Quando a chiudere il Museo Egizio fu la guerra

Tra i tanti compiti che la società delega alle strutture museali ce n’è uno di cui talvolta sfugge l’importanza: la sicurezza fisica dei reperti che ha in custodia. Una parola bellissima, che uso spesso quando descrivo una foto che ho scattato in un museo, precisando che tale reperto è per l’appunto “custodito” presso…Dà l’idea di quell’attenzione che è cura e protezione, vigilanza e responsabilità che custodi e curatori – ciascuno nei propri ruoli – quotidianamente dedicano alle collezioni che gli sono state affidate. Quando il museo è chiuso al pubblico le sue pesanti porte continuano nel lavoro di protezione, insieme ai moderni sistemi di allarme e, nel caso del Museo Egizio di Torino, ad una guardiania armata che staziona nella struttura “7gg/24h”. Ma c’è una condizione di profonda instabilità sociale che rende vano ogni tentativo di proteggere il nostro Patrimonio Culturale, direi la nostra stessa vita: la guerra. Ed è forse necessario cercarne le ragioni prima di raccontarne gli effetti.

Museo Egizio: un museo “fuori di sé”

Una collezione che si connette con il territorio, uscendo dalle mura che la custodiscono per raggiungere ospedali e carceri, centri culturali e scuole per stranieri. Mura che diventano trasparenti per comunità nordafricane, migranti e richiedenti asilo. Perché il Museo Egizio non fa solo il museo ed è per questo che è senza dubbio un grande museo!