Può essere il museo un luogo da associare all’amore?

Forse non tutti e sono sicuro che in una classifica stilata per indicare quali sono i più romantici, il Museo Egizio di Torino per molti non occuperebbe una posizione lusinghiera. E sarebbe un grave errore!

Il celebre ostrakon della danzatrice

Cerchiamo quindi di porvi rimedio e proporre un nuovo punto di vista.

Le maggiori evidenze archeologiche e la maggior parte degli scritti che ci sono pervenuti dall’antico Egitto riguardano aspetti legati alla morte o alla sfera religiosa, per cui l’assioma antico Egitto = tombe e templi è ciò che è rimasto ben saldo tra i ricordi che ci ha lasciato la scuola dell’obbligo, confermati e fissati indelebilmente da ciò che più di ogni altra cosa identifica comunemente questa antica civiltà: le mummie.

Effettivamente un aspetto poco romantico.

E se vi dicessi che 1500 anni prima della nascita di Cristo qualcuno ha composto una poesia che recita così:

Io sono con te

e tu esalti il mio cuore.

Se non ci sono abbracci e carezze

ogni volta che giungi a casa mia,

cosa significa per noi il piacere?

Se desideri accarezzare le mie cosce e il mio seno,

non ti respingerò.

Oppure anche:

Sono sette giorni

che non ho visto la mia amata.

È entrata in me la malattia,

son diventato con le membra pesanti,

ho dimenticato il mio stesso corpo.

[…] Il dire “eccola!” mi rende la vita.

Il suo nome mi risolleva,

le andate e venute dei suoi messaggeri

fan rivivere il mio cuore.

[…] Quando apre gli occhi diventa giovane il mio cuore,

quando parla divento forte.

Quando l’abbraccio,

allontana da me la malattia.

Ma è lontana da me da sette giorni

Eccoli gli egizi, un popolo pieno di amore e di gioia di vivere con le sue toccanti ed energiche immagini che raccontano di sentimenti carichi di passione struggente, dove non mancano tratti polemici, la gelosia e anche un pizzico di malizia.

Leggiamo ancora:

Non sei venuto a causa di tuo padre, a causa di tua madre?

Che è successo? Ti hanno buttato in acqua?
Sei morto o sei vivo?

Qual è dunque la ragione per cui io sono abbandonata?

E in un altro componimento decisamente allusivo:

Mio dio, mio signore, t’accompagno.

Fai dolce l’andarsene verso l’altra riva,

verso i fiori di loto […]

Fai dolce il discendere nell’acqua

per fare il bagno davanti a te.

Lascio vedere la mia bellezza,

in una veste di bisso finissimo,

impregnato di essenza profumata

intinto nell’olio odoroso.

Entro nell’acqua con te,

e, per amor tuo, esco tenendo un pesce rosso.

È tranquillo tra le mie dita,

lo depongo sul mio petto.

O mio amato, vieni e guarda.

Contenitori per il Khol ancora sigillati. Dal corredo della tomba di Kha e Merit

Allontaniamoci dall’immagine del pesce rosso che dalle dita dell’avvenente giovane va a “deporsi” sui suoi seni, per tornare alla domanda iniziale: può essere il museo un luogo da associare all’amore?

Certo che si! E se ora andassimo immediatamente al voto divulgando adeguatamente queste informazioni in campagna elettorale, per stilare la classifica già citata s’intende, molto probabilmente la performance del Museo Egizio di Torino sarebbe decisamente migliore di quanto in origine supposto.

Nei musei si raccontano storie di uomini antichi attraverso i reperti che loro stessi hanno creato e plasmato, costruito e utilizzato. Possiamo leggere parole vergate sui più disparati supporti che talvolta sono freddi atti amministrativi – di grande importanza per comprendere la struttura della società antica – ma altre volte aprono dei veri e propri squarci sulla natura dei sentimenti, che consentono all’uomo moderno di “indossare” gli occhi dell’uomo antico grazie ai quali diventa possibile osservare la meraviglia.

