La musica nell’antica Kemet

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Resti di una pittura parietale di argilla stuccata e dipinta proveniente dalla TT 246 di Senenra, una tomba tebana nella necropoli di el khokha risalente alla XVIII-XX dinastia (1539-1079 a.C.). La scena rappresenta parte di un banchetto nobiliare rallegrato da una ballerina e due suonatrici di arpa e liuto. I frammenti sono ora custoditi presso il Museo Egizio di Torino. (ph. Tiziana Giuliani)

La musica in Egitto ebbe origini così remote da rendere la terra del Nilo una delle prime civiltà in cui si hanno testimonianze musicali. La musica, così come la danza, era molto importante; scrittori e filosofi dell’antica Grecia ci hanno tramandato notizie che sottolineano il ruolo fondamentale che questa aveva nella civiltà egizia. Secondo Platone gli antichi Egizi studiavano fin da ragazzi queste due discipline e l’interesse sviluppato per queste due arti era dovuto agli effetti benefici che avevano sul corpo e sull’anima di ogni individuo. Plutarco sosteneva pure che la musica fosse un dono del dio Thot al popolo egiziano.
Inizialmente la musica scandiva i momenti più importanti delle attività religiose dei templi, solo in seguito canti e balli accompagnarono le feste reali e i banchetti nelle abitazioni private. Musica e danza andavano sempre di pari passo, dove c’era l’una era inevitabile la presenza dell’altra. Le danze, oltre ad allietare momenti conviviali, erano soprattutto propiziatorie alla caccia, magiche, di fecondazione e di iniziazione. Durante il Medio Regno vediamo la danza subire una trasformazione: non era più solo una manifestazione rituale, ma divenne una professione ed assunse canoni espressivi con lo scopo di intrattenere una platea.

Paire de claquoirs, 1550-1295 a.C., XVIII dinastia, Musèe du Louvre (ph. www.bbecq.free.fr)

Le prime testimonianze relative all’introduzione degli strumenti musicali ci arrivano dal V millennio a.C. I primi strumenti erano idiofoni, ovvero, il suono era prodotto da degli oggetti che mediante percussione reciproca emettevano una vibrazione acustica simile al battito delle mani; erano costituiti da due semplici bastoncini in legno o in avorio, potevano essere decorati con fiori di loto o con immagini della dea Hathor e, a volte, avevano la forma di un braccio semi curvo. Successivamente, ai crotali furono affiancati i sonagli, il sistro (sacro ad Hathor), la tromba (sacra ad Osiride ed utilizzata in guerra), il tamburo, il flauto (sacro ad Amon), l’arpa e la cetra, mentre, grazie agli scambi commerciali con il Vicino Oriente, furono introdotti in Egitto nuovi strumenti musicali come il liuto e la lira. Già nell’Antico Regno si sviluppò una forma di orchestra composita con flauti (obliqui, dritti o doppi), clarinetti e arpe arcuate.

Sistro (ph. www.septimus-coins.blogspot.it)

Il più apprezzato su tutti era di sicuro il sistro: di solito era costruito in bronzo ed era formato da una forcella posta su un manico sulla quale erano inserite delle piccole aste trasversali mobili che, scuotendo lo strumento, urtavano contro la superficie esterna ed emettevano un suono che assomigliava ad un tintinnio; sembra che il nome “sistro” sia un termine onomatopeico dell’effetto acustico che esso produceva. Inoltre, essendo lo strumento simbologicamente legato ad Hathor, nei sistri la dea vi era spesso raffigurata. C’erano due tipi di sistro: il “sekhem”, suonato dalle sacerdotesse durante le cerimonie religiose, e il “sesheshet”, un oggetto simbolico di culto prodotto con materiali preziosi. Fra gli strumenti a corde, invece, l’arpa era la più amata. Scavi archeologici hanno restituito numerosi esemplari utilissimi per la comprensione di questo strumento che deliziava l’udito degli antichi Egizi. Era un’arpa ricurva di tipo verticale con sette corde annodate e una cassa armonica posta alla base dello strumento che veniva suonato appoggiandolo a terra. Da uno studio sull’accordatura delle arpe è emerso che gli Egizi utilizzavano una scala pentafonica discendente e che conoscevano la scala eptafonica.
Molte testimonianze scritte ci permettono di conoscere i testi di alcune canzoni intonate a quei tempi, però, purtroppo, non è stato ritrovato nessuno spartito musicale, si pensa quindi che non avessero ancora inventato la trascrizione delle note, un vero peccato, perché così si sa poco o nulla sulle melodie suonate lungo le rive del Nilo. Presso la corte del faraone i musicisti godevano di una grande importanza, dall’Antico Regno sono giunti i nomi di tre famosi musicisti identificati con l’appellativo di “direttori del canto reale”, la loro professione era talmente importante che ricoprivano anche la carica di “direttori di tutti i divertimenti reali”. La musica, insieme alla danza, era un divertimento indispensabile per rallegrare i banchetti ed era considerata l’espressione naturale della gioia.

Chissà che delizia poter ascoltare in musica le loro splendide parole!

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