E così, finalmente anche la piramide romboidale di Snefru viene aperta per la prima volta al pubblico.

Nonostante il caldo soffocante che sta attanagliando il Cairo in questi giorni, un nutrito gruppo di ambasciatori stranieri, giornalisti ed invitati speciali si è presentato ieri ai piedi della piramide dalla doppia pendenza per assistere alla sua inaugurazione.

A presenziare alla cerimonia di apertura, come sempre, il Ministro delle Antichità egiziano, il dott. Khaled el-Anani, e il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, il dott. Mostafa Waziri, i quali, presentando l’imponente costruzione e la sua piramide satellite, hanno pure annunciato la scoperta di un tratto di mura di cinta del complesso funerario di Amenemhat III (sovrano della XII dinastia dal 1860 al 1814 a.C. circa) e diversi sarcofagi.

Uno dei sarcofagi policromi scorperti a Dahshur con il Ministro delle Antichità e il segretario generale dello SCA (ph. Ahram)
Uno dei sarcofagi scoperti a Dahshur con in primo piano il Ministro delle Antichità Khaled el-Anani (ph. Ahram)

L’apertura del monumento funerario di Snefru e della sua piramide satellite è avvenuta in seguito ai lavori di restauro che hanno coinvolto entrambe le costruzioni, lavori che hanno visto il consolidamento della struttura e delle pareti interne, l’istallazione dell’impianto elettrico sia all’interno che all’esterno e la disposizione di rampe e scale in legno per facilitare le visite.

La rampa di accesso alla piramide romboidale (ph. Mostafa Waziry)

La piramide romboidale fu costruita del 2600 a.C. circa per volere del re Snefru (Hor Nebmaat), sovrano della IV dinastia (Antico Regno) e padre di Cheope. La costruzione rappresenta un importantissimo esempio dell’evoluzione architettonica delle piramidi essendo la forma di transizione tra le prime due forme piramidali (rappresentate dai complessi funerari a gradoni di Djoser a Saqqara e quello attribuito a Snefru a Meidum) e la piramide Rossa, la prima struttura di forma canonica e dalle linee perfette.

La doppia pendenza è la peculiarità che la rende un unicum, è infatti impossibile confonderla tra le altre piramidi che puntellano lo skyline del deserto egiziano.

Questa sua caratteristica è dovuta da una variazione dell’angolo di inclinazione decisa durante la sua edificazione, in quanto la piramide sembrava mostrare segni di instabilità.

In dettaglio il punto in cui varia l’inclinazione della piramide da 54°46′ a 44° (ph. Tiziana Giuliani)

Infatti inizialmente la piramide era stata progettata con un’angolazione di 54°46’, il che le avrebbe consentito di raggiungere un’altezza di 133 metri, ma raggiunti i 49 metri gli antichi architetti si accorsero che la struttura avrebbe corso il rischio di collassare, così l’angolo di inclinazione venne ridotto di quasi un terzo, a 44°, con la conseguente riduzione dell’altezza a 105 metri. C’è da dire che i problemi di instabilità non dipesero dalla scelta dell’angolo di inclinazione, ma da un’errata valutazione del terreno che non era certamente adatto ad una costruzione del genere. Quel tratto dell’altopiano ha un terreno disomogeneo, cedevole e non perfettamente livellato, inoltre le pietre furono tagliate in blocchi troppo grandi e messe in opera disallineate e senza combaciare tra loro. Ciò determinò già da subito i primi cedimenti del suolo con il relativo assestamento dell’intera struttura. Più la costruzione avanzava più la pressione non equamente distribuita aumentava creando numerose crepe. Si cercò di tamponare la situazione cercando di dare stabilità alla struttura optando per un rivestimento con pietre posizionate con una minore inclinazione così da farne una “guaina”; tentativi che risultarono però peggiorativi in quanto generarono lo smottamento del nucleo centrale. Da lì la decisione di cambiare l’angolo di inclinazione nella speranza che alleggerendo la struttura questa non collassasse definitivamente. Grazie a questo intervento, dopo 4600 anni la vediamo ancora in piedi e, paradossalmente, molto meglio conservata del suo “rimpiazzo”. Infatti Snefru, non soddisfatto del risultato, ordinò ai sui architetti di progettare un nuovo luogo di sepoltura più a nord, nello stesso sito. Venne edificata così la piramide Rossa, chiamata così per il colore delle sue pietre, e fu la prima forma piramidale dalle linee perfette. Proprio per la sua collocazione a sud rispetto a quella edificata successivamente, la piramide romboidale fu battezzata dallo stesso sovrano “snfrw ḫˁ rswt” ovvero “Snefru del sud splende”.