All’interno del Museo Egizio di Torino è possibile trovare tutto questo e rintracciare in diversi reperti i sospiri di amori antichi, i colori di passioni pulsanti e quell’erotismo esplicito che solo una società libera e senza tabù sa esprimere.

Vi è ad esempio un testo scritto su papiro che risale al Nuovo Regno (1543-1069 a.C. circa) che contiene tre componimenti noti come “I canti del boschetto” o “Canzone del Sicomoro”, capace di offrire un punto di vista originale e uno spunto romantico incredibilmente concreto.

Papiro del Canto del Boschetto da Deir el-Medina.

Tre alberi prendono la parola e animano il giardino o un parco, ovvero quell’ambiente in cui l’amoreggiare trova riparo da tempo immemore proteggendo da occhi indiscreti chi cerca intimità. Un melograno dice: “I miei chicchi sono come i tuoi denti; i miei frutti sono come i tuoi seni” e si fa vanto della propria chioma sempre verde, in grado di nascondere gli amanti per tutto l’anno. Ma si sente messo in disparte e minaccia di non nascondere più i giochi amorosi dei due giovani.

La chioma di un fico si mette a parlare e si chiede se esista “…donna simile a lei?” e continua: “Se non ci fossero serve, sarei io il suo schiavo”. Ma è assetato e chiede che gli si porti dell’acqua.

E poi il giovane sicomoro “ch’essa ha piantato con la sua mano”, compagno prezioso e fedele che invita la sua padrona: “Vieni, passa questa giornata felicemente, e domani, e dopodomani, tre giorni, seduta alla mia ombra. Il suo amico si troverà alla sua destra, la farà bere, come lui dice, mentre il simposio si turba in ebrezza, ed essa resta in disparte con il suo amato. Passeggerà sotto di me, l’amata, nel suo errare. Io sono discreto, non dico ciò che vedo e non ne parlerò”!

La maschera funeraria di Merit

Allo stesso periodo storico appartiene anche una famosissima coppia che abita il museo dai primi del Novecento. Lui architetto e lei “signora della casa” la cui tomba, scoperta da Ernesto Schiaparelli intatta, ha restituito tantissime prove d’amore: come non pensare che almeno una parte di quei raffinati oggetti per toeletta appartenuti a Merit non siano stati un dono dall’amato suo sposo Kha? Il quale non ha esitato a cederle il proprio sarcofago quando, per motivi che ignoriamo, per poco non le è sopravvissuta. Un gesto che a noi oggi appare quanto meno strano ma che, “indossando” gli occhi degli antichi egizi, ci appare come un grande gesto di amore.

Ci sono anche Pendua e Nefertari. Non la celebre moglie di Ramesse II, ma una donna comunque fortunata perché altrettanto amata. Il Museo Egizio di Torino custodisce una statua in pietra di questi due antichi sposi, mostrati in un inscindibile abbraccio eterno che trasmette amore, armonia e stabilità.

Pendua e Nefertari

Mentre si percorre l’ettaro che ospita la più grande collezione egizia fuori dall’Egitto, altri dettagli ci riportano al sentimento più decantato dalle arti tutte, che possiamo incontrare tenendo il nostro cuore acceso e curioso e, magari, sfruttando una promozione che il Museo Egizio propone nel giorno dedicato a tutti gli innamorati, con il classico “paghi uno prendi due”.

Ma come fa il Museo a sapere se due persone che si presentano alla cassa sono legati dal sentimento che il 14 febbraio tutto il mondo festeggia? Non lo sa e non lo vuole sapere. Basta presentarsi in due assortiti a piacere e la promozione scatta.

Anzi, un consiglio a chi è single. Fossi in voi il 14 andrei a fare un giro nei pressi del Museo Egizio e terrei gli occhi aperti, potreste notare qualcuno ben felice di condividere con voi i benefici di questa promozione!

Articolo precedenteIl Museo Salinas e il Tempio delle Muse
Prossimo articoloFrancia: un menhir come porta d’accesso a una grotta abitata nel Neolitico
Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here