“Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”. Dalle nebbiose rive del Po al tortuoso fiume Sele.

In genere gli aspetti di una mostra legati all’organizzazione preferisco inserirli alla fine, ma in questo caso mi pare invece un buon punto di partenza.

L’ingresso della mostra. Ph/ Paolo Bondielli

La mostra è stata “promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università di Bologna, realizzata da Electa e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini, (Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico) ed Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche Alma Mater Studiorum Università di Bologna). Il progetto di allestimento è a cura di Paolo Capponcelli, PANSTUDIO architetti associati.”

Il gruppo di persone citate, tutte di altissimo profilo e stimolate da un nutrito comitato scientifico, ha lavorato per tre anni alla realizzazione di questo evento, riunendo in un percorso di cui tra poco si parlerà, circa 1400 reperti provenienti da 60 musei ed enti nazionali e internazionali.

Mi sembrava giusto partire da qui per dare la misura dell’impegno profuso da aziende, istituzioni e professionisti che a vario titolo operano in questo particolare settore della cultura, per la realizzazione di questa mostra, la cui complessità sfugge grazie ad una sapiente esposizione dei reperti e ad una cura particolare degli spazi.

Viaggio nelle terre dei Rasna

In questa parte del titolo della mostra, evidentemente non a caso, si leggono le due parole chiave di questa esposizione: viaggio e terre.

L’ingresso alla mostra, dopo il breve approccio con i viaggiatori ottocenteschi. Ph/Paolo Bondielli

Il primo termine è l’immagine scelta per accompagnare il visitatore in un ampio e articolato territorio, le “terre” degli Etruschi appunto, compreso tra due fiumi ben distanti tra loro – il Po e il Sele – che sfociano rispettivamente nel “mare di sopra” e nel “mare di sotto”, l’Adriatico e il Tirreno.

Un viaggio che attraversa appennini, pianure fertili, lunghe strade, vie fluviali e marine e che viene raccontato al visitatore facendo convergere nel percorso espositivo più elementi caratterizzanti.

La mostra si apre ricordando brevemente i viaggiatori di alcuni secoli fa, il cui interesse per le “terre dei Rasna” ha fornito dei corposi resoconti, corredati da immagini delle rovine inserite nei paesaggi, vere e proprie opere d’arte, che per molto tempo è stato l’unico materiale in grado di raccontare la storia degli Etruschi.

Si varca poi un vero e proprio portale e comincia il TEMPO DEI RASNA.

Dettaglio del percorso espositivo. Ph/Paolo Bondielli

Qui il visitatore incontra l’aspetto cronologico, indispensabile per capire le varie sezioni che incontrerà lungo il percorso, che si basa sui materiali archeologici. Non va dimenticato che, rispetto al mondo greco e romano, quella degli Etruschi è una storia prettamente archeologica, dove le fonti scritte sono scarse e indirette e a parlare sono proprio i reperti.

La storia degli Etruschi si colloca tra il IX e il I sec. a.C. e il percorso espositivo ci propone cinque fasi salienti, partendo dalle Origini (IX sec. a.C.), quando si comincia a verificare un aumento demografico in quei luoghi che successivamente diventeranno le grandi città etrusche. Segue poi L’alba delle città (fine del IX – terzo quarto del VIII sec. a.C.), con il consolidamento di un potere centrale che gestisce il bene pubblico e porta come conseguenza diretta Il potere dei principi (ultimo quarto dell’VIII – inizi del VI sec. a.C.), con la nascita di un’aristocrazia stabile i cui privilegi e beni materiali diventano ereditari. Una storia di città (VI-V sec. a.C.) ci racconta di cambiamenti legati al progressivo declino della cultura principesca che man mano viene sostituita da persone provenienti dagli ambiti commerciali e produttivi, fino ad arrivare a La fine del mondo etrusco (IV-I sec. a.C.), dovuta alla presenza sempre più ingombrante dei Celti, dei Sanniti e dei Romani.

Particolare del percorso espositivo. In particolare all’interno della vetrina centrale sono visibili le antefisse ed altre terrecotte architettoniche provenienti dal santuario di Fondo Patturelli di Caserta. Ph/Paolo bondielli

In questa fase della storia etrusca si assiste ad una notevole crescita di quelle aree periferiche poste a nord e a sud dell’Etruria classica, motivo per cui il percorso scientifico ci racconta adesso delle TERRE DEI RASNA.

Non una sola Etruria quindi, ma ben cinque “Etrurie” diverse comprese tra i due fiumi già citati, il Po e il Sele, che presentano tuttavia “una sostanziale unità, dai connotati quasi ‘nazionali’, che gli Etruschi mostrano in alcuni importanti momenti della loro storia”.

Un aspetto molto interessante che in passato è stato oscurato dalla ricerca delle origini etrusche, intese come l’individuazione di un’area geografica da dove un intero popolo, già formato in tutti i suoi aspetti, si è trasferito nella penisola italica stabilendosi definitivamente nell’Etruria classica.

