L’antico Egitto è da sempre bersaglio di numerose teorie che lo collegano a civiltà aliene o che lo identificano come erede di antichissimi popoli molto evoluti, da cui avrebbe ereditato la tecnologia necessaria per realizzare le meravigliose opere che sono giunte fino a noi.

La celebre astronave del film Stargate

A fare da cassa di risonanza a queste teorie vi è la naturale predisposizione dell’uomo a credere nel mistero, unita senza dubbio a una sorta di pigrizia intellettuale che troppo spesso lo priva di un ragionamento pienamente autonomo, scivolando nel pensiero d’altri con troppa facilità.

Anche nella “bufala” che in questo articolo prendiamo in esame ci sono tutte queste componenti, assieme ad una profonda ignoranza sull’argomento – che a breve dimostrerò – da parte di chi la propone.

Ne è prova la domanda che spesso mi sento porre al riguardo: “Come facevano gli egizi a vedere uno spermatozoo?”.

Uno spermatozoo è composto dalla testa e dalla coda. Nel suo insieme misura circa 70 micrometri, ovvero circa un quattordicesimo di millimetro.

Chi mi pone questa domanda è già andato oltre, accettando senza alcun spirito critico di associare l’immagine che sta guardando ad uno spermatozoo. Una mente vivace e aperta, intelligente e curiosa dovrebbe porre la domanda in termini completamente diversi: “ma quello che sto guardando è davvero uno spermatozoo?”. E la risposta può essere una sola: no!

Partiamo dall’inizio.

Per spiegare di cosa si tratta dobbiamo tirare in ballo addirittura Alessandro il Grande, perché il presunto spermatozoo si trova proprio di fronte a lui!

Il Macedone, nella sua sfrenata e inarrestabile corsa alla conquista del mondo, fa suo anche l’Egitto che, per altro, gli si arrende senza colpo ferire. Alessandro si reca quasi subito a Siwa affrontando un lungo cammino in pieno deserto, perché vuole ricevere l’investitura di sovrano d’Egitto direttamente da un famosissimo quanto prestigioso oracolo del dio Amon presente in quell’oasi. Diventa così un faraone e le sue rappresentazioni nei vari monumenti avverranno nel pieno rispetto della classica e immutata iconografia regale egizia.

Alessandro il Grande rappresentato come un faraone di fronte al dio Amon itifallico. E’ presente nell’immagine anche il segno geroglifico F17, interpretato erroneamente come uno spermatozoo.

L’immagine in oggetto si trova sulle pareti esterne del naos che Alessandro fece costruire nel cuore del Tempio di Luqsor, dove il macedone è rappresentato offerente a varie divinità, tra le quali Amon itifallico.

Ogni volta che il sovrano appare davanti a una divinità vi è la descrizione dell’offerta che sta compiendo realizzata in scrittura geroglifica suddivisa in due colonne, posizionate tra le due figure in modo da non sovrapporsi alle braccia e alle mani del faraone che porgono le offerte.

Ad un certo punto Alessandro è rappresentato di fronte ad Amon itifallico mentre gli offre 5 granelli di natron dell’Alto Egitto come rito per la purificazione. Il puro caso (o uno scriba molto spiritoso!) ha voluto che uno dei segni geroglifici che compongono l’iscrizione interagisca graficamente con il membro eretto della divinità e data l’effettiva somiglianza di una parte del segno geroglifico ad uno spermatozoo, qualcuno ha dato vita alla clamorosa bufala, evitando (sarà un caso?) di fare una cosa molto semplice: informarsi!

Cerchiamo quindi di rispondere alla domanda più opportuna: “ma quello che sto guardando è davvero uno spermatozoo?”.

Il geroglifico F17 della Lista Gardiner. Si osserva un vaso da cui fuoriesce dell’acqua, la quale è attraversata da un corno di bovino. Il suo significato è “purificazione”.

No! Chi osserva quel segno geroglifico vede un vaso (la testa del presunto spermatozoo) e l’acqua contenuta all’interno che fuoriesce (coda del presunto spermatozoo). E’ un segno molto noto utilizzato migliaia di volte dagli antichi scribi e mai associato direttamente ai concetti di riproduzione, fecondità o di rinascita. Questo geroglifico ha diverse varianti, tutte rigorosamente annotate dal grande egittologo Alan Gardiner e inserite in una lista, che ancora oggi rappresenta il punto di riferimento di chiunque voglia approcciarsi alla scrittura geroglifica.

Il segno in questione ha come variante un corno bovino che attraversa il getto d’acqua ed è identificato nella lista come F17, anch’esso noto e usato in tantissimi casi, tradotto con “purificazione”.

Vediamo adesso di analizzare l’intera iscrizione geroglifica che descrive l’azione di Alessandro il Grande nei confronti del dio Amon.

