Nel Delta orientale del Nilo, a Tell Faroun (governatorato di Sharqia), una missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha riportato alla luce un gigante di pietra: una statua colossale attribuita a Ramesse II. Anche se mutila della parte inferiore (gambe e basamento), la scultura conserva tratti regali che raccontano il potere e il simbolismo del faraone. La statua, con i suoi 2,20 m di altezza e un peso di 5-6 tonnellate, non è in buono stato di conservazione; nonostante ciò, il colosso presenta le caratteristiche artistiche e regali tipiche delle triadi divine con elementi simili a quelli in altre statue rinvenute in precedenza della regione.
La scoperta non è importante solo per il personaggio che rappresenta: offre indizi preziosi su come, durante il Nuovo Regno, le statue venissero spostate e riutilizzate in diversi contesti religiosi. Sembra infatti che il colosso sia stato trasferito dall’antica Pi-Ramesse (la città sul Delta voluta dal grande sovrano della XVIII dinastia) per essere integrato in un complesso sacro locale, segno dell’importanza strategica e religiosa dell’area.
Per salvarla, è stata subito portata in un deposito museale di San El-Hagar dove si inizierà un delicato restauro in conformità con i più elevati standard scientifici per la conservazione e la tutela delle antichità.
Ricordiamo che pochi mesi fa, nella stessa zona, è emersa una nuova versione del Decreto di Canopo, promulgato da Tolomeo III nel 238 a.C. (qui il nostro articolo).
Un segnale chiaro: questo angolo d’Egitto ha ancora molte storie da raccontare.
Source: MoTA














