La forma oltre la forma, per coglierne l’essenza. Partire dalle forme, in questo caso fisiche, per comprendere che al di là si può intuire, percepire qualcosa che ci mette in contatto con la vera natura delle cose. In fondo, il corpo fisico è l’interfaccia visibile di quello che siamo, è quello che permette di procedere nella nostra esistenza. Ma è semplicemente il primo gradino di qualcosa di molti più esteso, che ci mette in comunicazione con il tutto. Cionondimeno, ci è essenziale per la nostra evoluzione.
Nell’opera di Sandro Penzo appare qualcosa di questo genere: la forma fisica giunge come mezzo per traghettarci al di là della forma stessa, per cogliere quello che la forma vuole dirci, quasi “dialogando” con noi. La forma è la rappresentazione, quello che vediamo: tuttavia, è di chi osserva penetrare quella forma, cogliere quel valore che la supera; quel valore che, attraverso l’immagine osservata, apre un mondo di di percezioni interiori. Quello che si osserva, quindi, è la visione esteriore, che permette all’osservatore di esplorare sé stesso attraverso la forma. Come se quello che vede fosse una chiave per accedere a dimensioni più profonde dell’essere.

I lavori di Sandro Penzo appaiono multiformi, dalla pittura alla scultura. Tuttavia non appare alcuna separazione: sia che venga raffigurato un particolare su legno, sia che si tratti di un dipinto, la comunicazione che passa è sempre quella: una bellezza interiore che, dall’indubbia bellezza esteriore, prende il volo, raggiunge la totalità dell’espressione artistica, e colpisce l’osservatore, che si può così abbandonare all’estasi che trascende la materia, raggiungendo l’inafferrabile, permettendo di trovarlo lì, in un istante. Attraverso l’intuizione artistica, l’arte di Penzo ci coinvolge, ci trascina, ci fornisce un’espressione più elevata. In alcuni suoi lavori emerge qualcosa di “antico”, che ci riporta agli albori dell’Uomo, forse a civiltà dimenticate. In altri, la proiezione è verso il futuro o, meglio, verso uno dei futuri possibili, uno dei tanti divenire che la nostra mente può creare. Ancora, il fenomeno artistico ci permette di passare oltre lo spazio e il tempo, oltre le forme tangibili, per toccare, in un istante, quel punto in cui tutto si congiunge, da cui tutto prende le mosse per creare realtà e mondi possibili.
Questo può accadere, ad esempio, anche con una figura lignea, con due labbra protese verso un ipotetico bacio verso il mondo intero, dove l’oggetto di questa apparente passione non è importante: il gesto stesso supera l’oggetto, e lo rende universale. L’universalità è una caratteristica di queste opere. Quell’universalità che significa respiro globale, significa toccare l’essenza di tutto. Per poi tornare in noi stessi, e scoprire che la totalità è da sempre in noi.

Sergio Ragaini

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