Al via nuove indagini e ricerche nel Parco Archeologico di Pompei. Si aprono 8 cantieri di scavo

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L’abitato di Pompei comprende 66 ettari circa, di cui solo 44 sono stati portati alla luce. Si conoscono quindi solo due terzi della città, mentre un terzo rimane ancora sepolto sotto gli strati di macerie e lapilli. Tendenzialmente, a differenza dei primi scavi effettuati nella città a partire dal 1748, oggi non si effettuano più scavi in estensione ma, considerando anche la difficoltà di preservare le porzioni di muri, edifici e monumenti già portati in luce, l’attenzione degli studiosi si concentra su punti specifici dell’area archeologica per chiarirne la storia e la stratigrafia.

Mappa degli 8 cantieri

Il Grande Progetto Pompei, oltre ad aver incentivato notevolmente il piano di conservazione, è stato anche motivo di avvio di diversi cantieri studio e dalla primavera di quest’anno ben 8 aree d’indagine stanno interessando il sito, non solo intra site ma anche nel suburbio meridionale. Le aree indagate sono quelle del Foro, dell’Insula Occidentalis, della Torre di Mercurio con le mura antiche, della Schola Armaturarum e delle aree sacre del Santuario di Apollo, del Foro Triangolare, del Tempio di Iside e del Santuario extraurbano del Fondo Iozzino. Le aree sacre saranno interessate in modo particolare da ricerche finalizzate a ricostruirne l’aspetto cultuale dell’area ma anche la posizione all’interno dell’impianto urbano di Pompei.

Le transenne che i vari fruitori del sito incontreranno lungo i percorsi, saranno dunque connesse a queste operazioni scientifiche disseminate per tutta l’area del parco archeologico e in talune occasioni, chi volesse, potrà chiedere agli stessi archeologi informazioni relative alle attività svolte.

Il prossimo grande cantiere invece, interesserà tutti i fronti di scavo e vedrà il dissotterramento di una intera porzione di area sepolta della Regio V, che darà sicuramente ulteriori informazioni su quest’area della città, ma altresì queste operazioni saranno necessarie per definire al meglio con il team di esperti nuove strategie di conservazione e valorizzazione delle Regiones.

“Le attività di studio e ricerca archeologica – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna – costituiscono la base imprescindibile delle attività di tutela e valorizzazione, in quanto solo la conoscenza approfondita del contesto archeologico può garantirne la corretta salvaguardia nel tempo. Gli scavi in corso si concluderanno entro l’estate e i numerosissimi reperti rinvenuti  saranno esposti all’Antiquarium al termine delle mostre temporanee attualmente in corso. “

Lavori in corso:

Insula Occidentalis: corrisponde al settore ovest di Pompei, compreso tra Porta Ercolano e Porta Marina. L’attuale area di indagine si concentra nella Regio VI, presso la cosiddetta Casa del Leone. Le prime indagini hanno confermato la presenza di un portico di considerevoli dimensioni posto all’esterno delle mura, in relazione alla Casa del Leone, già oggetto di scavi e indagini durante il periodo borbonico ma del quale si erano perse le tracce a causa di cumuli e di seppellimenti, anche di ambienti mosaicati mai indagati e scoperti. Tali ricerche forniscono elementi preziosi per questo settore della città antica soprattutto nei suoi rapporti urbanistici che caratterizzavano questo versante con un sistema di case-villa a ridosso della cinta muraria e con un affaccio sul mare panoramico.

Scavo Sulla Mura In Collaborazione Con Università Tor Vergata

Le antiche mura nei pressi della Torre di Mercurio: già nel 1927-29 Amedeo Maiuri aveva condotto due saggi nell’area allo scopo di sondare la stratigrafia più antica della fortificazione della città e il suo impianto urbanistico. Di particolare interesse sono alcune tracce dei solchi delle macchine da guerra di epoca sillana, 89 a.C., utilizzate per la difesa della città ed emerse lungo il camminamento di ronda. Nell’altro saggio invece, a venire alla luce la fondazione della cortina a lastre di calcare di impianto greco.

