A Paestum, nel cinquantesimo anniversario della scoperta del misterioso Tuffatore

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Sono quasi trascorsi cinquant’anni dall’individuazione della cosiddetta Tomba del Tuffatore, il 3 giugno del 1968, così in occasione dell’anniversario dell’evento avrà luogo un’importante mostra atta ad indagare il mistero che ha sempre avvolto il caso.

Immagine Tratta Dal Sito www.museopaestum.beniculturali.it Tomba Del Tuffatore Lastra Di Copertura

Per quale motivo la figura del Tuffatore fu inserita all’interno di una tomba chiusa agli inizi del V secolo a.C. destinandola al buio perenne? Un quesito certamente difficile da chiarire, relativo ad un’immagine riaffiorata solo in seguito alle ricerche archeologiche che l’hanno fatta finalmente riemergere dall’oblio cui sembrava condannata. Impossibile fornire una risposta definitiva e certa, in quanto anche i più celebri studiosi non sono giunti alle medesime conclusioni, originando un acceso dibattito scientifico.

Manufatto d’arte funeraria della Magna Grecia, compiuto nel 480/470 a.C., fu rinvenuto dall’archeologo Mario Napoli a Tempa del prete nella piccola necropoli (VI-V secolo a.C.) a 2 chilometri a meridione di Paestum. Singolare testimonianza di pittura non vascolare greca di grande dimensioni antecedente al IV secolo a.C., risulta altresì originale per il tema rappresentato, insolito per l’arte greca, ossia un uomo nudo sospeso in un tuffo nell’acqua, simbolo della transizione dalla vita alla morte. La tomba trae la sua denominazione proprio da questa figura, posta sulla parte interna della lastra di copertura dinnanzi al defunto, dopo il funerale svolto nel 475 a.C. circa. Dunque l’affresco restò al buio per millenni sino alla scoperta avvenuta nel 1968.

Immagine Tratta Da Wikimedia Foto Di Velvet Opera Propria, CC BY SA 3.0 (1)

La tomba a cassa è formata da cinque lastre calcaree realizzate in travertino locale, le quali furono minuziosamente collegate e stuccate tra loro, mentre la base era formata dal medesimo pavimento roccioso su cui fu edificata la tomba. Le pareti e la lastra di copertura sono insolitamente intonacate e adornate con pitture parietali figurative secondo la modalità dell’affresco. Le immagini nelle pareti lunghe raffiguravano in contesti conviviali dieci uomini adagiati sulle klinai, letti triclinari, sorreggenti le kylikes o strumenti musicali quali il diaulos o la lira.

Immagine Tratta Da Wikimedia Foto Di Velvet Opera Propria, CC BY SA 3.0 (2)

Uno di essi, affiancato da un suonatore di flauto, canta con una gestualità tipica dell’estasi. Si tratta di un banchetto il cui invitato d’onore è proprio il defunto in quanto i soggetti sono divisi a coppia, eccetto uno che porge una coppa a qualcuno sta per sopraggiungere; nell’altra lastra lunga gli porge invece una lira, nell’attimo seguente caratterizzato dalla musica. Nella parete piccola invece è rappresentato un piccolo corteo iniziato da un giovane auleta che procede danzando e suonando, seguito da un efebo nudo con un drappo azzurro sulle spalle (probabilmente un atleta) e concluso da  un uomo maturo barbato con chitone e bastone (probabilmente un paidagogos che curava la formazione dei giovani). Nell’altra  parete piccola una divinità sta preparando del vino per il convivio. Ma è la celebre lastra di copertura raffigurante il Tuffatore l’elemento principale della tomba, la quale è stata poi posta nella sala Mario Napoli del Museo archeologico di Paestum e restaurata a seguito di una donazione privata.

Per quanto concerne il corredo funebre che ha concesso la datazione, nella sepoltura vi erano due ariballoi di alabastro, una lyra e una lekythos attica con figure nere appartenente al periodo d’oro dell’arte pestana. Benché siano permasti pochi resti ossuari del defunto, si ritiene comunemente che fosse stato un giovane.

Immagine Tratta Da Wikimedia Foto Di Velvet Opera Propria, CC BY SA 3.0 (3)

La tomba, con le sue lastre di travertino dalle pareti ritraenti le scene di simposio, segue gli schemi della contemporanea ceramica attica, veicolando un messaggio metafisico mediante un linguaggio iconico. Tendenzialmente i greci avevano una concezione dell’aldilà alquanto negativa, sebbene nel V secolo a.C. cominciarono a dilagare idee nuove e più speranzose sull’eventuale possibilità di sopravvivere dopo la morte. In seguito a ciò, Platone parlò di “liberazione dell’anima” per definire la morte, precorrendo le successive credenze religiose. Infatti a quel tempo la metafisica e la vita nell’aldilà si stavano discutendo nelle città greche del sud d’Italia, da parte di filosofi quali Pitagora e Parmenide, diffondendo ideologie come l’orfismo basato sul mito del ritorno di Orfeo nell’Ade mediante la musica. Si tratta di credenze riservate solo a chi fosse “iniziato” ai misteri di una simile tradizione, a tal punto da ipotizzare che il soggetto deposto nella suddetta tomba fosse proprio uno degli “iniziati”.

