Una mostra racconta la storia della comunità ebraica cittadina nei secoli del suo massimo splendore attraverso gli straordinari reperti di uno dei più ampi cimiteri ebraici medievali del mondo, quello rinvenuto qualche anno fa in Via Orfeo a Bologna, poco lontano dalle mura trecentesche.

“La Casa della Vita” o Beth ha-Chaim è uno dei modi con cui gli ebrei indicano tradizionalmente il cimitero (Beth ha-kevaroth): “… ti ho posto davanti la vita e la morte … scegli dunque la vita, onde tu viva, tu e la tua progenie” Deuteronomio (30,19).

Tra il 2012 e il 2014, gli scavi estensivi condotti dalla soprintendenza in Via Orfeo a Bologna, preventivi alla costruzione di un complesso residenziale, hanno prodotto una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi decenni: il ritrovamento del “perduto” cimitero ebraico medievale della città.

Gioiello in oro esposto alla mostra / ph. Museo Ebraico di Bologna

Nota alle fonti d’archivio e sopravvissuta nella consuetudine orale -quest’area continua ad essere indicata come “Orto degli Ebrei” ben oltre la Bolla Papale del 1569 che ne autorizzava la distruzione- l’area cimiteriale di Via Orfeo ha restituito non solo centinaia di sepolture a inumazione perfettamente ordinate in file parallele ma anche straordinarie tracce di vita vissuta. Gioielli in oro di eccezionale fattura e bellezza, pietre incise, oggetti in bronzo recuperati in più di quattrocento sepolture, attestano la presenza a Bologna di una fiorente comunità proficuamente inserita nel contesto urbano e sociale fino a quando l’emanazione di due Bolle Papali la condanna ad abbandonare le città dello Stato Pontificio e ad essere cancellata dalla memoria dei luoghi dove avevano vissuto e operato.

Questi reperti, finalmente visibili dopo anni di studi e restauri, sono i protagonisti della mostra “La Casa della Vita. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna“, curata e organizzata dal Museo Ebraico di Bologna e dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, in collaborazione con Comunità Ebraica di Bologna.

La mostra, aperta dal 20 giugno 2019 al 6 gennaio 2020 consente di ripercorrere, in modo globale e sistematico, la storia di una minoranza, dei suoi usi, della sua cultura e delle sue interazioni con la società cristiana del tempo.

Una settantina di reperti riaffiorati dal sottosuolo danno testimonianza di un luogo di cui le fonti archivistiche attestavano l’esistenza ma di cui si era perduta ogni traccia, e sollevano interrogativi che ridestano ancora una volta curiosità verso un’epoca tra le più interessanti ed enigmatiche della storia culturale italiana.

Nel Ventennale del Museo Ebraico di Bologna si torna dunque a parlare della presenza ebraica tra Quattro e Cinquecento in uno dei centri più importanti dell’ebraismo italiano.

Locandina della mostra / ph. Museo Ebraico di Bologna

Durante il periodo della mostra, un percorso espositivo diffuso tra musei e istituzioni culturali della città –Museo civico Medievale, Biblioteca Universitaria, Museo Internazionale della Musica, Museo del Patrimonio Industriale, Museo civico del Risorgimento-Certosa di Bologna– consentirà al pubblico di conoscere luoghi, episodi e persone che hanno fatto la storia ebraica di Bologna dipingendo un quadro complessivo di grande respiro e insospettabile ricchezza.

In occasione della mostra è pubblicato il volume “Il Cimitero ebraico medievale di Bologna: un percorso tra memoria e valorizzazione” curato da Renata Curina e Valentina Di Stefano, tredicesimo della collana DEA, Documenti ed Evidenze di Archeologia, della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

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