DAL TEMPIO DI DAKKA A EL-KAB, UNA TAPPA NEL PERCORSO DI RITORNO DELLA “DEA LONTANA”

Fig. 0 – Un gruppo statuario che sintetizza le trasformazioni della Dea Lontana nel suo ritorno in Egitto. Al centro campeggia Hathor come vacca, Intorno a lei una gatta (Bastet) e un volto femminile (Mut). Questo gruppo statuario è conservato nel museo del Louvre. Immagine tratta dal volume Le voyage de la déesse libique, 1985, figura nella seconda di copertina.
Fig. 1 – Il tempio di Dakka come appare da un’imbarcazione sul Lago Nasser. – Foto dell’autore.

Il tempio di Dakka 1

Il tempio, la cui costruzione risale al periodo tolemaico e romano, è dedicato al dio Thot.
Il santuario, orientato eccezionalmente a nord, era a 40 km a nord del sito odierno.

Dakka, sulla riva occidentale del Nilo a circa 107 km dalla prima cateratta, indica il sito ove esisteva un tempio dedicato alla dea Serqet, l’antica dea scorpione. Iscrizioni trovate su blocchi in pietra riutilizzati precisano che il sovrano Amenemhat I, della XII dinastia, aveva fatto edificare un tempio in questo sito. Thutmosi III, Sethi I e Merenptah lasciarono i loro nomi nel santuario poi modificato.
La struttura alta e precisa del tempio che ora ci appare è quella che fu costruita in epoca tolemaica; il nucleo originario consisteva in un portale in pietra, in un cortile e in una cappella a sua volta formata da un atrio, due vestiboli ed una cella. Tale nucleo venne allestito nel 210 a.C. da Tolomeo IV Filadelfo e dal re meroitico Ergamene, suo vassallo.

Fig. 2 – Pianta del tempio di Dakka. Immagine tratta dal volume Nubia, storia di una civiltà favolosa. De Agostini, Novara 1965, pag. 213
Fig. 3 – Thot babbuino cerca di convincere la leonessa Tefnut a tornare in Egitto. La scena si svolge nella cappella di Augusto. – Foto dell’autore.

Tolomeo VI Filometore nel 146 aggiunse un secondo cortile antistante; gli imperatori romani inclusero a loro volta il portale in un grandioso pilone in arenaria senza decorazioni, ora ben conservato, e completarono la decorazione della cella, forse ampliandola, e aggiunsero alla sinistra di essa una cappella (epoca di Augusto). In tale cappella appare un interessante rilievo che illustra un momento essenziale del mito dell’ “Occhio del Sole”.

Nel santuario di Dakka era adorato Thot, una delle principali divinità egizie e molteplici erano i suoi aspetti, come ibis, cinocefalo e persino toro. Era venerato soprattutto nel XV distretto dell’Alto Egitto, nella città di Knemenu, poi Hermopolis Magna e oggi El-Ashmunein.

Fig. 4 – Il tempio di Dakka era dedicato al dio Thot della città di Panubes. Thot di Panubes nella forma di un babbuino è seduto sotto un albero frondoso. Il dio Nilo gli reca acqua e un grasso bue. L’immagine è tratta dal volume Nubia, 1965, op. cit., fig. 128 a pag. 223.
Fig. 5 – Thot di Panubes con uno strano copricapo seguito da Tefnut leontocefala che ha sul capo il cerchio solare. Immagine tratta dal volume.

Il suo culto in Nubia, largamente diffuso, ebbe come centro la città di Panubes, purtroppo finora mai localizzata; il dio in Nubia era sempre appellato “Thot di Panubes”.

Tolomeo IV riceve dal re Ergamene, suo vassallo, un'offerta di vino. Foto dell'autore
Fig. 6 – Nel registro intermedio l’imperatore inginocchiato fa offerte a Thot di Panubes e alla dea Tefunt leontocefala. Immagine tratta dal volume Nubia, 1965, op. cit., fig. 126, pag. 220.
Fig. 7 – Tolomeo IV riceve dal re Ergamene, suo vassallo, un’offerta di vino. – Foto dell’autore

Accanto al santuario sulla riva occidentale del Nilo, di fronte alla fortezza egizia di Quban, venne fondata in epoca tolemaica una città chiamata Pselkis; essa in epoca romana divenne un importante centro militare.

