DAL TEMPIO DI DAKKA A EL-KAB, UNA TAPPA NEL PERCORSO DI RITORNO DELLA “DEA LONTANA”

Fig. 1 – Il tempio di Dakka come appare da un’imbarcazione sul Lago Nasser. – Foto dell’autore.
Il tempio di Dakka 1
Il tempio, la cui costruzione risale al periodo tolemaico e romano, è dedicato al dio Thot.
Il santuario, orientato eccezionalmente a nord, era a 40 km a nord del sito odierno.
Dakka, sulla riva occidentale del Nilo a circa 107 km dalla prima cateratta, indica il sito ove esisteva un tempio dedicato alla dea Serqet, l’antica dea scorpione. Iscrizioni trovate su blocchi in pietra riutilizzati precisano che il sovrano Amenemhat I, della XII dinastia, aveva fatto edificare un tempio in questo sito. Thutmosi III, Sethi I e Merenptah lasciarono i loro nomi nel santuario poi modificato.
La struttura alta e precisa del tempio che ora ci appare è quella che fu costruita in epoca tolemaica; il nucleo originario consisteva in un portale in pietra, in un cortile e in una cappella a sua volta formata da un atrio, due vestiboli ed una cella. Tale nucleo venne allestito nel 210 a.C. da Tolomeo IV Filadelfo e dal re meroitico Ergamene, suo vassallo.


Tolomeo VI Filometore nel 146 aggiunse un secondo cortile antistante; gli imperatori romani inclusero a loro volta il portale in un grandioso pilone in arenaria senza decorazioni, ora ben conservato, e completarono la decorazione della cella, forse ampliandola, e aggiunsero alla sinistra di essa una cappella (epoca di Augusto). In tale cappella appare un interessante rilievo che illustra un momento essenziale del mito dell’ “Occhio del Sole”.
Nel santuario di Dakka era adorato Thot, una delle principali divinità egizie e molteplici erano i suoi aspetti, come ibis, cinocefalo e persino toro. Era venerato soprattutto nel XV distretto dell’Alto Egitto, nella città di Knemenu, poi Hermopolis Magna e oggi El-Ashmunein.

Fig. 5 – Thot di Panubes con uno strano copricapo seguito da Tefnut leontocefala che ha sul capo il cerchio solare. Immagine tratta dal volume.
Il suo culto in Nubia, largamente diffuso, ebbe come centro la città di Panubes, purtroppo finora mai localizzata; il dio in Nubia era sempre appellato “Thot di Panubes”.

Fig. 7 – Tolomeo IV riceve dal re Ergamene, suo vassallo, un’offerta di vino. – Foto dell’autore
Accanto al santuario sulla riva occidentale del Nilo, di fronte alla fortezza egizia di Quban, venne fondata in epoca tolemaica una città chiamata Pselkis; essa in epoca romana divenne un importante centro militare.
Il mito dell’Occhio del Sole 2
Secondo un mito egizio-nubiano la dea leonessa Tefnut era fuggita in Nubia, lontano dal padre, il dio solare Ra, il quale aveva cercato in vari modi di richiamarla presso di sé. Non riuscendoci Ra inviò Il dio Thot che, trasformato in babbuino, riuscì ad ammansire la feroce leonessa e con abili discorsi la persuase a lasciare la Nubia e a rientrare in Egitto. Nella cappella di Augusto è rappresentato questo momento essenziale del mito: il dio Thot come babbuino è rappresentato davanti alla leonessa Tefnut (vedi fig. 3). Un tabernacolo o naos in granito, di cui restano scarsi frammenti, era collocato nella cella.
Il mito dell’Occhio del Sole, conosciuto anche come il mito della Dea Lontana, è presente solo per accenni di tipo tecnico in tutti i templi nubiani. Il mito è comunque ben conosciuto in tutti i suoi aspetti grazie a un testo in lingua demotica su papiro che ci informa dei Dialoghi filosofici tra la Gatta Etiopica e il Piccolo Cinocefalo3. In questi dialoghi il dio della sapienza Thot dà prova della sua astuzia presentando gli argomenti adatti ad ammansire la feroce leonessa e poi a convincerla a tornare i Egitto.
Una gaudiosa processione accompagnava il ritorno della dea in Egitto. Uno dei suoi più entusiasti partecipanti era il dio Bes. Nel tempietto di Hathor a File è rappresentato Bes che suona, canta e balla in occasione del ritorno in Egitto della dea Tefnut che da feroce leonessa si trasforma gradatamente nelle divinità benigne che presiedevano ai principali distretti del territorio e ai loro centri abitati: Hathor, Mut, Bastet.
Grazie alla scena della cappella di Augusto, il piccolo cinocefalo che convince la dea Tefnut a tornare in Egitto, possiamo idealmente pensare che da qui, da Dakka, inizi il percorso di ritorno della Dea Lontana.

Fig. 9 – Nel tempietto di Hathor a File il dio Bes percuote un tamburello per festeggiare il ritorno della Dea Lontana. – Foto dell’autore
I templi di El-Kab e l’arrivo della Dea Lontana
Il tempio più antico di El-Kab, edificato da Amenofi III. è un piccolo tempio riposatoio della barca processionale della dea Nekhbet che per l’occasione qui ha le forme di una leonessa.
Il tempio è a 4 km. dalla strada, quindi piuttosto avanti nel deserto.

