L’infiorata di Candela, una festa colorata dai molti link.

Piazza del Plebiscito antistante la Chiesa Madre di Candela. Credit: Paolo Bondielli

Poche regioni d’Italia mi danno il senso di movimento e dinamicità storico culturale come la Puglia. Forse perché a me più che il tacco di uno stivale ricorda un dito indice che punta verso i Balcani ed osa spingersi ancor più ad Oriente, dove l’uomo ha sperimentato le prime forme di aggregazione sociale.

Mi capita spesso quando sono in Puglia di pensare ai periodi più antichi. Immagino i mercanti, di cultura micenea, che già dal XVI sec. a.C. investirono il meridione della penisola, forse alla ricerca di metalli e ambra, portando con sé beni materiali e immateriali e dando vita ad una compenetrazione con la Civiltà Appenninica che durerà per secoli.

In questo sostrato si innesterà poi l’apporto culturale illirico e dal IX sec. a.C., in un’area compresa tra il Gargano e Capo Leuca, il “Tacco” dello Stivale si presenterà come un unicum culturale denominato dai greci Iapigia.

Ci informa di questo lo storico Strabone: “…occuparono quella parte della Puglia piana, che si estende sino al Monte Gargano, e l’appellarono la Daunia, in onore del loro Re Dauno I. Quindi la Messapia, la Peucezia e la Daunia, presero il nome comune di Iapigia”.

Il panorama che offre il borgo di Candela. Credit: Paolo Bondielli

E mentre percorro le sinuose strade che dal Tavoliere portano verso gli splendidi borghi del Subappenino Dauno penso al viaggiare dei popoli antichi, quando la velocità era scandita dal ritmo degli animali da soma, nella speranza che gli dèi donassero loro la riva di un corso d’acqua dove accamparsi una volta giunta la sera. E poi i rumori e gli odori di una città in cammino, con i fuochi accesi che nella notte dovevano sembrare un’ampia e irregolare distesa di lampare su di un mare buio e placido, accogliente e sicuro. E immagino lo stupore negli occhi di quelle genti nell’osservare una terra che sembrava capace di sfidare la distanza dell’orizzonte.

Mi distoglie da questi pensieri l’arrivo a Candela, la nostra destinazione.

È un borgo della Daunia immerso in questa affascinante storia, che occhi attenti riescono ancora a leggere tra il dedalo di stradine del centro storico e le forme irregolari delle sue case, che nascondono – qualche volta per fortuna senza riuscirci – tracce di un vissuto e di un tessuto sociale le cui eco si possono trovare ancora oggi tra i suoi abitanti.

L’occasione mi è stata data dal Comune di Candela e dalla sua “infiorata”, all’interno di un press tour organizzato dall’associazione Frequenze, che rientra in una serie di iniziative con cui la Regione Puglia intende valorizzare questa parte di territorio, da un lato cercando di attirare il turismo di costa, ma anche e soprattutto cercando quella destagionalizzazione necessaria alla sopravvivenza di questo prezioso patrimonio culturale.

Il materiale non manca perché l’area geografica offre anche boschi e pianure, acqua e cielo e mantiene un’antropizzazione rispettosa, che regala forme armoniche di equilibrata convivenza tra le necessità dell’uomo e la libertà della natura di esprimersi nei suoi colori e nei suoi profumi.

Ed ecco il primo dei link che ci regala Candela.

La manifestazione “Candela in Fiore” ha ricevuto il patrocinio della Fondazione Basilicata-Matera 2019. Credit: Paolo Bondielli

La manifestazione ha ricevuto il patrocinio della Fondazione Matera-Basilicata 2019 collegando – e non solo idealmente – le due regioni che già si abbracciano lungo il tortuoso confine occidentale, dove Matera sembra essere ospitata in terra di Puglia grazie ad un’ampia ansa che la linea confine compie e che comprende anche il Parco della Murgia Materana.

Ma non solo. Tra gli “infioratori”, tutti appartenenti all’Associazione Nazionale Infioritalia, erano presenti specialisti venuti da altre regioni come la Campania e l’Abruzzo, l’Umbria e il Lazio, che assieme ai candelesi hanno dato vita a un percorso multisensoriale in grado di stupire grandi e piccini.

Una sorta di koinè culturale che attenua le linee scure dei confini geografici, alimentandosi di tradizioni condivise, di dialetti che si intrecciano e portano con sé i tratti di radici comuni.