Il mito dell’Occhio del Sole 2

Secondo un mito egizio-nubiano la dea leonessa Tefnut era fuggita in Nubia, lontano dal padre, il dio solare Ra, il quale aveva cercato in vari modi di richiamarla presso di sé. Non riuscendoci Ra inviò Il dio Thot che, trasformato in babbuino, riuscì ad ammansire la feroce leonessa e con abili discorsi la persuase a lasciare la Nubia e a rientrare in Egitto. Nella cappella di Augusto è rappresentato questo momento essenziale del mito: il dio Thot come babbuino è rappresentato davanti alla leonessa Tefnut (vedi fig. 3). Un tabernacolo o naos in granito, di cui restano scarsi frammenti, era collocato nella cella.
Il mito dell’Occhio del Sole, conosciuto anche come il mito della Dea Lontana, è presente solo per accenni di tipo tecnico in tutti i templi nubiani. Il mito è comunque ben conosciuto in tutti i suoi aspetti grazie a un testo in lingua demotica su papiro che ci informa dei Dialoghi filosofici tra la Gatta Etiopica e il Piccolo Cinocefalo3. In questi dialoghi il dio della sapienza Thot dà prova della sua astuzia presentando gli argomenti adatti ad ammansire la feroce leonessa e poi a convincerla a tornare i Egitto.
Una gaudiosa processione accompagnava il ritorno della dea in Egitto. Uno dei suoi più entusiasti partecipanti era il dio Bes. Nel tempietto di Hathor a File è rappresentato Bes che suona, canta e balla in occasione del ritorno in Egitto della dea Tefnut che da feroce leonessa si trasforma gradatamente nelle divinità benigne che presiedevano ai principali distretti del territorio e ai loro centri abitati: Hathor, Mut, Bastet.
Grazie alla scena della cappella di Augusto, il piccolo cinocefalo che convince la dea Tefnut a tornare in Egitto, possiamo idealmente pensare che da qui, da Dakka, inizi il percorso di ritorno della Dea Lontana.

Fig. 8 – Nel tempietto di Hathor a File il dio Bes è rappresentato mentre danza felice per il ritorno della Dea Lontana. – Foto dell’autore
Fig. 9 – Nel tempietto di Hathor a File il dio Bes percuote un tamburello per festeggiare il ritorno della Dea Lontana. – Foto dell’autore

I templi di El-Kab e l’arrivo della Dea Lontana

Il tempio più antico di El-Kab, edificato da Amenofi III. è un piccolo tempio riposatoio della barca processionale della dea Nekhbet che per l’occasione qui ha le forme di una leonessa.

Il tempio è a 4 km. dalla strada, quindi piuttosto avanti nel deserto.

Fig. 10 – Esterni del tempio riposatoio di Amenofi III a El-Kab. – Foto dell’autore.
Fig. 11 – Il dio Horus con la corona dell’Alto e Basso Egitto, seduto in trono, benedice il re Amenofi. Foto dell’autore (i cartigli di Amenofi III sono stati alterati durante i restauri)

Un tempietto più recente è lo speos scavato nella roccia di una collina da Tolomeo IX Soter II. Questo tempio era dedicato alla dea Chezemtet, in greco Smithis, una leonessa spesso associata ad altre divinità leontocefale e alla dea Hathor.
Il tempio di Amenofi III presenta nelle sue pareti una decorazione tradizionale, incontro del sovrano con alcune divinità e una scena di offerta di molti vasi preziosi alla barca processionale di Nekhbet.

Fig. 12 – Amenofi III presenta una grande offerta di vasi preziosi alla barca processionale della dea Nekhbet. – Foto dell’autore.

Sulla sommità delle pareti si susseguono in alternanza il volto di Hathor con cartigli non identificabili.

Fig. 13 – In alto sulle pareti del tempo sono dipinti in successione il volto di Hathor e cartigli illeggibili. – Foto dell’autore

A livello del pavimento, vicino all’uscita del tempio, è raffigurata una dea leonessa. Molti graffiti del tempio sono di pellegrini che hanno voluto rendere omaggio al babbuino di Thot, il compagno di viaggio della Dea Lontana4. Quindi per questo tempio ci sono sostanziosi indizi per ritenere che la Dea Lontana abbia fatto tappa qui. Nei numerosi decenni intercorrenti prima della costruzione dello speos tolemaico, il tempio ha subito alcuni interventi e restauri e anche i cartigli di Amenofi III sono stati alterati.
Lo speos di Tolomeo IX Soter II ricorda in alcuni testi del tempio che Thot ha pacificato la Dea Lontana5.

