio è dedicato a Khaled al-Asaad, l’archeologo direttore del sito di Palmira che diede la vita per difendere il patrimonio culturale, l’arte, la bellezza dall’oscurantismo dei terroristi islamici.

Il BMTA e Archeo si avvalgono anche della collaborazione di prestigiose testate archeologiche internazionali: “Antike Welt” (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologieder Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia) e dal 2020 si è aggiunto il British Archeology (Regno Unito).

Come di consueto MediterraneoAntico, social media partner online ufficiale di BMTA, vi presenterà una per una le scoperte archeologiche in lizza per il premio. Prima di introdurle, però, sono doverose alcune precisazioni. La cerimonia di consegna per il vincitore di quest’anno si terrà il prossimo 20 novembre in occasione della XXIII BMTA che si svolgerà a Paestum (19-22 novembre 2020). La data non è stata scelta a caso, ma tiene conto del difficile momento che tutto il nostro mondo sta attraversando. L’augurio, naturalmente, è che la pandemia che ha travolto le nostre vite e i nostri equilibri possa terminare il prima possibile, consentendoci di tornare a una vera normalità, a poter svolgere anche manifestazioni come questa premiazione che da anni seguiamo con grande interesse.

Ancora una volta la scienza, la bellezza, la Storia, l’archeologia possono diventare dei validi strumenti per unirci, per instaurare un dialogo tra culture diverse, per farci comprendere non solo il nostro passato in sé, ma soprattutto gli errori che non dobbiamo ripetere. Questo premio non è solo un’occasione di divulgazione, ma anche un modo per combattere la sensazione di pessimismo, apatia, incertezza che accompagna questo periodo così complicato. Possono sembrare parole ormai logorate dall’uso eccessivo, concetti banalizzati dalla continua ripetizione, eppure è proprio nelle tracce lasciate dai nostri antenati che possiamo ritrovare noi stessi, il senso del nostro presente e del nostro futuro. Davvero la bellezza e la memoria possono salvarci.

Lo sapeva bene Khaled al-Asaad che per difendere l’eredità lasciata da antichi popoli e tentare di fermare l’avanzata della più crudele e brutale ignoranza ha messo in gioco la sua vita. Sul sito della Borsa del Turismo Archeologico potrete leggere il ricordo di al-Asaad tratteggiato dall’archeologo Paolo Matthiae. Ve ne citiamo qualche passaggio che dimostra proprio la statura morale di quest’uomo e il valore che per lui aveva l’archeologia:

Khaled al-Asaad era uno studioso completo…una persona tipica delle famiglie delle città del deserto. Questo tipo di uomini, come i beduini di un tempo, sono caratterizzati di un’amabilità, da una cortesia e da un’ospitalità straordinaria che per loro è del tutto naturale. Non eccessiva, ma misurata e discreta…Era talmente sicuro di fare soltanto il suo mestiere che non riteneva di avere motivo di fuggire…non era una persona che temesse per la propria vita. Pur essendo in pensione…ha preferito rimanere nella sua città proprio perché ha capito che le antichità correvano dei rischi…”.

Veniamo, ora, alle scoperte in lizza quest’anno e di cui ben due sono italiane.

  • La Sala della Sfinge, nuovo tesoro della Domus Aurea (Italia).
Vista d’insieme della Sala. Credit: Parco Archeologico Del Colosseo

 

  • La statua etrusca del leone alato, risalente al VI secolo a.C. e rinvenuta a Vulci (Italia).
Statua di leone alato. Parco Archeologico di Vulci.

 

  • La metropoli neolitica risalente a 9.000 anni fa e scoperta a Motza, 5 km da Gerusalemme (Israele).
Motza. Credit: EPA

 

  • Dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti divinità mesopotamiche rinvenuti nel sito di Faida, 50 Km da Mosul (Iraq).
I sette rilievi rupestri. Credit: Alberto Savioli per LoNAP.

 

  • La città perduta di Mahendraparvata, il cuore dell’impero Khmer, scoperta nella foresta sulle colline di Phnom Kulen, nord-est di Angkor.
Aerial picture of the Kulen Plateau, Credit JB Chevance Archaeology And Development Foundation, ADF Kulen

A ognuno di questi ritrovamenti MediterraneoAntico dedicherà un approfondimento. Intanto, per saperne di più sul premio, potete consultare il sito della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e la pagina Facebook:

www.bmta.it

https://www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico/

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