“Parlando di patrimonio culturale sommerso, la felicità e l’orgoglio di essere i depositari di tanta ricchezza non ci devono far dimenticare anche la grande responsabilità che abbiamo nel custodirlo, mantenerlo e divulgarlo.”

E’ così, con queste parole lasciateci da Sebastiano Tusa, che inizia il video girato per promuovere “Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, la splendida mostra che dal prossimo 12 dicembre arricchirà ulteriormente gli ambienti del MANN. Ed è con questo video promo e con pannelli ricchi di contenuti ed accattivanti immagini provenienti dal mondo sommerso nel Mediterraneo che lo stand del MANN, presente alla XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, ha attirato i visitatori della Borsa pestana.

“Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo” con i suoi 400 reperti esposti “traccerà la natura polisemantica di un Mare Nostrum che, già nell’antichità, aveva un profondo valore simbolico, culturale ed economico”. Tra i reperti in mostra, tutti provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali, arriveranno dal Museo Archeologico di Atene una trentina di pezzi recuperati dal relitto di Antikytera, la celebre imbarcazione naufragata al largo delle coste dell’omonima isola nel I secolo a.C.

Thalassa. Nereide su pistrice dalla Villa del Pauslypon, età augustea (ph. MANN)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico ma è, soprattutto, un esempio di metodo. Al centro del nostro lavoro ci sono la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche private. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Nelle molte sezioni troverete temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. Vi saranno naturalmente anche le nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. Thalassa disegna, nel complesso, rotte culturali tra tanti siti campani, del Meridione e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum sia un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le mostre collaterali, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento”, racconta Paolo Giulierini, Direttore del MANN, presente anche alla cerimonia di apertura della BMTA.

Thalassa. Statuina in avorio della dea Lakshmi, età tiberiana

Sono molteplici, dunque, le tematiche approfondite in questa mostra. Dallo sviluppo dell’archeologia subacquea dagli arbori degli anni Cinquanta con i primi ritrovamenti delle statue di Baia, le lucerne di Pozzuoli e l’elmo dal relitto di Albenga, alla sperimentazione tecnologica del terzo millennio con strumentazioni avanzate. Una sezione sarà dedicata ai carichi delle varie imbarcazioni affondate nell’antichità e alle rotte commerciali intraprese nel nostro mare da costa a costa o con traversate più lunghe. Saranno esposti utensili per la preparazione e la conservazione del cibo per le lunghe traversate, come pure gli attrezzi utilizzati per la pesca di cetacei, tonni e coralli, perché il Mare Nostrum non era solo la principale via di scambio, ma rappresentava anche un prezioso mezzo di sostentamento per i paesi bagnati dalle sue acque. Per testimoniare la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane saranno in mostra i lingotti di piombo di cui Roma si approvvigionava dalla penisola iberica e, eccezionalmente, anche i lingotti in oricalco, il prezioso materiale citato da Platone nei suoi racconti su Atlantide. Sarà possibile ammirare raffinati gioielli in oro, pregiate coppe di vetro, parti di statue bronzee ed oggetti della vita di bordo provenienti dal relitto di Antykithera, oltre a sezioni di nave ed anfore vinarie recuperate nel relitto rinvenuto nel 1990 a largo di Punta Licosa. Dalla vita di bordo si passerà alla narrazione dei luoghi dell’otium attraverso le statue trovate sui fondali della Grotta Azzurra, un ninfeo di epoca romana, e agli affreschi provenienti dalle zone devastate dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Il Mare Nostrum rappresentava fin dall’antichità la via per eccellenza degli scambi, era un simbolo di unione tra le varie popolazioni e crocevia di culture, come testimoniano le varie contaminazioni culturali documentate dai vari reperti esotici trovati nelle terre bagnate da questo mare. Ne sono un esempio la statuina in avorio della dea Lakshmi proveniente da Pompei, come le coppette del II millennio a.C. trovate nel relitto di Lipari e le applique d’oro dal sito protostorico di Vivara…

Thalassa. L’Atlante Farnese simbolo della mostra al MANN (ph. MANN)

Non è un caso, dunque, che le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese siano il simbolo della mostra e come tali protagoniste nel bellissimo allestimento ideato dal MANN per il suo stand alla BMTA. Le costellazioni rappresentate nel parterre azzurro come le acque del mare guidavano e introducevano il visitatore verso le bellezze sommerse dal Mediterraneo. Costellazioni che non sono dunque da considerare solo come una guida notturna durante le antiche traversate e un rimando alle rotte nel mondo antico, ma gruppi di stelle da osservare per intraprendere un nuovo viaggio dal valore culturale e di coesione verso i paesi del Mediterraneo, un viaggio dove le acque fungono da ponte.

Lo stand del MANN alla BMTA dove il museo presentava Thalassa (ph. Tiziana Giuliani)

“Thalassa” non sarà comunque solo archeologia, ma vuole essere anche un messaggio didattico-educativo, vuol trasmettere attraverso percorsi paralleli realizzati con National Geographic e Corto Maltese la consapevolezza che il nostro mare è un ambiente da salvaguardare e tutelare.

‘Capire il cambiamento climatico’, una delle mostre collaterali di Thalassa (ph. MANN)

Il progetto “Thalassa” è frutto della collaborazione con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana (grazie all’impegno del prof. Sebastiano Tusa), con la “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia” in sinergia con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, e ha ottenuto il patrocinio morale di: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia).

Thalassa. Un cratere a figure rosse della seconda metà del V secolo a.C. (ph. MANN)

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