Fig. 14 – Lo speos tolemaico di El-Kab. Lo speos è anticipato da un portico e da una scalinata. Il sovrano che si è maggiormente dedicato alla costruzione dello speos è Tolomeo IX Soter II. – Foto dell’autore
Fig. 15 – All’interno dello speos l’unica scena tuttora visibile è il cosiddetto “battesimo del faraone”. Immagine tratta dal volume El Kb, 1971, op. cit., pl. 15.

Derchain, che ha pubblicato il tempio, scrive che lo speos anche per la sua architettura conferma di essere un tempio d’accoglienza, dove si celebrava la festa del ritorno della dea.

Sulla sommità delle pareti scorre un fregio in cui si alternano il volto di Hathor con i cartigli di Tolomeo Evergete II.

Fig. 16 – Sulla sommità delle pareti dello speos un fregio mostra in alternanza il volto di Hathor con i cartigli dei sovrani tolemaici. – Foto dell’autore
Fig. 17 – Parte della facciata rupestre dello speos con la dea Hathot. Sopra la fig. della dea la parete è scolpita con l’immagine del volto di Hathor in successione con i cartigli dei sovrani tolemaici. L’immagine è tratta dal volume El-Kab, 1971, op. cit, pl. 14.

Un frammento della decorazione del portico che precedeva lo speos si è fortunatamente salvato e mostra un Bes danzante con fiori di lotus in ogni mano6. Una conferma del ritorno della dea.
A poca distanza dalla speos si eleva un piccolo edificio7, chiamato Hamman, fatto costruire da Setau, figlio reale di Kush durante il regno di Ramesse II.

Fig 18 – Fregio esterno allo speos con il volto di Hathor alternato con i cartigli dei re tolemaici.

Il visitatore di questo piccolo monumento rimane deluso perché la decorazione delle pareti è talmente degradata che non esiste una sola scena completa. Però resti di statue di due babbuini8 ai lati di un vano e un’iscrizione, Thot che risiede all’entrata della valle, indicano che questo monumento era dedicato a Thot.

Fig. 19 – L’Hamman, la capella dedicata al dio Thot dal “figlio reale di kush” Setau, regno di Ramesse II. Figura tratta dal volume El-Kab, 1971, op. cit., pl. 22.

Derchain ha pubblicato l’Hamman9 e conclude che in questo edificio si realizzava il momento esatto dell’unione della figlia Tefnut al Padre Ra. Il rituale descritto nell’Hamman è particolarmente importante perché è anteriore di cica 1000 anni agli altri unici testi conosciuti che sono testi tolemaici10.
Passando dal mito alla pratica, il rituale della Dea Lontana in questi templi di El-Kab consisteva in grandi processioni con le barche portative delle divinità seguite da feste popolari. Nell’immaginario dei fedeli le divinità dei templi locali si trasformavano nell’amorosa dea Hathor.
Ricordiamo che uno dei significati metaforici attribuiti al ritorno della Dea Lontana era il ritorno dell’inondazione, un momento felice per la ripresa della vita in Egitto, quindi salutato da grandi feste popolari.

Gilberto Modonesi


1) Il tempio di Dakka si trova ai bordi del Lago Nasser. Il tempio è descritto in una Guide to the Nubian Monuments on Lake Nasser, by J. Gohary, Cairo 1998. Oltre a un’introduzione storica il volume presenta la pianta del tempio e descrive minutamente tutte le scene rappresentate nelle pareti del tempio; pagg. 47-52 e pagg. 100-103.
2) Per chi volesse approfondire questo tema segnalo il volume di Ph. D erchain-U. Verhorven, Le voyage de la déessa libyque, Bruxelles 1985. Per temi collegati segnalo Ph. Derchain, Hathor quadrifrons, Bruxelles 1972..
3) E. Bresciani, Il mito dell’Occhio del Sole. I dialoghi filosofici tra la Gatta Etiopica e il Piccolo Cinocefalo, Paideia, Brescia 1992. Questo mito è conosciuto anche da testi in lingua greca. Il testo del mito è pubblicato anche nel volume della Bresciani, Letteratura e poesia dell’antico Egitto, Torino 1999, pagg. 739-774.
4) Lo speos tolemaico è stato pubblicato da Ph. Derchain, El-Kab. Les monuments religieux a l’entrée de l’Ouady Hellal, Bruxelles 1971, pag. 13.
5) Ph. Derchain, El-Kab. 1971, pagg. 33-65. Nello stesso volume Derchain ricorda il mito della De Lontana a pag. 13.
6) Ph. Derchain, El-Kab, 1971, op. cit. pag. 12, pl. 16.
7) L’Hamman consiste di una camera di metri 6×5 e alta 4 metri.
8) I babbuini sono due perché identificano Thot e Shu, i due messaggeri di Ra al fuggitivo Occhio del Sole.
9) Ph. Derchain, El-Kab, 1971, pagg. 69-74.
10) Ph. Derchain, El-Kab, 1971, Pag. 73.