Fasi preparatorie di Candela in Fiore. La resa in bianco e nero crea suggestione e riporta a tempi lontani. Credit: Paolo Bondielli

Tutto il paese è in festa, tutta la gente è in festa ed essere presenti quando l’“Infiorata” prende forma è un privilegio! Si vedono le cose senza camouflage e si colgono gli aspetti veri che solo i dietro le quinte possono dare. Si vedono bambini giocare con serietà, come solo loro sanno fare, ad infiorare la strada che porta fino alla Chiesa Madre sgridandosi tra loro, perché vanno rispettati i colori e la quantità di petali per ciascun segmento e bisogna dare la giusta quantità di acqua e zucchero per tenere tutto incollato a terra. Tutti loro si sentono responsabili e anche quando a noi del press tour viene chiesto di cimentarci con petali e precisi settori da riempire con cura, il loro sguardo attento non smette mai di seguirci.

I veri protagonisti di Candela in Fiore! Credit: Paolo Bondielli

E poi uomini e donne che mettono a disposizione il loro tempo per un progetto che è di tutti e mani sapienti che in un antico forno del Seicento recuperato nel centro del borgo, creano rapide e sicure le forme di pasta che rappresentano l’intera regione Puglia: le orecchiette. Anche le nostre mani ci provano ma non sono sufficientemente abili nel comandare la pasta nella giusta forma.

Sono gli stessi uomini e donne che a Candela hanno dato vita a due iniziative come il Museo del Giocattolo, con giochi che risalgono all’Ottocento regalando uno spaccato di vita quotidiana da un punto di vista originale e le due forme classiche del Natale: la casa di Babbo Natale (ovviamente al momento visitabile solo per curiosità ma inattiva) e il presepe.


Un autobus e un’auto a carica manuale. Museo del Giocattolo, Candela. Credit: Paolo Bondielli

Quest’ultimo ha raccolto intorno a sé un gruppo di persone in un’associazione che ci consente di aprire un nuovo ed interessante link verso altri Paesi d’Europa. I presepi vengono realizzati interamente a mano utilizzando l’ingegno e le capacità manuali dei membri dell’associazione che, raccogliendo materiale incredibilmente comune, lo trasformano in pali elettrici o finestre o comignoli da sistemare sui tetti delle case. Queste realizzazioni sono di qualità talmente elevata che non di rado altre associazioni, anche straniere, vengono a visitare Candela e i suoi presepi. Nel 2017 la sede di Candela – Sant’Agata di Puglia dell’AIAP (Associazione Italiana Amici dei Presepi) con l’aiuto di Ascoli Satriano, ha organizzato il XLVIII Convegno Nazionale a conferma di un legame fortissimo tra tradizioni profondamente radicate che attraversano per intero l’Italia.

Il presepe di Candela abbraccia Amatrice e crea la capanna in una tenda della Croce Rossa. Credit: Paolo Bondielli

E poi ancora un link che mi ha stupito in modo particolare e piacevole.

A concludere la giornata dell’“Infiorata” una sfilata che noi del press tour, indicati dall’amministrazione comunale come membri della giuria, avevamo inteso come una sfilata di moda, con il compito quindi di scegliere la più bella tra le partecipanti.

Pareva quasi una cosa inappropriata, in un ambiente di grande bellezza che poco concedeva all’estetica più banale e scontata, ritrovarci in un mero “concorso di bellezza”, ed è stata una graditissima sorpresa scoprire che le cose non stavano affatto così. L’attività della giuria non doveva concentrarsi sulle modelle, ma bensì sugli abiti che indossavano, tutti legati ed ispirati ad un particolare fiore e realizzati dai ragazzi di due scuole: l’Istituto “Michele Dell’Aquila” di San Ferdinando di Puglia e l’Istituto “Giuseppe Pavoncelli” di Cerignola, che propongono specifici piani di studio e percorsi legati al mondo della sartoria e della moda. Un’esperienza splendida che mi ha aperto un altro link verso il mondo antico.

Un momento della sfilata di abiti in piazza del Plebiscito a Candela. Credit: Paolo Bondielli

Sono sempre stato convinto che la prima emozione a cui l’uomo si è concesso dopo i bisogni primari sia stata la bellezza. Ci sono utensili dell’Età della Pietra, le amigdale ad esempio, che mostrano una simmetria talmente perfetta da non poter essere il risultato casuale di un lavoro manuale e neppure un’esigenza funzionale.

