domenica, 5 Febbraio, 2023

Vita dei Santi Massimo e Domezio

Secondo la tradizione, Massimo e Domezio erano figli dell’imperatore Valentiniano I (364-375); educati cristianamente, nutrivano il desiderio di vivere come eremiti, osteggiati, però, in questo dal padre. A Nicea fecero conoscenza con un prete di nome Giovanni, al quale confidarono il loro desiderio di farsi monaci. Giovanni li indirizzò a un certo Agabos di Tarso, un anacoreta siriaco, il quale li rivestì con l’abito dei monaci siriani. I due fratelli rimasero presso Agabos fino alla sua morte. Prima di morire, tuttavia, Agabos aveva avuto in sogno una visione nella quale il santo monaco egiziano Macario (300-390) chiamava a sé i due giovani.

Il Demotico Meroitico

Uno dei misteri più inestricabili nel campo della linguistica è la decifrazione delle scritture meroitiche. Ancora oggi queste scritture risultano decifrate soltanto in minima parte. Il motivo risiede nel fatto che la lingua non sembra avere collegamenti in maniera esauriente, direi convincente, con nessun’altra lingua. Gli studiosi hanno avanzato una serie di teorie in proposito ma le stesse col tempo hanno finito per essere sempre oggetto di contestazione. Così oggi l’enigma continua e forse non si arriverà mai ad una idonea conclusione. Il meroitico era in uso all’incirca dal III a. C. al III sec. della nostra era ed era parlato nell’Alta Nubia (attuale regione del Sudan del Nord) e forse qualcuno azzarda che fosse utilizzato soltanto da alcune cerchie di persone. Il presente scritto comunque non intende affrontare la dialettica connessa alle origini della lingua. Esiste nel merito una copiosissima letteratura del pro e del contra.

I Misteri di Khoiak

L’iscrizione qui presentata, relativa ai misteri di Osiri celebrati tra il 12 e il 30 del mese di Khoiak (8-26 dicembre), occupa tre delle pareti del cortile del piccolo tempio di Osiri edificato nell’angolo N-E (geografico, non rituale) della terrazza inferiore del tempio di Hathor a Dendera. Si compone di 159 colonne, così suddivise: parete Ovest: coll. 1-60; parete Sud: coll. 61-127; parete Est: coll. 128-159. Questa grande e celebre iscrizione è costituita in realtà da sette testi diversi, relativi a differenti questioni riguardanti, però, un soggetto comune; sono stati redatti in maniera indipendente gli uni dagli altri, da autori diversi, senza linea direttrice e definita in maniera assoluta. Ognuno porta un titolo particolare. Probabilmente si è preso tra la ricca collezione degli scritti relativi alle feste osiriche del mese di Khoiak quelli che si riteneva dessero un’idea d’insieme delle cerimonie e dei loro particolari riti e li si è assemblati, senza preoccuparsi di coordinarli; da qui le discordanze, le ripetizioni, le diseguaglianze di stile. Estremamente preziosa per il suo contenuto, l’iscrizione di Dendera non offre, tuttavia, che un’idea frammentaria di ciò che dovevano essere originariamente i rituali dei misteri di Osiri durante il mese di Khoiak.

Il decreto dell’Abaton

Sulle pareti interne della “Porta di Adriano” a File, nota anche come “Portico di Osiri”, molte delle raffigurazioni sono relative al culto e ai misteri di Osiri. Di particolare importanza, oltre alla ben nota ultima iscrizione in caratteri geroglifici pervenutaci, è il testo conosciuto come “Decreto dell’Abaton”, che specifica tutte le prescrizioni relative a questo luogo “inaccessibile” (è questo il significato del termine greco ἄβατον abaton), che gli Egizi chiamavano “luogo puro” o “isola pura”, sull’isola di Bigga, dove è sepolta la gamba sinistra di Osiri. Le iscrizioni, accompagnate da una serie di rilievi figurati, danno una duplice versione del decreto, la seconda, purtroppo, non completa. Esse risalgono al regno di Adriano (117-138).

Speciale Pompei. Tutto sulle nuove aperture

Sembra ormai finito per Pompei il tempo dei crolli e dell’inattività culturale. Da quando il Grande Progetto Pompei ha avuto inizio, attraverso il decreto legge n. 34/2011 (art. 2), la situazione sembra decisamente cambiata in meglio, tanto che il Soprintendente Massimo Osanna, quasi ogni settimana, convoca la stampa per annunciare la riapertura di nuove domus e nuovi edifici da tempo chiusi o sottoposti a lavori di manutenzione e restauro, dando sempre più prova di come un sito in rovina, e non solo per il tempo che passa, possa invece essere un centro vivo e produttivo.

La sfera magica di Atene

Il documento di cui tratteremo è conosciuto col nome di “Sfera Magica di Atene” ed è attualmente esposto ad Atene, al primo piano del nuovo Museo dell’Acropoli. L’interesse per questo oggetto nasce innanzitutto dal fatto che esso costituisce un unicum nel suo genere, per il quale non si conoscono confronti nell’ambito del repertorio degli oggetti iscritti di carattere magico-religioso. Si tratta un globo di marmo pentelico, bianco a grana fine, della circonferenza di circa 90 cm, con immagini figurate, iscrizioni e charaktêres, databile al II secolo d.C. Di recente questo singolare documento, per quasi un secolo noto solo dai disegni dello studio di A. Delatte del 1913, ha acquisito una rinnovata visibilità, essendo stato collocato nel percorso espositivo del nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, ed anche per questa ragione non ci è parso inopportuno riprenderlo in esame, ripercorrendone la storia degli studi e pervenendo a nuove ipotesi interpretative riguardo l'identificazione della provenienza e alcuni aspetti di carattere iconografico e religioso.