4                     NOTHING IS REAL
Quando i Beatles incontrarono l’Oriente

Il Museo d’Arte Orientale di Torino è un vero scrigno del tempo, custode di oggetti che raccontano una storia lontana, non solo cronologicamente, ma anche  geograficamente. Visitarlo è come viaggiare in una terra lontana che talvolta sembra essere in un altro pianeta, in un altrove distante ma concreto, sradicando via quel manto di emozionalità che fa fremere quei cuori che fremono per tutto, quindi sostanzialmente per niente.  E’ abbracciare e farsi abbracciare da una cultura millenaria, complessa e senza dubbio affascinante che raramente è arrivata a noi in modo diretto, ma piuttosto filtrata e non di rado inquinata da pensatori che ci hanno voluto vedere di tutto e che raramente hanno saputo semplicemente ascoltare.

Ma c’è un linguaggio universale che nonostante abbia regole ferree come solo la fisica sa dare, riesce a creare emozioni e vibrazioni uniche: la musica.

Ed è attraverso la musica che il Museo d’Arte Orientale vuole fornirci una diversa chiave di lettura, un ponte tra l’Oriente e l’Occidente che ha per protagonisti i Quattro Uomini di Liverpool: i Beatles.

Riportiamo di seguito il testo di presentazione del curatore della mostra, Luca Beatrice, che meglio di ogni altro sa indicarci la strada per cogliere appieno il senso di questa interessantissima mostra.

Le foto sono tutte volutamente senza didascalia per non anticipare contenuti importanti e stimolare la curiosità in chi legge.

A cura di  Luca Beatrice.

Dopo l’uscita dello storico album Sgt Pepper’s i Beatles, a quel punto la pop band più famosa del mondo, sente forte il richiamo del misticismo orientale; in particolare George Harrison sollecita gli altri tre “Scarafaggi” a recarsi in India. Un primo incontro tra i Beatles e Maharishi Mahesh Yogi ha luogo nell’agosto del 1967 a Londra. L’anno dopo Paul, John, George e Ringo si recano presso il suo ashram a Rishikesh in compagnia di un folto gruppo di amici, tra cui il cantautore Donovan, l’attrice Mia Farrow e la sorella Prudence, insieme a relative mogli e fidanzate, per un corso di meditazione trascendentale.

Il viaggio ha avuto un’enorme risonanza sui media internazionali ed è uno degli eventi chiave per lo slancio all’interesse verso l’oriente, che alla fine degli anni ’60 tocca la cultura popolare come la musica, la letteratura e il cinema, la fotografia e la pubblicistica in generale, la moda e il costume. Va detto che durante il loro soggiorno indiano i Beatles scrivono diverse canzoni che in seguito vengono pubblicate nell’ “album bianco, Abbey Road e Let It Be.

Da questo particolare accadimento nasce Nothing Is Real, mostra ideata da Luca Beatrice, ispirata a un verso tratto da Strawberry Fields Forever: qualcosa che sta al di là delle apparenze, la ricerca dell’altro, del diverso, cui approcciarsi con una tensione metafisica e spirituale.

Da quando i Beatles incontrano l’Oriente, la cultura pop contamina il misticismo in un’ideale fusione tra occidente e oriente. Ecco quindi l’ispirazione della mostra Nothing Is Real, una cavalcata in undici sale negli spazi del MAO, il Museo d’Arte Orientale di Torino, dove troviamo una continua mescolanza tra cultura alta e cultura bassa.

Centinaia di oggetti provenienti da diversi ambiti e linguaggi dialogano con opere d’arte contemporanea in un ambiente ricco di stoffe, profumi e suoni. Dai memorabilia beatlesianirelativi appunto al loro periodo mistico alle fotografie indiane dItalo Bertolasi e di Pattie Boyd, fidanzata di George Harrison e poi “amante” di Eric Clapton; dalle guide, mappe e manuali di viaggio utili a raggiungere l’India senza soldi alle prime edizioni di libri storici, come Siddharta, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, La lunga strada per Katmandu; dal reportage diretto dal giovane giornalista Furio Colombo che forse per caso si trovava a Rishikesh negli stessi giorni dei Beatles a Wonderwall, film psichedelico del 1968 diretto da Joe Massot con musiche di George Harrison; dalle Ceramiche tantriche di Ettore Sottsass alle opere di Alighiero Boetti, Aldo Mondino, Luigi Ontani, Francesco Clementeche segnano diversi modi di avvicinarsi al tema dell’orientalismo.

Dal punto di vista della pubblicistica diverse riviste internazionali – Paris Match, Telegraph, Life – si incuriosisco al tema del viaggio come fuga e scoperta; e poi albi a fumetti, fanzines, editoria indipendente e controculturale, tutto ciò che non fa parte dell’ufficialità e del mainstream.

Il mondo della musica, da Hendrix a Santana, da Joni Mitchell ai The Fool, scopre l’India in chiave psichedelica con copertine fantasmagoriche nelle loro illustrazioni. Va di moda persino la sessualità liberata da schemi troppo rigidi, attraverso immagini di un Kamasutra moderno. L’atmosfera musicale di quegli anni rivive nel percorso della mostra grazie al sistema smart speaker realizzato da Sonos con un suono puro e coinvolgente che riesce a evocare il clima culturale degli anni ’60 e ’70.

Ad arricchire la mostra, un percorso olfattivo avvolgente a cura di Lush, che stimolerà i sensi e permetterà ai visitatori di immergersi nel mondo orientale e di sentire il richiamo del misticismo che spinse i Beatles a intraprendere un viaggio in India alla scoperta della parte metafisica e spirituale dell’Oriente. Le fresche note floreali del frangipani e del gelsomino e le profonde e inebrianti note legnose del sandalo avvolgeranno i sensi dei visitatori.

 

La mostra è visitabile dal 1 Giugno 2016 a 2 Ottobre 2016 presso il Museo d’Arte Orientale di Torino, Via San Domenico, 11

Info: www.maotorino.it

Tel: 011 4436927-8

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