Traduzione e realizzazione grafica di Paolo Belloni, con la consulenza di Alberto Elli.

Il segno F17, qui proposto cerchiato di rosso e ruotato a causa della posizione orizzontale della stringa dei geroglifici ma comunque ben identificabile, fa parte della frase che descrive il rito: “Il fare PURIFICAZIONE con 5 granelli di natron dell’Alto Egitto. Ho dato a te la durata di vita di Ra in cielo”.

E’ dunque evidente la totale assenza di collegamento tra il segno F17 e il membro eretto del dio Amon e a conferma di ciò abbiamo altre immagini di Alessandro offerente verso la stessa divinità, dove appare ancora il segno F17 ma senza nessun fallo eretto nelle vicinanze.

In questa immagine Alessandro il Grande offre ancora ad Amon, non itifallico, ed è presente ancora il segno F17, a riprova che non vi è alcun collegamento con gli spermatozoi. Il gesto che compie il Macedone riporta ancora alla purificazione con un vaso e l’acqua che ne fuoriesce, la stessa immagine in cui qualcuno ha voluto vedere forzatamente uno spermatozoo.

Ma voglio dare una risposta anche alla domanda meno appropriata: “Come facevano gli egizi a vedere uno spermatozoo?” e per farlo ho chiesto aiuto a chi lavora quotidianamente in questo specifico settore, la dottoressa Chiara Granato (Embriologa – Centro di fecondazione assistita “Enjoy PMA” | Sedi Avellino – Salerno – Caserta ( www.chiaragranato.it).

<Ho accettato, molto volentieri, di contribuire a sfatare l’assunto secondo il quale sarebbe stato possibile, per una civiltà sviluppatasi intorno al 3500 a.C., immaginare di raffigurare uno spermatozoo.

La risposta appare più che scontata.

Sarebbe stato impossibile, dato che lo spermatozoo è una cellula gametica maschile, rivestita da una membrana plasmatica, di grandezza complessiva di circa 70 micrometri (il micrometro “µm” è un’unità di misura della lunghezza corrispondente ad un milionesimo di metro. Ovvero 1 µm = 1 x 10 – 6 m). Per poter vedere uno spermatozoo è necessario l’utilizzo di un microscopio ottico adatto ad una visione stereoscopica con un obiettivo che consenta un ingrandimento fino a 100x.

Infatti, quando si esegue un esame del liquido seminale, con la tecnologia attuale, il campione viene osservato prima con un obiettivo 10x o 20x per valutare la concentrazione e la motilità degli spermatozoi. E successivamente, quando occorre valutarne la qualità morfologica, per la valutazione di eventuali anomalie della testa o della coda, è necessario impiegare un obiettivo di 100x ad immersione con un ingrandimento fino a 1000x.

La dottoressa Chiara Granato al lavoro con un microscopio.

Appare, quindi, ovvio poter affermare, senza possibilità di smentita, che non sia possibile osservare uno spermatozoo ad occhio nudo e, tantomeno, per gli egizi conoscere la struttura morfologica di uno spermatozoo per poterlo poi rappresentare, a meno che non fossero già in possesso di uno stereomicroscopio che consentisse un’adeguata profondità di campo ad alto potere risolutivo, ipotesi, questa, certamente remota>.

Alle esaustive parole della dottoressa Granato, che con microscopi e cellule lavora quotidianamente, aggiungiamo che tra le copiose informazioni che ci sono pervenute e che riguardano le professioni nell’antico Egitto, non vi è nulla che faccia pensare anche lontanamente a uno strumento in grado di offrire ingrandimenti di piccoli oggetti, né figure professionali che li usassero o fossero in grado di fabbricarli.

Ma anche fossero riusciti a realizzare uno strumento capace di ingrandire, dovremmo pensare a qualcosa di simile ad una lente di ingrandimento che al massimo – e stiamo parlando di lenti moderne con vetri convessi perfettamente politi – può arrivare a 40 o 50x.

Ma la possibilità di ingrandire non è l’unico parametro necessario. Così come nella fotografia digitale anche nell’osservazione attraverso lenti e microscopi è necessaria una buona risoluzione, altrimenti le immagini che si otterranno nell’ingrandimento risulteranno essere illeggibili, specie se si tratta di cellule che misurano circa un quattordicesimo di millimetro!

La lente di Nimrud realizzata con cristallo di rocca. Crediti foto: httpsupload.wikimedia.orgwikipediacommons665Nimrud_lens_British_Museum.jpg

Al di fuori dell’Egitto sono state ritrovate alcune lenti di buona fattura datate in modo non certo al VI secolo a.C. ottenute tagliando cristalli di rocca, ma gli studiosi hanno appurato che il loro ingrandimento si ferma a 6 o 7x e la non perfetta politura delle superfici non rende possibile una visione particolarmente accurata del dettaglio ingrandito. Probabilmente venivano usate dagli artigiani per ingrandire di poco le superfici dove creavano complesse incisioni, ma restano tuttavia molto distanti dagli ingrandimenti e dalla risoluzione necessaria per poter osservare nel dettaglio uno spermatozoo umano.

