Scoperte a Pi-Ramesse un complesso monumentale, impronte di bimbi e frammenti di affreschi

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Il team della missione di scavo della Roemer-and Pelizaeus-Museum di Hildesheim, Germania, che lavora nel sito dell’antica Pi-Ramesse ha scoperto parte di un complesso edilizio, una fossa in malta con ivi impresse impronte di bambini, frammenti di una parete dipinta e degli stampi per amuleti reali.

Il complesso edilizio, identificato come un palazzo o probabilmente un tempio, è molto esteso; con i suoi 200 x 160 metri è stato definito dal Capo del Dipartimento Antichità dell’Antico Egitto, il Dr. Mahmoud Afifi, “davvero monumentale”, ma d’altronde maestosa Pi-Ramesse lo era stata davvero. Pi-Ramesse, il nome antico dell’attuale Qantir, è situata nella parte orientale del delta del Nilo, a circa 110 km a nord-est del Cairo e a 80 km a ovest di Ismailia. Sorse per volere di Horemheb, faraone della XVIII dinastia nel 1300 a.C. circa, su un antico ramo del fiume sacro ora scomparso facente parte dei territori che erano sotto il controllo di colui che successivamente sarebbe diventato Ramesse I. Divenuta capitale per ragioni strategiche e amministrative giocò per circa 200 anni un ruolo centrale nella storia del paese. Da qui governò Ramesse II e fu proprio sotto il suo regno che la città vide il periodo di più grande espansione e raggiunse la sua massima dimensione coprendo una superficie di circa 15-20 kmq. Negli antichi testi egizi giunti sino a noi Pi-Ramesse è descritta come la più splendida tra le città e incredibilmente ricca, una delle più grandi città antiche del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente; qui vivevano e lavoravano egiziani e stranieri, i quali avevano portato con sé la propria cultura materiale facendo della città un unico melting pot culturale. Fu la capitale dell’antica Kemet finchè non fu abbandonata all’inizio della XX dinastia, nel 1000 a.C. circa, quando il ramo del Nilo si prosciugò. I resti di questa meravigliosa città sono ormai quasi invisibili tra i campi coltivati del vicino villaggio moderno di Qantir; poco mostra ancora il magnifico passato di questo luogo, dal momento che la maggior parte delle statue e degli edifici in pietra sono stati utilizzati dalle generazioni successive come cava per la nuova capitale Tanis, situata un po’ più a nord, e Bubastis, l’odierna Zagazig. Ci fanno capire quale fu la magnificenza e la maestosità di questo luogo il ritrovamento di una scuderia di due ettari, capace di ospitare ben 500 cavalli, e degli enormi piedi appartenuti ad una statua gigante di Ramesse II.

ph. Ministry of Antiquities

Sulla base dei risultati emersi dalle misurazioni geomagnetiche effettuate lo scorso anno al fine di determinare la struttura della città antica, il team diretto da Henning Franzmeier ha affittato un campo sotto il quale si riteneva probabile la presenza di costruzioni; proprio in questa zona sono state localizzate parti del complesso edilizio “monumentale”. L’area presa in considerazione, oltre che per il potenziale archeologico del sito, era stata scelta per la sua vicinanza al confine del moderno villaggio di Qantir, il quale, con la sua rapida crescita, sta mettendo a repentaglio le ricchezze che giacciono sotto i campi coltivati. Il team ha così portato alla luce il complesso di circa 200 mq nascosto ad appena un paio di centimetri dalla superficie e composto da tante porzioni murarie in mattoni crudi non tutti contemporanei ma comunque risalenti al periodo faraonico. E’ tra gli scopi di questa missione archeologica capire quale fosse l’ingresso dell’edificio in quanto questo sembra essere posizionato nell’angolo nord-occidentale del complesso piuttosto che sul suo asse, dove generalmente si trova. I reperti rinvenuti e le caratteristiche archeologiche di queste scoperte sono molto promettenti; infatti, potrebbe anche essere stato individuato il luogo in cui potrebbe essere sepolto il muro di recinzione.

Stupore ha destato la scoperta di una fossa che si estende per almeno 2,5 x 8 metri che conserva ancora sul fondo uno strato di malta che mostra impronte di bambini, i quali, molto probabilmente, con i loro piedi avevano impastato i componenti della malta stessa. Ancora più straordinario è il riempimento della fossa, che si compone di frammenti di intonaco di una parete dipinta. Non sono ancora stati riconosciuti i motivi, ma hanno certamente a che fare con i resti di grandi pitture murali multicolori. Il completo recupero di tutti i frammenti, l’opera di conservazione e la ricostruzione dei motivi saranno gli obiettivi delle prossime stagioni.

Sources: Ministry of Antiquities

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