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Gilberto Modonesi

Ho iniziato a interessarmi dell’Egitto antico nel 1960. Nel 1964 mi sono sposato e il viaggio di nozze è stato il mio primo viaggio in Egitto. A metà ottobre il primo cortile del tempio di Luxor era allagato dall’acqua dell’inondazione del Nilo e anche le basi dei colossi di Memnon erano in acqua. Ad  Aswan i russi stavano costruendo la Grande Diga.

Nel 1980, dopo la nascita di due figli, ho effettuato la navigazione sul Nilo con tutta la famiglia. Nel 1985 ho partecipato con mia moglie a un viaggio organizzato dal Dr. Mario Tosi. Da allora e fino al dicembre del 2010 sono stato in Egitto almeno 35 volte. Agli inizi ho visitato i vari siti archeologici in taxi solo con mia moglie.. Quando sono iniziati gli attentati contro i turisti ho organizzato viaggi turistici in modo da avere una scorta militare. In questi viaggi io avevo il ruolo di “responsabile culturale”. Grazie a tutti questi viaggi ho potuto visitare i siti archeologici dal nord al sud dell’Egitto, quelli di tutte le oasi e i monumenti del Lago Nasser. Ho fatto un viaggio anche nel Sinai per visitare il tempio di Serabit el-Khedim.

Il viaggio del dicembre 2010 è stato il mio ultimo viaggio a causa della rivoluzione egiziana, poi per miei problemi di salute e successivamente anche di mia moglie.

Per arricchire la mia conoscenza dell’antico Egitto e per seguire gli sviluppi delle ricerche mi sono iscritto a varie associazioni internazionali e nazionali:

  • International Association of Egyptologists
  • Amici del Museo Egizio di Torino
  • American Research Center in Egypt
  • Fondation Egyptologique Réine Elisabeth
  • Egypt Exploration Society
  • Associazione Culturale Harwa 2001
  • Centro Egittologico Comasco F. Ballerini

Dal 2020 non ho più rinnovato la mia iscrizione a queste associazioni a causa della mia situazione personale e famigliare.

Il mio antico interesse per l’Egitto si è alimentato anche partecipando come uditore a diversi incontri internazionali:

  • Convegno sulla Magia Egizia – Milano 29-31 ottobre 1985
  • Convegno sulla Valle dei Re – Tucson (Arizona) 26-27 ottobre 1994
  • International Congress of Egyptologists : Torino 1991 – Cambridge 1995 – Cairo 2000 – Grenoble 2004 – Rodi 2012 –  Firenze 2016

Grazie alla mia esperienza di visite in Egitto e alla documentazione raccolta in migliia di diapositive ho per anni diffuso la conoscenza dell’antico Egitto presso varie “Università della Terza Età”. Poi, nel 2006, il Centro Studi Archeologia Africana, che ha sede nel Civico Museo di Storia Naturale di Milano, mi ha offerto la possibilità di organizzare e tenere conferenze sull’antico Egitto presso l’aula magna dello stesso Museo. Ho svolto questa attività dal 2007 fino al gennaio del 2020, con conferenze mensili sull’Egitto antico. Il 2020 è un anno fatidico a causa del Covid e dei miei problemi personali e di mia moglie.

Ho scritto alcuni articoli e due libri :

  • All’ombra del divino – Il significato dei ventagli nelle rappresentazioni dell’antico Egitto (2016)
  • La longeva vitalità di fiabe e racconti mitici egizi – Alla ricerca di tracce di racconti mitici e fiabe egizi in fiabe moderne europee (2018)

Nel tempo ho raccolto centinaia di articoli e acquistato tanti (troppi) libri di egittologia di varii formati e dimensioni: mignon-normali-grandi-enormi (il formato imperiale).

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