Il tempio funerario ai piedi della piramide romboidale e sullo sfondo la piramide Rossa (ph. Tiziana Giuliani)
Il corridoio discendente della piramide romboidale (ph. Mostafa Waziry)

La piramide presenta due ingressi disposti ad altezze diverse nelle facciate nord e ovest che conducono a due distinti appartamenti funerari uniti tra loro da un cunicolo di 18 metri con un dislivello di 5. L’ingresso a nord, situato ad un’altezza di 12 metri circa, conduce tramite un corridoio quadrato (di circa un metro di lato) all’anticamera e alla camera sepolcrale poste a circa 23 m nel sottosuolo. Dalla camera funeraria, ad un’altezza di 12 metri, parte il cunicolo che porta al corridoio della seconda camera funeraria, mai completata e mai utilizzata, alla quale si accede dall’ingresso occidentale situato ad un’altezza di 33 metri. Il corridoio che collega l’ingresso alla seconda camera presenta due saracinesche, le prime mai apparse in una piramide, mentre nella camera sepolcrale furono rinvenuti un catafalco recante i cartigli di Snefru e diverse travi in legno di cedro: testimonianza preziosa delle spedizioni in Libano organizzate da questo sovrano per l’approvvigionamento del legno, proprio come è descritto nella Pietra di Palermo.

Il rivestimento in calcare bianco della piramide romboidale di Snefru a Dahshur (ph. Tiziana Giuliani)

Con la romboidale è stata inaugurata anche l’apertura della sua piramide satellite, una struttura in ottimo stato di conservazione e ancora rivestita, come la maggiore, di calcare bianco. La piccola piramide era già accessibile, ma solo per un breve tratto, in quanto il corridoio era interrotto per il totale insabbiamento. Ora gli ambienti sono stati liberati dalle sabbie e sono finalmente fruibili.

La piramide romboidale di Snefru vista dalla piramide nera di Amenemhat III (ph. Tiziana Giuliani)
il segretario generale dello SCA ed uno dei sarcofagi trovati a Dahshur (ph. MoA)

Come accennato, in occasione di questo evento è stata annunciata anche la scoperta (avvenuta sempre nella necropoli di Dahshur) di un tratto del muro di cinta risalente al Medio Regno e situato a 300 metri dalla piramide nera di Amenemhat III, conosciuta dai più con questo nome per la presenza di basalto nel suo nucleo e per il pyramidion in diorite grigia. Il muro riaffiorato grazie al lavoro di una missione egiziana si estende per un tratto di 60 metri. Sono stati scoperti anche dei sarcofagi in pietra, argilla e legno, alcuni dei quali ospitavano ancora le loro mummie. Alcuni dei sarcofagi antropoidi sono ben conservati e sfoggiano ancora le pitture originali con degli splendidi colori. Sono state trovate anche maschere funerarie in legno e strumenti usati per tagliare pietre risalenti al periodo tardo; ciò sta ad indicare che l’area fu utilizzata anche successivamente.

Dettaglio su uno dei sarcofagi policromi dalle pitture ancora splendide scoperti a Dahshur (ph. Ahram)

Per concludere, ricordo che la piramide romboidale di Dahshur è stata inserita nella lista del patrimonio mondiale UNESCO come parte della Necropoli di Menfi.

 

(ph. MoA)
(ph. MoA)

Source: MoA

Immagine di copertina:

La piramide romboidale di Snefru a Dahshur (ph. Tiziana Giuliani)

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