I rotoli della Villa dei Papiri diventeranno presto leggibili grazie ad avanzatissime tecnologie

Nell’ultimo decennio la tecnologia ha fatto passi da gigante nello studio degli antichi documenti irrimediabilmente danneggiati. Esistono oggi metodi che ci permettono di estrapolare virtualmente i testi di manoscritti altrimenti inaccessibili.

Uno dei rotoli di papiro scoperti ad Ercolano. Credits: Diamond Light Source/Digital Restoration Initiative, University of Kentucky

In passato il tentativo di srotolare papiri che hanno perso da tempo la loro flessibilità e il deperimento degli inchiostri esposti all’aria, hanno portato a gravi danni e alla distruzione definitiva di importanti reperti.  I nuovi metodi non invasivi per lo studio di questi fragili documenti ci permettono invece, di rivelare i testi nascosti tra gli strati di antichi rotoli semidistrutti senza che il reperto venga ulteriormente danneggiato.

Parliamo di “virtual unwrapping”, letteralmente “sfoglio virtuale”. Si tratta di un insieme di tecniche innovative che attraverso l’utilizzo di intelligenze artificiali, complessi algoritmi e macchinari all’avanguardia, permettono di scansionare documenti altrimenti inutilizzabili per recuperare il sapere che contengono. A condurre gli studi è Brent Seales, il direttore della Digital Restoration Initiative dell’Università del Ketycky.
Il progetto ha lo scopo di salvare documenti fragili e apparentemente illeggibili che contengono una rara e preziosa testimonianza del mondo antico fino ad ora celata.

Uno frammento carbonizzato durante l’eruzione del 79 d.C. Credits: Andrew Brookes/Diamond Light Source Ltd

Il processo, utilizzato nel 2015 su 5 rotoli completi della biblioteca ebraica di EnGedi, si è rivelato un successo: il team di ricercatori ha riportato alla luce forse la più antica copia del Levitico scritta in Ebraico, recuperando l’intero testo di un documento ormai carbonizzato.
Questo ha di fatto rivoluzionato la nostra concezione di ciò che è ancora possibile apprendere da queste antichissime fonti.
Si è infatti trattato di una delle scoperte più significative dell’ultima decade, che ha dimostrato possibile il recupero di una grande quantità di documenti della cosiddetta “biblioteca invisibile”, ossia di tutti quei reperti fino ad ora ritenuti troppo danneggiati da poter essere studiati.

L’attenzione dei ricercatori si è poi concentrata nel recupero di alcuni degli enigmatici Papiri di Ercolano, in particolare di due rotoli completi dal contenuto inedito e di quattro frammenti.
Questi documenti furono rinvenuti nel 1752 nella famosa Villa dei Papiri con altri 1800 rotoli: un’intera biblioteca conservata sotto 15 metri di cenere, sopravvissuta alla distruzione di Pompei ed Ercolano.
È incredibile pensare che questi documenti, sepolti e carbonizzati dalla disastrosa eruzione del Vasuvio del 79 d.C possano ora, dopo 2000 anni, rivelarci il loro contenuto.

Ricostruzione ipotetica della Villa dei Papiri. Dal sito www.lacooltura.com

Le prime scansioni sui Papiri di Ercolano risalgono al 2009, ma non fornirono alcun dato completo. Nel 2015 una più approfondita analisi delle variazioni di densità sul papiro permise poi a un team internazionale di studiosi guidato da Vito Mocella dell’Istituto per la Microelettronica e i Microsistemi del CNR di Napoli, in collaborazione con Emmanuel Brun e Claudio Ferrero dell’ESRF di Grenoble e Daniel Delattre del CNRS-IRHT di Parigi di riconoscere un totale di 24 lettere scritte in greco dalle scansioni.
Il tipo di inchiostro utilizzato non era semplice da individuare. L’inchiostro sui documenti dell’ EnGedi, conteneva metalli rintracciabili attraverso i raggi x, mentre il nerofumo, il pigmento organico naturale utilizzato per i papiri di Ercolano si è rivelato molto più ostico da evidenziare: avendo una base di carbone e un minimo contenuto di piombo non offriva infatti il contrasto sufficiente a decifrare i testi tramite questa sola tecnica.

Si è reso quindi necessario convogliare numerose tecnologie e unire la tomografia a raggi X, all’utilizzo del sincrotrone Diamond Light Source (acceleratore di particelle situato nel Regno Unito), all’impiego di sofisticati algoritmi e intelligenze artificiali.
Questo connubio punta a rivelare e ad amplificare il contrasto tra le zone in cui è presente l’inchiostro e il papiro, così da poter localizzare gli scritti al suo interno. La scansione, necessaria per studiare la struttura interna dei rotoli, permette di rivelare il testo tra i fitti strati del rotolo rivelando iscrizioni invisibili a occhio nudo.
Uno strumento di apprendimento automatico coglie quindi le sottilissime tracce di pigmento e fornisce a un complesso algoritmo informatico tutte le informazioni necessarie al riconoscimento e alla codifica del testo, che può così essere digitalizzato.

La ricercatrice e papirologa Valeria Piano

I reperti presi in esame comprendono antichi documenti filosofici riguardo l’epicureismo, scritti prevalentemente in greco ma anche in latino. Tra questi anche la “Historiae ab initio bellorum civilium” di Seneca il Vecchio, scoperta nel 2018 dalla ricercatrice e papirologa Valeria Piano.
Presto l’intero contenuto potrebbe essere rivelato e le conseguenti scoperte arricchiranno enormemente le nostre conoscenze nel campo della filosofia antica e della letteratura classica.  I ricercatori puntano infatti a perfezionare questa tecnologia per poi applicarla su più di 900 degli altri rotoli ancora intatti.
Si aprono quindi le porte allo studio di questi enigmatici documenti e solo il tempo ci dirà quanti altri antichi manoscritti potrebbero svelarsi ai nostri occhi grazie a queste tecnologie innovative.

Al seguente link un abstract in inglese dal taglio scientifico, con immagini tecniche relative alle indagini effettuate:

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0215775

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