Statua di Sacerdote dalla collezione egizia del Museo archeologico di Napoli

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Le statue realistiche sono rare nella produzione antico egiziana classica, ma assai più frequenti in epoca saitica. Non si tratta comunque di statue “ritratto” vere e proprie, ma piuttosto dell’abbandono di certi canoni ufficiali che da secoli si rifacevano alla casa reale e al sovrano, non più modello delle classi sociali agiate, dei funzionari e dei sacerdoti, che cercano adesso nuove soluzioni per esprimere la realtà.

E’ probabile che questa mutazione sia da ricondurre all’inserimento dell’Egitto nel mondo mediterraneo, con tutte le implicazioni sociali, economiche e politiche che ciò comporta.

L’elite del Paese non si sente più garantita dallo Stato nella persona del sovrano, in quanto ha realizzato che la politica commerciale, ovvero il motore del loro benessere, è ormai rivolta verso l’esterno e che i loro interlocutori non sono più quelli tradizionali, ma piuttosto le nuove classi emergenti di commercianti e militari stranieri.

Da qui, forse, il rifiuto a subordinare la propria figura a quella del sovrano e la ricerca di soluzioni individualistiche, che si riflettono anche nel rapporto con la divinità.

Nella foto vediamo un sacerdote che indossa un mantello trattenuto sul davanti dalla mano destra, che ne fuoriesce all’altezza del ventre. Porta una parrucca liscia che si attacca sulla fronte subito al di sopra degli occhi, lascia scoperte le orecchie e giunge alle spalle coprendone interamente la larghezza.

Il viso è pieno con occhi incisi e le arcate sopracciliari che si congiungono all’attacco del naso dritto, mentre la bocca è disegnata con cura e atteggiata a un sorriso.

Il pilastro dorsale termina alla base della parrucca e reca incisa una colonna di geroglifici dove, oltre alla classica formula saitica, siamo informati che si tratta di un sacerdote di Amon.

La parrucca, il modo in cui si collega al pilastro dorsale, l’incisione sottile dei geroglifici risalgono all’inizio della XXVI dinastia, anche se la resa degli occhi e le arcate sopracciliari richiamano una produzione più tardi.

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

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