Non sono trascorsi ancora cinque anni dalla più incredibile trasformazione che il Museo Egizio abbia mai vissuto nel corso della sua lunga storia, che già è pronto a ripensare e riproporre in una nuova veste le sale che quella storia avvincente raccontavano, accogliendo e informando il visitatore prima di iniziare la lunga salita verso la collezione vera e propria.

Perché il Museo Egizio si trova a Torino? Sembra una domanda banale ma non lo è perché dietro c’è una storia avvincente che si intreccia con i Savoia, con personaggi eclettici e avventurieri. Ph/Paolo Bondielli

Le foto che corredano questo articolo dovrebbero dar conto dell’ottimo lavoro svolto dal team dell’Egizio, invogliando – spero – chi non ha mai visitato il museo a provvedere e chi l’ha già visitato a programmare un nuovo giro tra le sue sale, dedicando un’attenzione particolare a quelle nuove.

La ricezione dell’Egitto e Vitaliano Donati, che inizia il suo viaggio in Egitto e Oriente nel 1759, decenni prima della Spedizione Napoleonica. Ph/Paolo Bondielli

Non indugerò quindi sulla descrizione delle cinque sale che sono state aperte, non vi parlerò delle pareti tappezzate di informazioni al pari di una tomba egizia, dell’apporto multimediale discreto che non prevale sul contesto e non prevede effetti speciali.

Non indugerò neppure, anche se non vorrei scrivere d’altro, sulla nuova e geniale sistemazione dello splendido papiro su cui è stato vergato, da un’antica mano esperta, il Libro dei Morti di Iuefankh, che ora può essere apprezzato non solo perché è oggettivamente bello, ma perché il suo contenuto e la sua storia sono raccontati e quindi accessibili a tutti.

Il papiro di Iuefankh è sicuramente il reperto che più ha beneficiato del rinnovo di questi spazi espositivi. La sua inclinazione, che rispetta anche criteri di conservazione, ne consente una visione ottimale. Sulla parete una riproduzione del papiro a grandezza naturale, con la spiegazione delle parti più significative che lo compongono. All’estrema destra della foto i libri della Description de l’Egypte digitalmente sfogliabili. Ph/Paolo Bondielli

Chi visiterà il Museo Egizio potrà cogliere questi aspetti semplicemente percorrendo le nuove sale, che sono state realizzate impegnando sia fisicamente che economicamente energie interne al museo stesso, grazie al coordinamento di Beppe Moiso, Tommaso Montonati e, relativamente al papiro di Iuefankh, di Susanne Töpfer.

Il celebre capitolo 125 del Libro dei Morti, presente ovviamente anche sul papiro di Iuefankh, dove il cuore del defunto viene “sfidato” ad essere leggero come la piuma della dea Maat, che impersona la giustizia, l’ordine cosmico. La nuova esposizione descrive la scena e identifica chi sono i protagonisti. Ph/Paolo Bondielli

Quello che invece vorrei raccontare, perché non traspare dalla semplice osservazione di un percorso espositivo, è il carburante che accende e spinge in avanti un motore complesso e articolato come quello di un grande museo, specie in un periodo in cui sui social appaiono troppo spesso i “numeri” e troppo poco spesso i “fatti”.

In una fase storica dove le mostre temporanee si muovono alla velocità della luce e invadono gli spazi museali mettendosi in dialogo – talvolta un po’ confuso – con le collezioni permanenti, ripensare il proprio allestimento e fare ricerca all’interno della propria collezione diventa quasi una coraggiosa azione controcorrente.

Si formano le collezioni grazie a persone singolari, la cui vita vissuta diventa una storia nella storia, che si intreccia a doppio filo con quella del museo e, in qualche modo, ne determina la nascita. Qui si racconta di Bernardino Drovetti e di Carlo Vidua. Ph/Paolo Bondielli

Eppure, è proprio lì che dovrebbe insistere un museo, nel ricercare al suo interno nuove storie da raccontare, nuovi percorsi per i suoi reperti facendo ricerca. Ricerca, da circum e poi circare, il movimento quasi circolare che si fa nel tentativo di ritrovare un oggetto smarrito. Dunque, un movimento che avvolge e che ci pone nella posizione privilegiata di chi può avere più punti di vista, perché un reperto non ha nulla di statico e nulla di definitivo. Capire questo significa al contempo tutelare e valorizzare, perché – come in più occasioni ha affermato il direttore Christian Greco – non esiste una così marcata dicotomia tra questi due importanti aspetti che riguardano da vicino gli antichi manufatti.

In un unico splendido quadro, suddiviso in due scene, vediamo il Museo Egizio e quello di Scienze Naturali. Il dipinto fu eseguito nel 1871 da Lorenzo Delleani ed è di proprietà della Galleria di Arte Moderna di Torino. IL disordine ben visibile in entrambe le sale, mostra come in quella data il museo fosse più un ambiente di ricerca e di studio, che non una struttura pensata per un pubblico di visitatori. Ph/Paolo Bondielli

La parola chiave dunque diventa “cura”, da cui deriva anche la funzione dei curatori che operano all’interno di un museo. Avere cura di una collezione significa tutelarla e valorizzarla in un unico percorso progettuale, senza per questo disconoscere le diverse fasi e le diverse professionalità che caratterizzano gli aspetti più tecnici del percorso stesso.

Anche la storia delle collezioni, il racconto di come si sono formate, delle persone che vi hanno preso parte è un aspetto che va “curato” alla stregua di un reperto. Anche in questi casi si “scava” e il materiale trovato va tutelato e valorizzato, rendendolo fruibile al pubblico perché utile alla comprensione della collezione stessa e per provare a dare risposte alle domande che può suscitare. Nel caso del Museo Egizio i racconti sono avvincenti e si intrecciano con la storia del Paese prima ancora che di paese unitario si possa realmente parlare, con i primi “reperti egizi” che arrivano a Torino già a partire dal XV secolo.

In questo spazio è stata ricostruita fedelmente una sala in stile ottocentesco, prendendo come riferimento proprio il quadro di Delleani che abbiamo già mostrato. In alcuni casi all’interno delle vetrine, originali, sono stati esposti gli stessi reperti presenti nel quadro. Ph/Paolo Bondielli

Quattrocento anni di storia da raccontare, di persone da far conoscere, di oggetti che arrivano dopo complesse trattative superando mari e monti, che vengono censiti e descritti senza saper interpretare i segni che vi sono incisi sopra, che ancora non sono stati decifrati.

In parte era già stato fatto e poteva rimanere così, ma un ente che fa della ricerca uno dei motivi che giustifica la propria esistenza non si ferma di fronte al “già fatto” e continua a circare descrivendo il percorso di un cerchio per individuare nuovi punti di vista di uno stesso aspetto, per proporre ai visitatori una collezione in continuo mutamento, che si aggiorna e che ha sempre qualcosa di nuovo da dire.

È un modo di pensare. È una scelta precisa. È una vocazione.

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

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