Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico #3

a cura di Francesca Rossi

Il terzo, eccezionale ritrovamento archeologico in lizza nel concorso indetto dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico insiema ad Archeo ci porta, oggi, in Iraq, alla scoperta del più antico porto di una città sumerica ad Abu Tbeirah.

Nel sito archeologico di Abu Tbeirah, a ridosso del mare, laddove si trovava l’antica linea costiera del Golfo Arabico, lavorano, dal 2017, gli studiosi Licia Romano e Franco D’Agostino, grazie ai finanziamenti della Sapienza, del Ministero degli Affari Esteri italiano e della donazione della Fondazione Bardelli.

Il porto rinvenuto risale al III millennio a.C. e la sua ubicazione, nella parte nord ovest del sito, in una zona paludosa, ha avuto un impatto decisivo sulla vita dell’antica città che lì sorgeva.

Si tratta di un bacino artificiale circondato da un terrapieno rinforzato con mattoni d’argilla. I due accessi che lo collegano all’insediamento sono visibili addirittura attraverso il satellite di Google.

Il porto di Abu Tbeirah non è il primo riportato alla luce in Iraq, ma di certo è il più antico; le strutture di questo tipo ritrovate a Ur, infatti, sono più “giovani” di ben duemila anni.

Il bacino misura130X40 metri circa e gli archeologi ritengono che non servisse soltanto da porto, favorendo il commercio con le altre città, ma anche da riserva d’acqua.

Lo studioso Jaafar Jotheri (Università di Qadisiyah), membro della spedizione che si occupa dello studio della canalizzazione delle acque nelle città mesopotamiche ha evidenziato l’esistenza di paleocanali tutti intorno alla città, una sorta di raggi che partono da un centro comune e che potrebbero essere stati usati per conservare risorse idriche fondamentali per la vita.

La scoperta di questo porto potrebbe consentire una nuova interpretazione della nascita e dello sviluppo della civiltà in Mesopotamia, costituita da città, come ci dicono le fonti, il cui fulcro era il tempio e collegate da canali e da porti che consentivano scambi commerciali, ma anche di idee e di cultura.

L’acqua, però, potrebbe anche essere stata la ragione principale della morte dell’antica città: abbiamo parlato di un ambiente paludoso, dunque un luogo in cui le condizioni di sopravvivenza e il clima non sono sempre ottimali e sono in continua alterazione.

Forse, ipotizzano gli studiosi, questi cambiamenti avrebbero favorito l’abbandono di Abu Tbeirah alla fine del terzo millennio a.C.

Non solo: potrebbe esserci un legame tra il declino della città e il “4.2 ka BP”, ovvero il 4.2-kiloyear BP aridification event  (4200 anni fa), un gravissimo mutamento climatico iniziato nel 2.200 a.C. che ha condizionato gran parte del pianeta, decretando, (insieme ad altre cause di diversa natura) per esempio, il declino dell’Antico Regno in Egitto.

Gli scavi, comunque, non sono ancora nella fase finale. C’è ancora molto da scrivere, pagine pagine da riempire con nuove ipotesi e conoscenze sugli uomini che ci hanno preceduto nel viaggio della vita.

Per saperne di più

La pagina Facebook del concorso:

https://www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico/

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