La Basilica di Vitruvio. Fano (Ph. MiC)

La tanto cercata Basilica di Vitruvio è stata finalmente identificata. Grazie a un intervento finanziato dal PNRR destinato alla ripavimentazione del centro storico della città di Fano sono emerse strutture monumentali di età romana. Le recenti indagini archeologiche e i rilievi geofisici effettuati hanno permesso di identificare inequivocabilmente le antiche vestigia come i resti della basilica descritta da Marco Vitruvio Pollione nel I capitolo del V Libro del De Architectura, l’unico trattato latino del suo genere pervenutoci intatto. In questo manoscritto Vitruvio si attribuisce la paternità della Basilica, definendolo l’unico edificio di cui aveva curato personalmente la costruzione (“conlocavi curavique“) e a cui attribuiva grande dignità e bellezza (“summam dignitatem et venustate“). Qui, il celebre architetto romano, attivo nella seconda metà del I secolo a.C., descrive la basilica da lui realizzata nell’antica colonia romana di Julia Fanestris, riportando indicazioni molto precise sia in merito alle proporzioni che ai dettagli architettonici e decorativi della struttura. La scoperta è di grande rilievo, non solo perché offre una rara conferma materiale delle fonti letterarie che trattano di architettura occidentale, ma soprattutto perché è l’unica costruzione attribuibile con certezza al più famoso teorico dell’architettura di tutti i tempi.

Dalla pubblicazione dell’Editio princeps del De Architectura nel 1486, studiosi di diversa formazione — tra cui trattatisti, archeologi e architetti — hanno avanzato numerose ipotesi volte a ricostruire l’aspetto originario della basilica, cercando soprattutto di riprodurre la sua planimetria. Tra questi tentativi spicca quello del celebre architetto Andrea Palladio.

Ipotesi sull’aspetto originario della Basilica di Vitruvio. Cesariano (ph. ArcheoFano)
Ipotesi sull’aspetto originario della Basilica di Vitruvio. (Ph. Let’s Marche)

Nel corso del tempo si sono succedute diverse campagne di scavo alla ricerca di testimonianze materiali della struttura, fino all’intervento del 1840, che portò alla scoperta di consistenti resti di un edificio romano al di sotto dell’ex convento degli Agostiniani. Tali ritrovamenti furono subito identificati come pertinenti alla celebre Basilica. Più recentemente, nel 2010, sempre alla ricerca di prove concrete, è stato istituito il Centro Studi Vitruviani, con l’obiettivo di approfondire l’opera di Vitruvio e lo studio dell’architettura classica.

Ricostruzione della Basilica di Vitruvio. Fano (Ph. ArcheoFano)

Questa scoperta rappresenta anche il coronamento di oltre trent’anni di ricerche su Vitruvio condotte dal professor Paolo Clini, docente dell’Università Politecnica delle Marche e coordinatore scientifico del Centro Studi Vitruviani, e confermano, secondo l’esperto, che il grande architetto nacque a Fano (l’antica Fanum Fortunae) e qui realizzò le mura cittadine, il Tempio di Giove, il teatro e la riprogettazione dei ponti della Via Flaminia, in quanto queste opere sono caratterizzate da tecniche costruttive e proporzioni conformi ai progetti di Vitruvio. Se ciò venisse confermato, Fano diventerebbe un caso unico al mondo, l’unica città interamente pianificata da quello che è considerato il più grande architetto di tutti i tempi. Ora, come afferma il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, Fano è “il cuore della più antica sapienza architettonica dell’Occidente, dall’antichità fino a oggi”. 

La Basilica di Vitruvio. Fano (Ph. MiC)

Dal comunicato del Ministero della Cultura leggiamo, invece, cosa ha permesso di identificare con certezza la Basilica e come questa corrisponda perfettamente alla descrizione di Vitruvio “con la sua pianta rettangolare e colonnato perimetrale di otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi. La conferma definitiva è arrivata con un ultimo sondaggio, che ha restituito la quinta colonna d’angolo, confermando la posizione e l’orientamento dell’edificio tra le due piazze. Le colonne, di circa cinque piedi romani di diametro (147–150 cm) e alte circa 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti a sostegno di un piano superiore. La ricostruzione planimetrica, basata sulla descrizione vitruviana, ha trovato una corrispondenza al centimetro. Il riconoscimento si inserisce in un percorso di ricerca avviato da anni: già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti strutture murarie e pavimentazioni in marmi pregiati aveva evidenziato la presenza di edifici pubblici di alto livello. Le verifiche proseguiranno nel cantiere finanziato con fondi PNRR.

Di certo questa scoperta, oltre ad avere del sensazionale, arricchisce la conoscenza dell’urbanistica romana e dell’architettura vitruviana.

La Basilica di Vitruvio. Fano (Ph. MiC)
La Basilica di Vitruvio. Fano (Ph. MiC)

Una curiosità:

La Casa Bianca è la copia della Basilica di Vitruvio? Sì! 

La basilica descritta da Vitruvio nel suo trattato divenne un modello fondamentale per l’architettura postuma, specialmente per le sue proporzioni e la sua struttura. Il De Architectura divenne il testo di riferimento dei grandi maestri del Rinascimento e il fondamento dell’architettura occidentale. L’architetto rinascimentale Andrea Palladio rielaborò i principi vitruviani nelle sue ville, che a loro volta influenzarono profondamente l’architettura del Settecento e Ottocento, in particolare negli Stati Uniti. La facciata della Casa Bianca si ispira alle ville palladiane, rendendola un esempio di come i principi classici romani, mediati da Palladio, siano arrivati a definire l’estetica di edifici moderni.

La Casa Bianca come la Basilica di Vitruvio
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Tiziana Giuliani

Egittofila, sin dall’infanzia appassionata di Antico Egitto, collabora con l’associazione Egittologia.net dal 2010. Ha contribuito alla realizzazione di EM-Egittologia.net Magazine (rinominato poi MediterraneoAntico) seguendone la pubblicazione già dai primi numeri e ricoprendo in seguito anche il ruolo di coordinatrice editoriale. Dal 2018 è capo redattrice di MediterraneoAntico.

Organizza conferenze ed eventi legati al mondo degli Egizi, nonché approfondimenti didattici nelle scuole di primo grado. Ha visitato decine di volte la terra dei faraoni dove svolge ricerche personali; ha scritto centinaia di articoli per la ns. redazione, alcuni dei quali pubblicati anche da altre riviste (cartacee e digitali) di archeologia e cultura generale. Dall’estate del 2017 collabora con lo scrittore Alberto Siliotti nella realizzazione dei suoi libri sull’antico Egitto.

Appassionata di fotografia, insegna ginnastica artistica ed ha una spiccata predisposizione per le arti in genere.

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