Come spesso accade dietro ad un mistero c’è solo tanta superficialità e voglia di credere a ciò che ci entusiasma di più. Per questo motivo ho sempre trovato i misteri, o almeno quelli simili a questo, monotoni e ben poco allettanti, privilegiando un dialogo con gli antichi basato su reperti e scritti che risalgono al loro tempo. Non serve essere grandi studiosi per cercare materiale capace di stupirci, né disporre di enormi biblioteche ricche di migliaia di volumi per trovare le giuste fonti, ma essere genuinamente curiosi e interessati ad una sana ricerca non volta a confermare ciò che a noi piace, ma a farci capire qual è la giusta posizione delle cose.

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

12 Commenti

  1. Ottimo articolo, ma non tiene in considerazione il fatto che gli Egizi avrebbero potuto già aver inventato lo stereoscopio o averlo avuto in dono dagli Elohim …

    • Ci sono altre immagini di spermatozoi non consideratevim questo articolo, immagini in cui non si rileva la figura di un “vaso” da cui fuoriesce acqua. Come al solito la smentita è meno convincente della “bufala”!!😂

      • E come al solito questo commento non porta nessuna prova, ma solo facce che ridono…di cosa poi non saprei proprio! Se hai immagini di spermatozoi scolpiti o raffigurati in qualsiasi modo che risalgono all’antico Egitto, dimmi dove posso trovarle…e di fronte all’evidenza cambierò senz’altro idea!

  2. “Il puro caso (o uno scriba molto spiritoso!) ha voluto che uno dei segni geroglifici che compongono l’iscrizione interagisca graficamente con il membro eretto della divinità”
    Questo è l’atteggiamento meno adatto, privo di serietà, quando si vogliono analizzare dei dati scientifici.
    Si stabilisce aprioristicamente che il CASO o addirittura (cosa assai più grave) uno SCRIBA COGLIONAZZO
    abbia voluto manifestare goliardia nell’incidere, in un tempio SACRO, geroglifici equivocabili….senza
    prendere in considerazione l’immane dispendio in termini economici e lavorativi, che una così elaborata incisione comportava.

    • Gentile Gabriele, è davvero singolare che di tutto l’articolo lei muova una critica all’unico momento in cui mi sono concesso un lieve sarcasmo che evidentemente non ha capito. Si ponga una domanda: se non credo che quel segno sia uno spermatozoo, come posso pensare che uno scriba abbia voluto fare lo spiritoso accostando un’immagine simile a uno spermatozoo a un membro in erezione? Quello scriba non aveva nessuna idea di che forma avesse uno spermatozoo, per cui non avrebbe avuto gli elementi necessari per fare il “coglionazzo”…mi pare evidente. Ora gliela faccio io una domanda: è questo secondo lei l’atteggiamento di serietà che dovrei avere? Bah…
      Provi invece a prendere in considerazione le altre parti, come ad esempio la traduzione del testo, che prova senza ombra di dubbio come quel segno sia un geroglifico perfettamente inserito nell’iscrizione, quindi svincolato dall’immagine di Amon itifallico; provi ad osservare le foto che ho messo nell’articolo e troverà un’iscrizione di offerta molto simile dove lo stesso geroglifico viene usato senza che accanto, vicino, sopra o sotto vi sia nulla di itifallico. E di iscrizioni del genere sulle pareti di quel naos ce ne sono diverse.
      Riguardo la faccenda dello “scriba coglionazzo” – ricordando che il mio era solo sarcasmo – è una critica senza senso, oltre che inutile dal punto di vista dei contenuti. In che modo infatti il costo dell’incisione avrebbe subito variazioni se lo scriba avesse deciso di fare lo spiritoso (cosa impossibile visto che non sapea di raffigurare uno spermatozoo) e realizzare quella singolare interazione tra il segno F17 e il membro eretto di Amon? Ormai il progetto era stato interamente finanziato….

      In ultimo se ha letto l’intero articolo avrà notato che suggerisco proprio l’atteggiamento critico e propongo al lettore di porsi le domande giuste. Infatti chiedo di non domandarsi come mai gli egizi potevano vedere uno spermatozoo, ma semmai in primis se quello è per davvero uno spermatozoo. Perché chi si pone la prima domanda “stabilisce aprioristicamente” che quello è uno spermatozoo.
      Se ha letto l’intero articolo avrà notato che di aprioristicamente non c’è nulla, ma semmai ci sono analisi filologiche e scientifiche, con il coinvolgimento di un embriologa professionista che ogni giorno osserva spermatozoi per mestiere e sa bene quale sia la tecnologia necessaria.
      Un consiglio: quando analizza degli articoli lo faccia prendendo tutti i punti che sono esposti e non scelga quelli che preferisce…altrimenti finisce per cadere nell'”atteggiamento meno adatto, privo di serietà, quando si vogliono analizzare dei dati scientifici.”

