Concluse le indagini nel Santuario di Apollo a Pompei. I dati saranno presentati in un nuovo volume

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La storia del santuario di Apollo, di fatto, coincide con quella della città di Pompei. La sua posizione, a ridosso di quell’area che sarà poi occupata dal Foro, riflette una consuetudine ben avviata in diverse colonie della Magna Grecia, cioè quella di far dialogare aree sacre e aree pubbliche in maniera contigua ma nettamente separata. Anche la titolatura del santuario, ad Apollo, riflette la forte influenza culturale esercitata dagli insediamenti greci nel golfo fin dall’VIII secolo a.C.

Assieme al tempio Dorico, è il santuario più antico di Pompei, come attesta la decorazione architettonica superstite databile al 575-550 a.C., anche se l’attuale sistemazione è del II sec. a.C. (successivamente ridefinita fino al sisma del 62 d.C.), quando fu costruito il quadriportico in tufo con colonne ioniche e trabeazione dorica a metope e triglifi. L’edificio mescola elementi italici (alto podio con scala d’accesso sulla fronte) e greci (colonnato intorno alla cella). Il pavimento della cella è a rombi di pietra policromi, ad imitazione di cubi prospettici. Ai lati del portico sono le statue di Apollo e Diana raffigurati come arcieri (gli originali sono al Museo archeologico di Napoli); l’altare ai piedi della scalinata è di età sillana (80 a.C. circa); la colonna con l’orologio solare è augustea. Già da quattro anni, l’Università degli studi Luigi Vanvitelli sta conducendo delle indagini all’interno dell’area santuariale, mettendo in evidenza, nelle ultime campagne di scavo, un tratto di strada di cui si ignorava l’esistenza ma presente dall’epoca arcaica fino all’epoca ellenistica e poi scomparsa durante il periodo di monumentalizzazione dell’area del Foro.

La campagna 2017, condotta dal Prof. Carlo Rescigno e dal suo team e appena conclusa, ha portato ad indagare, tramite l’apertura di saggi stratigrafici, la storia più antica del Santuario. Una prima finestra temporale è scesa all’interno del podio del tempio, dove sono stati recuperati anche diversi materiali provenienti da una fase di distruzione del santuario. Alla luce, sono venuti fuori intonaci dipinti, frammenti di pavimenti, frammenti di blocchi da costruzione, tutti elementi che indicano la presenza di un complesso architettonico databile intorno al III secolo a.C. Il Prof. Rescigno, continua ancora a spiegare gli altri lavori effettuati parlando di un saggio aperto lungo il fianco orientale del santuario che ha messo in evidenza il limite fisico tra il santuario e la piazza del foro, due aree completamente diverse sia nella forma che nel contenuto. Da un lato, il Foro con i suoi traffici, i suoi scambi e la vitalità quotidiana, dall’altro, lo spazio del dio, sacro e non mondano. Quest’anno sono emerse le tracce di distruzione tra le due aree e un primo apprestamento monumentale dell’area santuariale.

Il terzo saggio, invece, è stato aperto nel cuore del santuario, nel piazzale che si trova davanti al tempio e che era occupato dall’altare. Gli archeologi hanno individuato una parte del complesso di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana e una serie di tracce di buche carbonizzate pertinenti alla vita del piazzale. Non si sa ancora bene come interpretarle, intanto hanno restituito una buona quantità di materiale ceramico e di elementi bruciati, forse si tratta di apprestamenti che già nel corso del terremoto del 62 d.C. uscirono di scena nella successiva ricostruzione. Potrebbero essere delle piante, o un piccolo boschetto di alloro, o delle azioni rituali compiute per eliminare elementi danneggiati nel terremoto, tutte ipotesi che al momento non hanno risposta e che Rescigno e il suo team sperano di interpretare nel modo più corretto tramite lo studio dei materiali che sono emersi numerosi da queste buche. Con quest’ultima campagna di scavi, finisce qui per il momento l’attività dell’Università Luigi Vanvitelli nel Tempio di Apollo. Nei prossimi mesi e anni, il lavoro da impostare sarà tutto improntato oltre che nell’interpretazione dei dati anche nell’edizione di volumi sulla storia del monumento e delle sue fasi evolutive lungo tutta la storia della città di Pompei. I singoli elementi raccolti, dalla fase arcaica sino al terremoto del 62 d.C. dovranno dialogare filologicamente tramite le nuove tecnologie digitali di ricostruzione 3D e dovranno rispondere alle tante domande che gli studiosi, nel corso degli anni, si sono poste su uno dei monumenti più importanti dell’antica Pompei.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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