 

Iscrizioni etrusche sui reperti di Fondo Iozzino

Di fondamentale importanza e nel cuore della città moderna, sono riprese le indagini archeologiche nel Santuario di Fondo Iozzino, situato nel suburbio della Pompei antica. L’area prende il nome dalla cava di proprietà Iozzino specializzata nell’estrazione del lapillo ed entrata successivamente, per il grande rilievo scientifico, nell’orbita di scavi a più riprese già a partire dal 1960. Nel 2014 lavori d’indagine più approfonditi e continuativi, hanno portato alla scoperta di ricchi oggetti di destinazione votiva, con ampie testimonianze epigrafiche in lingua etrusca, gettando così nuove ipotesi ricostruttive sulle origini di Pompei, ancora avvolte nel mistero. Queste iscrizioni, al momento, costituiscono anche il più ricco repertorio di iscrizioni etrusche della Campania.

Da pochi giorni sono iniziati gli scavi anche nei principali luoghi di culto della città: il Santuario di Apollo, il Tempio di Iside e il Foro Triangolare. Ad occuparsi delle indagini, Università e Istituzioni in accordo con il Parco archeologico di Pompei, avranno il compito di leggere i rapporti tra spazi sacri e spazi urbani della città ma anche di comprendere la frequentazione rituale di queste aree durante il periodo arcaico e nella successiva epoca romana.

Già da quattro anni l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli si sta occupando dell’area sacra ad Apollo a cui si affianca in parallelo il lavoro di ricerca della Federico II presso il Santuario di Atena del Foro Triangolare, aree di culto di fondamentale importanza della Pompei di epoca arcaica e non solo. Gli scavi hanno messo in luce, durante le precedenti campagne di scavo, un tratto di strada di cui si ignorava l’esistenza ma presente dall’epoca arcaica fino all’epoca ellenistica e poi scomparsa durante il periodo di monumentalizzazione dell’area del Foro. La campagna di scavo 2017, vedrà lo scavo dell’area centrale del tempio, cioè gli spazi rituali intorno all’altare. Gli studi condotti dal Prof. Rescigno e dal suo team, hanno fornito elementi sorprendenti relativi ai momenti rituali che dal Santuario arrivavano al Foro con l’organizzazione di giochi in onore del dio.

La Federico II sta concentrando gli scavi in punti diversi dell’area sacra ad Atena nel Foro Triangolare, in modo particolare nell’Heroon, il luogo sacro di sepoltura di Ercole, mitico fondatore della città, e all’interno del portico occidentale. Le nuove ricerche hanno messo in luce un pozzo ovale, profondo circa 4,5 metri e comunicante con una cisterna coperta da una volta a botte. Il luogo anticamente, prevedeva rituali di passaggio per fanciulli e fanciulle testimoniato dal ritrovamento di diversi ex-voto e da una moltitudine di vasetti miniaturistici offerti alla dea che presenziava il rito.

La Sapienza di Roma ha fatto oggetto delle sue campagne di scavo il Foro e sta concentrando le sue ricerche nell’area del Capitolium, il tempio di Giove, alla ricerca delle relazioni evolutive di quest’area nel corso del tempo. I dati emersi gettano luce sul cuore della Pompei pre-romana e della sua monumentalizzazione.

Non ultimi gli scavi presso la Schola Armaturarum, lì dove l’attenzione dei mass media portò alla ribalta la situazione di Pompei e dove a poco più di 100 anni dalla sua scoperta, riprendono finalmente nuove indagini. Il suo carattere militare fu chiaro sin dall’epoca della scoperta, per via delle grandi dimensioni dell’edificio che per la decorazione con trofei all’ingresso e figure alate e armate alle pareti. Tuttavia, non sembra chiara la sua destinazione: deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana? Lo scavo ha l’obiettivo proprio di capire questi aspetti.

E infine, l’ultimo cantiere vedrà i lavori concentrarsi presso il Santuario di Iside, l’unico tempio interamente costruito dopo il disastroso terremoto del 62 d.C. e in tutta la sua bellezza si restituiva così, integro, agli scavatori del XVIII secolo.

Archeologi al lavoro
Scavo Nel Foro In Collaborazione Con Università La Sapienza
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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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