      Buona giornata
      Paolo bondielli

  3. …svincolato dall’immagine di Amon itifallico; provi ad osservare le foto che ho messo nell’articolo e troverà un’iscrizione di offerta molto simile dove lo stesso geroglifico viene usato senza che accanto, vicino, sopra o sotto vi sia nulla di itifallico. E di iscrizioni del genere sulle pareti di quel naos ce ne sono diverse.
    P. Bondielli.
    Vero quel che dici. Senza contare gli scritti di Alexander I a Karnak si contano almeno 50 segni F17 associati a divinità e sovrani, più altre parole in cui è utilizzatosi supera comodamente il centinaio. Perciò nessun nesso che questo segno segua il dio min.

  4. Un brutto articolo. Per smentire un’ipotesi certamente fantasiosa ma più lineari si mettono insieme una serie di argomenti mal connessi e con molti salti logici, proposti come ovvi ma evidenti non sequitur. Ad esempio, proprio la traduzione del geroglifico più logica sarebbe “Fecondandoti con un dna alieno, ti rendo longevo come Ra, etc…” Ma il massimo dell’incoerenza logica è scrivere che siccome 3500 anni fa non c’era la tecnologia per vedere uno spermatozoo, allora quello non è uno spermatozoo, facendo finta di non capire che è esattamente da tale considerazione che nasce l’ipotesi aliena.

    • In realtà sarebbe sufficiente dire che il segno F17 fa parte del “testo” e non della “figura” e che altrove quel segno non è posto accanto a simboli fallici.

      • Buongiorno Alessio…

        Sono ormai almeno dieci anni che scrivo sui vari blog che “il segno F17 fa parte del “testo” e non della “figura” e che altrove quel segno non è posto accanto a simboli fallici”, ma evidentemente non è sufficiente.
        Il motivo per cui ho scritto questo articolo non è convincere chi crede al paleocontatto tra egizi e alieni di essere in errore, sarebbe tempo sprecato e te lo dico per esperienza personale.
        Ho scritto questo articolo perché sono stato taggato su Facebook da un’amica che aveva condiviso il video di Biglino e mi chiedeva cosa ci fosse di vero in questa faccenda. Nel frattempo molti suoi contatti avevano scritto cose tipo: Ah però questi egizi quante cose sapevano”; “gli egizi erano troppo avanti”….ecc…ecc…
        Ovvero, persone semplicemente curiose e poco addentro alla materia avevano preso per buona l’intera faccenda senza porsi troppe domande.
        Ecco…è a queste persone che ho voluto rivolgermi, per dare loro gli strumenti necessari per capire che si tratta di una grossa stupidaggine. E non bastava più dire solo del segno F17, cosa non proprio chiara a chi non mastica un pochetto di egittologia, ma era necessario scrivere qualcosa di più articolato e che fosse il più chiaro possibile.
        Certo, capisco cosa intendi quando dici che “siccome 3500 anni fa non c’era la tecnologia per vedere uno spermatozoo, allora quello non è uno spermatozoo, facendo finta di non capire che è esattamente da tale considerazione che nasce l’ipotesi aliena”, ma è pur vero che quella tecnologia non esisteva! Cosa dovremmo fare allora? Astenerci dal dichiarare che gli egizi non avevano un microscopio per il timore che la gente pensi automaticamente che gli l’hanno dato gli alieni? Sinceramente non mi pare un ragionamento sensato!
        E comunque l’articolo contiene molto più dell’aspetto tecnico scientifico, che ho voluto inserire per completezza di informazione, facendo parlare una scienziata che ogni giorno ha a che fare con microscopi e spermatozoi.

        A giudicare dai riscontri che ho avuto, il mio intento è andato a buon fine e molte persone mi hanno scritto per ringraziarmi di aver fatto chiarezza sulla vicenda dello spermatozoo in Egitto e questo, consentimi di essere sincero, per me vale molto più della tua critica negativa che – in tutta sincerità – non dà nessun apporto a questa vicenda.
        Come puoi vedere tu stesso più di 2300 persone hanno letto questo articolo, migliaia di persone lo hanno letto sui nostri social e condiviso a loro volta. Molte persone, quando hanno trovato la notizia dello spermatozoo in Egitto, hanno copiato il link di questo articolo e lo hanno condiviso in quegli spazi, dove ha sortito l’effetto voluto: chi crede negli alieni mi ha insultato; chi era semplicemente curioso ha creduto a me e alla scienza!
        Per me, obiettivo raggiunto! :-)

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