La moda, o per meglio dire la foggia degli abiti legata al tempo in cui viviamo, ha origini antichissime e per gli archeologi talvolta è una sorta di “fossile guida” per datare statue, stele, pitture parietali e tutto ciò che contiene una figura umana che indossa un vestito. Ancora oggi ci è possibile “datare” un film o una foto osservando gli abiti indossati dagli interpreti grazie al lavoro manuale dei sarti che con il tempo ha saputo cogliere nuove sfide, realizzando sempre cose nuove.

Ritrovare tutto questo nella spinta motrice che ha originato a Candela la festa dell’”Infiorata” è stato un valore aggiunto che ha condito di bellezza ogni vicolo, ogni sorriso incontrato, ogni petalo usato.

È la gente di Capitanata, o dei Monti Dauni se volete, di quella vasta area che corrisponde più o meno alla provincia di Foggia. Terra di mille accoglienze ed altrettante commistioni, di genti che sono passate lasciando il loro patrimonio più importante che si è accumulato nei secoli in luoghi e persone, in tradizioni che uniscono e in quell’operosità che non si arrende, mai, che guarda anche alla sostenibilità.

Una delle serre dell’azienda Eurosa di Candela. Credit: Paolo Bondielli

A Candela si coltivano fiori in un’immensa distesa di serre grande quanto 85 campi da calcio, realizzata intorno ad una centrale elettrica in un rapporto simbiotico: le serre fungono da dispersori di calore – di cui hanno bisogno – che la centrale produce come conseguenza al processo di produzione e che andrebbe perduto in un raffreddamento forzato e costoso.

L’azienda Eurosa è una realtà talmente importante che è riuscita ad invertire il flusso del lavoro facendo rientra a Candela persone che erano emigrate, creando posti fissi e stagionali e quell’indotto che ruota sempre intorno a queste grandi realtà produttive.

L’azienda Eurosa coltiva anche diverse varietà di cactus. Credit: Paolo Bondielli

Fermiamoci un attimo e guardiamo questo borgo da lontano, magari dall’alto, come se i nostri occhi fossero la videocamera di un drone.

Candela è distribuita su due colli adiacenti, San Rocco e San Tommaso, ed è esempio calzante di quell’antropizzazione vincente di cui si è già detto, con altri link da seguire per immergersi nel suo passato.

Uno di questi ci porta direttamente a Quintus Horatius Flaccus, noto semplicemente come Orazio, che nacque l’8 dicembre del 65 a.C. in una colonia romana, Venosa, fondata tra l’Apulia e la Lucania.

Nella V satira Orazio racconta di un viaggio in cui fece tappa in un oppido lungo la via Egnazia – che poi diventerà Traiana – posto a 25 miglia romane di distanza dal suo punto di partenza, una villa vicina a Trevico. Più di uno studioso identifica questo piccolo oppido con un villaggio posto a piedi delle colline candelesi, dove in effetti l’archeologia indica la presenza di un villaggio abitato da gente daunia e dove le distanze raccontate dal poeta latino nella sua Satira sembrerebbero portare.

Uno scorcio del borgo di Candela. Credit: Paolo Bondielli

Nei secoli successivi le mutate condizioni politiche e l’instabilità del territorio, dovute a quel fenomeno complesso denominato “invasioni barbariche”, concausa della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, spinsero gli abitanti del villaggio a stabilirsi sulle colline per trovare riparo.

La presenza di una chiesa fuori dalle mura del borgo dedicata a San Michele Arcangelo indica in modo sufficientemente chiaro la presenza nella zona dei Longobardi. Probabilmente in coincidenza con la fondazione del Ducato di Benevento avvenuta nel 570/571, un gruppo di queste genti germaniche potrebbe aver occupato l’intera area attirati dalle materie prime, le sorgenti e l’ottimo clima, costruendo una rocca nella posizione più elevata.

Con il tempo la rocca divenne un castello dotato di mura difensive, come si legge in un documento che risale al gennaio del 1066, custodito presso l’Archivio della SS. Trinità di Cava dei Tirreni, quando nell’area predominavano gli “uomini del nord”, i Normanni. In esso è contenuta un’oblazione alla chiesa di San Michele Arcangelo da parte del viceconte Anselerio, nominato difensore del Castello di Candela dal conte Guglielmo, fratello minore dell’omonimo Guglielmo d’Altavilla, per la salvezza della propria anima e quella di tutti i suoi parenti. Anselerio dovette prima ristrutturare completamente la chiesa e riconsacrarla al culto, perché evidentemente in disuso da moltissimo tempo, un’ulteriore prova a favore di un’occupazione longobarda su un contesto daunio già presente da secoli.

