I Lupercalia

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I Lupercalia erano una festività romana che si celebrava nel mese di febbraio, dal 13 al 15, in onore del dio Fauno, qui nella sua accezione di Luperco, remota divinità laziale alla quale veniva sacrificata una capra dentro una grotta. Il suo compito era quello di proteggere il bestiame caprino ed ovino dall’attacco dei lupi, anche se Plutarco da alla festa un’accezione purificatrice. Secondo un’altra ipotesi fornitaci da Dionigi d’Alicarnasso, i Lupercalia erano un ricordo del miracoloso allattamento dei gemelli Romolo e Remo da parte di una lupa dentro una grotta. Nelle Vite Parallele, Plutarco, descrive minuziosamente gli elementi del rito; la festa veniva infatti celebrata all’interno di una grotta chiamata “lupercale”, sul colle Palatino dove, secondo il mito, sarebbero stati allattati i gemelli.

Retro del cosiddetto “Altare di Marte e Venere”, ara romana di epoca traianea, riutilizzata in epoca adrianea (nel 124 d.C.) come base per una statua del dio Silvano. Il rilievo mostra Romolo e Remo con la lupa capitolina. Proviene da un sacello del Piazzale delle Corporazioni, ad Ostia Antica, ed è oggi esibito nel Museo di Palazzo Massimo alle Terme a Roma. See page for author [Public domain], via Wikimedia Commons
Il culmine della festa ricadeva il 15 febbraio perché, in questo mese, i lupi affamati dall’inverno, si avvicinavano agli ovili per divorarne le bestie e l’origine sembra perdersi agli albori dell’Urbe; Properzio nel quarto libro delle sue Elegie ne descrive l’origine collocandola proprio agli albori della città.

Sempre secondo gli autori Dionigi di Alicarnasso e Plutarco, i Lupercalia potrebbero essere stati introdotti a Roma da Evandro, recuperando un antico rito arcadico; nella trasposizione, il rito consisteva in una corsa ai piedi del Palatino senza vesti. Secondo Ovidio, al tempo di Romolo, ci sarebbe stato un lungo periodo di sterilità femminile, tanto da indurre uomini e donne a chiedere suppliche alla dea Giunone nel suo bosco sacro ai piedi dell’Esquilino. La dea rispose alla richiesta agitando le fronde degli alberi ma il responso inizialmente lasciò le donne sgomente. Queste, secondo la prima interpretazione errata, dovevano essere penetrate da un capro sacro per recuperare la fecondità ma, successivamente, un augure etrusco tradusse l’oracolo nel modo corretto. Bisognava sacrificare un capro e tagliarne la pelle a striscioline con la quale le donne sarebbero state flagellate e rese così feconde.

I Lupercalia furono una delle ultime feste ad essere abolite dai cristiani, esattamente nel 494 d.C. da papa Gelasio I, il quale scrisse una lettera ad Andromaco, princeps senatus, rimproverando il fatto che molti cristiani partecipavano a questa festa pagana.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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