Tazza traforata a giorno. Civita Castellana (VT), Museo Archeologico dell’Agro Falisco-Forte Sangallo. Ph/Paolo Bondielli

Etruria classica che qui viene indicata come ETRURIA MERIDIONALE, dove il paesaggio ha condizionato la formazione dei primi insediamenti contribuendo poi alla nascita delle città e degli empori commerciali, che arriveranno ad intessere rapporti con l’intero bacino del Mediterraneo.

Il “viaggio” ci porta poi nell’ETRURIA CAMPANA, che segna il confine a sud dell’influenza etrusca con centri come Capua, Pontecagnano, Nola e anche la Pompei preromana.

Cratere attico a figure rosse. Della decorazione si conserva parte del registro minore, quello presente sulla fascia del labbro. I due giovani sdraiati sul kline sono coinvolti nel gioco del kottabos. Ph/Paolo Bondielli

E poi l’ETRURIA INTERNA con Cortona, Perugia, Chiusi e Orvieto. Proprio a Velzna – come gli Etruschi chiamavano Orvieto – è stata fatta una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi anni che ha riportato alla luce il Fanum Voltumnae, noto fino al quel momento solo da fonti letterarie, che rappresentava un santuario federale.

Dettaglio del percorso espositivo relativo all’Etruria interna. Ph/Paolo Bondielli
Urna cineraria policroma con raffigurazione di Scilla. Corciano (PG), Antiquarium Comunale. Ph/Paolo Bondielli

Le evidenze archeologiche, relative soprattutto a ricche offerte votive, mostrano come l’area sacra fosse cultualmente attiva dall’epoca più remota della storia etrusca fino alla progressiva conquista romana.

Sono le città di Populonia, Vetulonia e Volterra, tra le altre, che vanno a formare L’ETRURIA SETTENTRIONALE.

Ipotesi ricostruttiva della parte anteriore del currus. Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Ph/Paolo Bondielli

Proprio in questa sezione sono presenti alcune delle novità più interessanti della mostra, come la tomba bisoma di bambini in pithos databile al IX sec. a.C., e la tomba del Tridente che può essere datata fine VII – inizi del VI sec. a.C.

La mostra termina con la quinta terra di Etruria, l’ETRURIA PADANA, che comprende un vasto territorio che da Verucchio e Marzabotto raggiunge Spina e Adria, sull’Adriatico, mentre più ad ovest comprende l’area dell’Emilia occidentale, Modena e Bologna, che gli Etruschi chiamavano Felsina e che nelle fonti antiche è denominata Princeps Etruriae, per indicare l’importanza della città e la sua origine antichissima.

Dettaglio del percorso espositivo relativo all’Etruria padana. Ph/Paolo Bondielli

Proprio dell’Etruria padana ci parla la collezione etrusca permanente del Museo Civico Archeologico, la cui visita è in perfetta continuità con il percorso espositivo ed è assolutamente consigliata.

“Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” è una mostra complessa – e non poteva essere diversamente – ma ben articolata, che si prefigge di iniziare il visitatore all’affascinante mondo di questo straordinario popolo attraverso una grande quantità di reperti esposti, tra i quali spiccano le novità provenienti dalle ultime ricerche sul campo.

Dettaglio del percorso espositivo. Ph/Paolo Bondielli

Ad ogni terra dei Rasna è stato dato un colore intenso per meglio percepire il senso dinamico del viaggio, dello spostarsi, come se ogni cambio cromatico fosse il ciak di un regista che segna una scena diversa che però fa parte sempre dello stesso film.

Completa il percorso la parte multimediale che però non vuole stupire con un inutile sfoggio di tecnologia, ma dare il senso del movimento, come quando attraversiamo un paesaggio e siamo dentro un mezzo, ma ci basta un dettaglio per capire a che punto siamo del viaggio.

La fruibilità della mostra riceve un ulteriore ed importante aiuto grazie alla collaborazione che da molti anni lega ASTER srl Archeologia Storia e Territorio, al Museo Civico Archeologico di Bologna. ASTER infatti propone una vasta offerta didattica dedicata alla scuole di ogni ordine e grado e per gruppi di adulti.

Infine va ricordato il catalogo edito da Electa, che come sempre ci propone molto più di un elenco di opere con schede tecniche. Chi lo acquista si troverà un vero e proprio libro testo che contiene saggi di esperti, docenti e professionisti del settore, con monografie specifiche in grado di ampliare e completare ciò che nel percorso espositivo non è stato possibile inserire.

 

 

 

 

Gallery di alcuni reperti esposti (foto di Paolo Bondielli):

 

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

2 Commenti

  1. Sono Paolo Capponcelli autore dell’allestimento Etruschi. Mi volevo complimentary per il suo bel reportage e chiederle se potevo usare qualche sua foto a fini personali. La ringrazio ancora.

    • Grazie per le sue parole architetto e complimenti a lei per l’allestimento che accoglie e valorizza i già splendidi reperti della mostra!
      Per quanto riguarda le foto può usare liberamente tutte quelle che le interessano e se avesse bisogno di un formato un po’ più “corposo” rispetto a quello che può scaricare da questo articolo, mi scriva a: paolo.bondielli@mediterraneoantico.it

      Grazie e un caro saluto

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