Fig. 11 – Il dio Horus con la corona dell’Alto e Basso Egitto, seduto in trono, benedice il re Amenofi. Foto dell’autore (i cartigli di Amenofi III sono stati alterati durante i restauri)
Un tempietto più recente è lo speos scavato nella roccia di una collina da Tolomeo IX Soter II. Questo tempio era dedicato alla dea Chezemtet, in greco Smithis, una leonessa spesso associata ad altre divinità leontocefale e alla dea Hathor.
Il tempio di Amenofi III presenta nelle sue pareti una decorazione tradizionale, incontro del sovrano con alcune divinità e una scena di offerta di molti vasi preziosi alla barca processionale di Nekhbet.

Sulla sommità delle pareti si susseguono in alternanza il volto di Hathor con cartigli non identificabili.

A livello del pavimento, vicino all’uscita del tempio, è raffigurata una dea leonessa. Molti graffiti del tempio sono di pellegrini che hanno voluto rendere omaggio al babbuino di Thot, il compagno di viaggio della Dea Lontana4. Quindi per questo tempio ci sono sostanziosi indizi per ritenere che la Dea Lontana abbia fatto tappa qui. Nei numerosi decenni intercorrenti prima della costruzione dello speos tolemaico, il tempio ha subito alcuni interventi e restauri e anche i cartigli di Amenofi III sono stati alterati.
Lo speos di Tolomeo IX Soter II ricorda in alcuni testi del tempio che Thot ha pacificato la Dea Lontana5.

Fig. 15 – All’interno dello speos l’unica scena tuttora visibile è il cosiddetto “battesimo del faraone”. Immagine tratta dal volume El Kb, 1971, op. cit., pl. 15.
Derchain, che ha pubblicato il tempio, scrive che lo speos anche per la sua architettura conferma di essere un tempio d’accoglienza, dove si celebrava la festa del ritorno della dea.
Sulla sommità delle pareti scorre un fregio in cui si alternano il volto di Hathor con i cartigli di Tolomeo Evergete II.


Un frammento della decorazione del portico che precedeva lo speos si è fortunatamente salvato e mostra un Bes danzante con fiori di lotus in ogni mano6. Una conferma del ritorno della dea.
A poca distanza dalla speos si eleva un piccolo edificio7, chiamato Hamman, fatto costruire da Setau, figlio reale di Kush durante il regno di Ramesse II.

Il visitatore di questo piccolo monumento rimane deluso perché la decorazione delle pareti è talmente degradata che non esiste una sola scena completa. Però resti di statue di due babbuini8 ai lati di un vano e un’iscrizione, Thot che risiede all’entrata della valle, indicano che questo monumento era dedicato a Thot.

Derchain ha pubblicato l’Hamman9 e conclude che in questo edificio si realizzava il momento esatto dell’unione della figlia Tefnut al Padre Ra. Il rituale descritto nell’Hamman è particolarmente importante perché è anteriore di cica 1000 anni agli altri unici testi conosciuti che sono testi tolemaici10.
Passando dal mito alla pratica, il rituale della Dea Lontana in questi templi di El-Kab consisteva in grandi processioni con le barche portative delle divinità seguite da feste popolari. Nell’immaginario dei fedeli le divinità dei templi locali si trasformavano nell’amorosa dea Hathor.
Ricordiamo che uno dei significati metaforici attribuiti al ritorno della Dea Lontana era il ritorno dell’inondazione, un momento felice per la ripresa della vita in Egitto, quindi salutato da grandi feste popolari.
Gilberto Modonesi
1) Il tempio di Dakka si trova ai bordi del Lago Nasser. Il tempio è descritto in una Guide to the Nubian Monuments on Lake Nasser, by J. Gohary, Cairo 1998. Oltre a un’introduzione storica il volume presenta la pianta del tempio e descrive minutamente tutte le scene rappresentate nelle pareti del tempio; pagg. 47-52 e pagg. 100-103.
2) Per chi volesse approfondire questo tema segnalo il volume di Ph. D erchain-U. Verhorven, Le voyage de la déessa libyque, Bruxelles 1985. Per temi collegati segnalo Ph. Derchain, Hathor quadrifrons, Bruxelles 1972..
3) E. Bresciani, Il mito dell’Occhio del Sole. I dialoghi filosofici tra la Gatta Etiopica e il Piccolo Cinocefalo, Paideia, Brescia 1992. Questo mito è conosciuto anche da testi in lingua greca. Il testo del mito è pubblicato anche nel volume della Bresciani, Letteratura e poesia dell’antico Egitto, Torino 1999, pagg. 739-774.
4) Lo speos tolemaico è stato pubblicato da Ph. Derchain, El-Kab. Les monuments religieux a l’entrée de l’Ouady Hellal, Bruxelles 1971, pag. 13.
5) Ph. Derchain, El-Kab. 1971, pagg. 33-65. Nello stesso volume Derchain ricorda il mito della De Lontana a pag. 13.
6) Ph. Derchain, El-Kab, 1971, op. cit. pag. 12, pl. 16.
7) L’Hamman consiste di una camera di metri 6×5 e alta 4 metri.
8) I babbuini sono due perché identificano Thot e Shu, i due messaggeri di Ra al fuggitivo Occhio del Sole.
9) Ph. Derchain, El-Kab, 1971, pagg. 69-74.
10) Ph. Derchain, El-Kab, 1971, Pag. 73.