L’ultima famiglia feudataria di Candela fu quella genovese dei Doria, che l’ammiraglio Andrea ricevette da Carlo V, assieme al principato di Melfi, per i servigi offerti.

L’ingresso ed il loggiato del palazzo dei Doria a Candela. Credit: Paolo Bondielli

Durante i 277 anni di governo dei Doria, Candela visse una costante crescita fino a diventare un punto di riferimento per l’intera area con le sue botteghe artigiane e i suoi prodotti agricoli, che la campagna curata da mani operose produceva con grande generosità.

In questo periodo Candela prende forma e si struttura sostanzialmente nel borgo che oggi ci accoglie, con la realizzazione ad esempio della Chiesa Madre dedicata a Santa Maria della Purificazione; poco distante il Palazzo dei Doria con il suo splendido loggiato e poi la Chiesa della Concezione con annesso l’ospedale civile. Quest’ultimo cambierà più volte destinazione d’uso, fino a diventare – tra le altre cose – la sede stabile del Museo del Giocattolo e della Casa di Babbo Natale.

In alto il castello che fu costruito nel periodo svevo-normanno, distrutto e ricostruito più volte nel corso dei secoli, non esiste quasi più. Al suo posto sorge una costruzione degli anni ‘30 costruita con l’intento di ricordare il vecchio maniero utilizzando l’architettonica classica dei castelli, come la merlatura sul tetto, ma che perde totalmente il fascino dell’antico oltre la totale assenza del rigore storico.

Un’antica torre pare nascondersi tra le case di Candela. Credit: Paolo Bondielli

Lasciamo la parola allo storico di origine greca Casimiro Perifano e alla sua Storia Statistica di Candela 1834-1844, che ci racconta cosa ancora poteva vedere del vecchio maniero:

“…ogni attento osservatore può riconoscere facilmente le mura esterne, già occupate da nuove case: i bastioni, un pezzo della cortina, le torri, la soglia della maggior porta, su la quale poggiavasi il ponte levatoio”.

Leggiamo ancora le parole dell’autore del poema “Diomede in Puglia” che descrivere, quasi indirettamente, l’animo dei candelesi e il legame con la loro storia su cui vogliono poggiare le basi per il futuro:

“…i cittadini hanno avuto pensiero di conservare alle diverse strade che mettono capo alla cittadella i nomi di quei siti alle cui vicinanze s’imprese a costruire le abitazioni. Così àvvi la strada “Porta Nuova”, che dirigesi alla Porta Minore del castello; altra detta “Cisterna”, per la conserva antica delle acque, del “Portone” per la maggior porta che è vicina; della “Torretta” (per la presenza dei resti di una piccola torre), del fosso, del “Forno vecchio”, del Centrone, della “Cittadella” in fine”.

Ogni volta che torno in Capitanata e incontro la sua gente, aumenta la certezza che presto quei luoghi torneranno ad esercitare una grande forza centripeta, attirando a sé un turismo misurato, capace di distribuirsi negli interstizi labirintici di un territorio dove il termine “perdersi” fa voglia di sorridere.

GALLERIA DI IMMAGINI

 

Vista dall’ex ospedale civico. Credit: Paolo Bondielli
Un bicicletta a trazione anteriore. Museo del Giocattolo di Candela. Credit: Paolo Bondielli
Pinocchio al Museo del Giocattolo di Candela. Credit: Paolo Bondielli
Vista dal terrazzo di una splendida casa che ci è stata gentilmente aperta dal proprietario. Credit: Paolo Bondielli
Uno scorcio degli interni della Chiesa Madre di Candela. Credit: Paolo Bondielli
Dettaglio del coro ligneo della Chiesa Madre di Candela. Credit: Paolo Bondielli
Il panorama che offre il borgo di Candela. Credit: Paolo Bondielli
Dettaglio del coro ligneo della Chiesa Madre di Candela. Credit: Paolo Bondielli
Infioratori di Cusano Mutri, un bellissimo borgo medievale campano. Credit: Paolo Bondielli
L’inizio dell’infiorata. Credit: Paolo Bondielli
Scorci di Candela. Credit: Paolo Bondielli
Dettaglio dell’infiorata. Credit: Paolo Bondielli
Dettaglio dell’infiorata. Credit: Paolo Bondielli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

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