L’utilizzo di figure nelle sepolture era insolito per i greci ma usuale in Etruria, pertanto la congiunzione di tematiche ultraterrene e conviviali potrebbe anche riflettere influssi culturali e scambi artistici tra i popoli delle due sponde del fiume Sele. Dopo varie ipotesi sull’identità del defunto, tra cui quella che si trattasse di un etrusco, il rinvenimento nella zona di una lastra funebre simile, con decorazioni a palmette, fa supporre invece l’esistenza di una tradizione locale di pittura funeraria tra il VI ed il V secolo a.C.. D’altronde la tecnica di realizzazione di entrambe le tombe rievoca la coeva attività di edificazione del tempio Atena, accomunati dal travertino e dalla copertura di stucco e dipinti sulle colonne.

“L’immagine invisibile: la Tomba del Tuffatore a 50 anni dalla scoperta” è dunque un percorso mirante ad indurre lo spettatore alla riflessione. Ci si chiede se la figura del tuffatore sia una mera metafora della vita e della morte o se sia piuttosto un messaggio latente basato sui culti iniziatici di Orfeo e Dioniso. Le pitture di questa misteriosa tomba non erano state ideate per essere ammirate, come ad esempio gli elementi decorativi degli edifici pubblici, bensì erano state concepite per rimanere celate poiché appartenevano ad un rituale in qualità di elementi “magici”, il cui valore andava oltre l’aspetto estetico o artistico. Si tratta di un dipinto semplice, privo di tridimensionalità e caratterizzato da linee di contorno; è la cosiddetta grandezza della semplicità che non tutti sono in grado di cogliere.

Tale immagine non ha originato solamente una forte controversia scientifica, ma ha rappresentato ulteriormente un’ispirazione per letterati ed artisti del nostro tempo, quali Carlo Alfano che realizzò l’omonima opera “Il Tuffatore” associata alla tomba per un’affascinante comparazione tra passato e presente. L’esposizione segue un percorso che comprende cinquanta opere di musei italiani ed esteri, tra le quali ricordiamo alcune scoperte locali: le lamine auree con incisi testi orfici provenienti da Thurii e Vibo Valentia, la tomba delle danzatrici di Ruvo esposta al Museo Archeologico di Napoli, i vasi funebri di Matera, Paestum e Napoli raffiguranti Orfeo. Rinvenimenti notevoli in Magna Grecia, su una tematica che ha risentito di fraintendimenti e di impostazioni ideologiche, esaminando anche il contesto storico e culturale del loro ritrovamento.

In tal modo si può comprendere un dibattito le cui fondamenta risiedono più in noi osservatori odierni che negli antichi. A tal proposito nelle giornate del 4, 5 e 6 ottobre vi sarà un convegno internazionale, denominato La Tomba del Tuffatore: rito, arte e poesia a Paestum e nel Mediterraneo intorno al 500 a.C., in occasione del quale si alimenterà il dibattito sull’argomento coinvolgendo archeologi, filologi e storici. Indubbiamente la mostra auspica il coinvolgimento del pubblico nella partecipazione al dibattito, illustrando le sopracitate scoperte relative agli antichi culti misterici che hanno riguardato le ricerche archeologiche a partire dal Settecento: dalla concezione edonistica dell’ambito baccanale, alle pure e al contempo sensuali danzatrici, sino alle ambigue idee novecentesche di Cagli e De Chirico.

Sarà possibile partecipare all’evento dal 3 giugno al 7 ottobre 2018, nel meraviglioso scenario del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, una delle più preziose risorse archeologiche d’Italia che si potrà visitare anche mediante l’abbonamento “PaestumMia” inclusivo dell’accesso alla mostra. È un viaggio all’insegna della storia, della cultura e del mistero decisamente da non perdere.

Giorni e orario di apertura: 3 giugno – 7 ottobre 2018

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Cristina Trimarchi

Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comunicazione, ambedue con votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in Comunicazione estetica e museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Modern Art di New York. Ha frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contemporanee” organizzato dalla Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di Messina giorno 25/07/2007. Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la produzione dei giorni nostri” presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha deciso di studiarle dal punto di vista teorico e pratico.

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