La missione archeologica egiziana impegnata nello scavo della necropoli di Quesna, nel Delta, ha ritrovato un certo numero di mummie, alcune delle quali con lingua d’oro e con amuleti posti nella bocca; ad annunciarlo è il Dott. Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo per l’Archeologia.

La lingua d’oro, così come la pratica di inserire scarabei nella bocca del defunto, avevano una funzione ben precisa: dovevano infatti permettere al defunto, una volta raggiunto l’aldilà, di comunicare e parlare davanti alla corte di Osiride. Era una pratica molto diffusa in epoca tolemaica, come testimoniano anche i precedenti ritrovamenti ad Alessandria nel sito di Taposiris Magna e nel sito archeologico di Oxyrhynchus, risalenti proprio al periodo tolemaico-romano.

Lingua d’oro e frammenti di foglia d’oro, ph. Ministry of Tourism and Antiquities.

Il Ministero del Turismo e delle Antichità ha dichiarato che le mummie si trovano in un pessimo stato di conservazione, ma i ricercatori sono riusciti a capire che molte di esse erano ricoperte da sottili foglie d’oro ed erano deposte in bare di legno; inoltre, come corredo funerario, vi sono vasi di terracotta, manufatti d’oro a forma di scarabei e fiori, amuleti e vasi funerari in pietra.

Il Dott. Ayman Ashmawi, capo del settore archeologico egiziano presso il Consiglio Supremo di Archeologia, ha spiegato che le tombe rivenute hanno uno stile architettonico unico, costruito con mattoni crudi: si caratterizzano per la presenza di un pozzo sul lato ovest che porta alla stanza sotterranea principale, orientata nord-sud, suddivisa in tre parti. Ha aggiunto, poi, che gli scavi all’interno della necropoli hanno rivelato che era stata utilizzata in tre diversi periodi di tempo, ovvero Epoca Tarda, periodo Tolemaico ed epoca Romana. Infatti, le modalità di sepoltura e l’organizzazione delle tombe differisce in ognuna di queste epoche.
L’area indagata della necropoli, ph. Ministry of Tourism and Antiquities.

Il professor Mustafa Rezq, capo della missione archeologica e direttore generale della Regione Archeologica di Menoufia, ha precisato che i risultati del lavoro della missione archeologica a Quesna, durante le precedenti stagioni di scavo, hanno portato alla luce una serie di tombe e unità architettoniche all’interno delle quali si trovavano bare di pietra e un’enorme bara di granito nero per uno dei sacerdoti più importanti della città.

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Appassionata fin da piccola alla storia e all’archeologia, dopo la maturità classica si iscrive alla facoltà di Lettere – curriculum Scienze dell’Antichità – presso l’Università degli Studi di Milano, laureandosi nel 2019 con una tesi di carattere archeologico-egittologico dal titolo Imhotep scriba e medico: dall’Egitto del III millennio a.C. ad oggi. Si iscrive successivamente alla facoltà di Archeologia dell’Università degli Studi di Milano dove si laurea nel 2021 con votazione 110/110 e lode sviluppando una tesi in ambito egittologico dal titolo La Casa della Vita nell’Egitto Antico: luoghi, riti, funzionari.

Ha partecipato a due laboratori di scavo archeologico: il primo sul sito di Urvinum Hortense a Collemancio di Cannara (PG) di epoca romana con l’Università degli Studi di Perugia; successivamente sul sito archeologico di Nora (Pula, CA) nella sezione competente all’Università degli Studi di Milano, quindi di epoca romana, contribuendo anche alle operazioni di post-scavo.

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